Il Genocidio Cattolico dei Nativi Americani in Canada

Pubblicato: maggio 3, 2012 in Uncategorized
Il genocidio canadese di decine di migliaia di bambini nelle scuole canadesi è una delle pagine più vergognose della Chiesa Cattolica Romana e della sua putrida gerarchia di potere. Vergogna che, come al solito, hanno cercato di nascondere sotto il tappeto. Ma l’eccellente lavoro di ricercatori come Kevin Annet ha riportato alla luce questi crimini contro l’umanità della Chiesa in tempi recenti. Sotto vi riportiamo due articoli e un video che hanno trattano l’argomento. E’ interessante notare la correlazione tra queste pratiche cattoliche genocide e i progetti di depopolazione e sterilizzazione portati avanti un po ovunque.

Forse il riassunto più chiaro della natura e degli scopi di tale sadismo è costituito dalle parole di Bill Steward di Nanaimo, sopravvissuto alla scuola Kuper Island: “Era la gente della chiesa ad adorare il diavolo, non noi. Volevano l’oro, il carbone, la terra che abitavamo, così ci terrorizzavano affinché consegnassimo tutto a loro. Come fa un uomo che all’età di sette anni veniva violentato quotidianamente a combinare qualcosa nella vita? Le scuole residenziali furono istituite per distruggere le nostre vite, e riuscirono nell’intento. I bianchi erano dei terroristi, puri e semplici. (Testimonianza di Bill Steward resa a Kevin Annett e ad osservatori della IHRAAM, Duncan, BC, 13 agosto 1998
fonte


Unrepentant: Kevin Annett e il Genocidio Canadese

dal blog di Daniele Barbieri & Altr* estraiamo l’articolo di Marco Cinque dal titolo Genocidio Canadese

 

Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa e decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche residenziali del Canada dal 1922 al 1984. Intervista a Kevin Annet, ex sacerdote della Chiesa Unita del Canada, che mercoledì 7 sarà a Roma, in Parlamento, con due testimoni aborigeni delle Residential Schools.
Con l’autorizzazione dell’autore, pubblico questa inchiesta di Marco Cinque uscita sul quotidiano «il manifesto» del 4 aprile 2010.  Nella versione on line del quotidiano si possono leggere anche i commenti di lettori e lettrici.
Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette “scuole residenziali” cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l’opinione pubblica internazionale sulle sistematiche violenze fisiche, gli abusi sessuali, gli elettroshock, le sterilizzazioni di massa e gli omicidi perpetrati ai danni delle popolazioni native nella seconda metà del XX secolo. «È necessario che il mondo sappia quello che è successo», recitava una donna nativa in lacrime all’inizio di Unrepentant, ma bisogna vedere se il mondo a cui viene rivolto questo drammatico appello abbia davvero voglia di sapere.
Sia il governo canadese che il capo della Chiesa cattolica hanno ammesso i crimini commessi nelle scuole residenziali. Infatti, l’11 giugno 2008 il presidente del Consiglio dei ministri, Stephen Harper, ha chiesto ufficialmente scusa per il genocidio e per gli abusi inflitti agli aborigeni. Dal canto suo papa Ratzinger, durante un’udienza con  Phil  Fontaine, leader discusso e non riconosciuto dalle First Nation, ha espresso «il proprio dolore per l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa», che ha causato sofferenza «ad alcuni bimbi indigeni, nell’ambito del sistema scolastico residenziale canadese».  Queste scuse però, oltre a sminuire il senso delle proporzioni, somigliano a una sorta di confessione che in un sol colpo pretenderebbe di cancellare le responsabilità dei peccatori e di redimerne automaticamente  i peccati.  Se crimini sono stati commessi e ammessi, si presume che debbano esistere anche i criminali che li hanno compiuti e risulta strano che gli stessi non vengano né identificati né perseguiti a norma di legge.
Ammontano almeno a 50mila i bambini morti nelle scuole residenziali cattoliche, senza contare tutti coloro che resteranno segnati per sempre, fisicamente e psicologicamente, dalle torture e dalle violenze subite. Ma la situazione attuale nelle riserve indiane canadesi continua a essere tragica e i nativi  sono  ancora vittime di deprivazioni, violenze razziste, discriminazioni e misteriose sparizioni.  Negli ultimi 20 anni, circa 500 donne native americane sono svanite nel nulla in tutto il Canada.  Annet ha denunciato la scomparsa di molte ospiti aborigene del centro di Vancouver Eastside e il coinvolgimento di agenti della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), della Chiesa e dello stesso governo. Tale coinvolgimento, supportato da prove documentali e da dichiarazioni di testimoni oculari, farebbe capo a una rete di pedofili e a un traffico di film porno e pedopornografia. Più volte Annet, attraverso il suo programma radiofonico Hidden from History, trasmesso dalla Vancouver Co-op Radio, ha rivelato l’esistenza di luoghi di sepoltura di massa per occultare i resti delle donne assassinate nell’area intorno a Vancouver.  Un esame necroscopico sui resti di ossa riesumate, rinvenute nella riserva degli Indiani Musqueam, vicino all’Università della British Columbia nel 2004, ha rivelato infatti che queste appartengono a giovani donne mischiate a ossa di maiale.
L’11 ottobre 2009, Annet si è recato a Roma per consegnare le richieste dei parenti delle vittime native ai vertici vaticani. A tutt’oggi, nessuna risposta è arrivata dalla Santa Sede.  Annet ha ufficialmente richiesto che il 15 aprile venga celebrato come giorno della memoria per l’olocausto dei nativi in Canada. L’autore di Unrepentant sarà di nuovo a Roma per presentare il suo documentario presso la Camera dei deputati, martedì 7 aprile, alle ore 14,30. Lo accompagneranno anche due anziani che hanno frequentato le Boarding School, in rappresentanza delle vittime native.
In attesa della sua visita gli abbiamo rivolto alcune domande:
Signor Annet, dall’inizio della sua denuncia pubblica, che sviluppi ci sono stati e quali le reazioni del governo canadese e del Vaticano?
La mia campagna è cominciata nel 1996, ma solo dal 2008 la Chiesa e il Governo canadese hanno cominciato a rispondere all’evidenza delle morti avvenute nelle scuole residenziali. I cattolici e le altre Chiese ancora si rifiutano di restituire i resti dei bambini che morirono sotto la loro responsabilità o di indicare i nomi dei responsabili. Le Chiese si nascondono dietro i loro avvocati e alle cosiddette “scuse” fatte dal Governo a nome di tutti. Nessuno è stato ancora processato o arrestato per quelle morti, anche se noi abbiamo dimostrato che più di 50.000 bambini indiani morirono lì.
Che risalto è stato dato a questa tragedia dai media canadesi, internazionali e anche italiani?
I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri Paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perchè il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di Paese attento ed evoluto, cosa che non è. Ho inviato prove documentate e testimonianze dei crimini accaduti ai media per più di 10 anni, ma raramente le hanno pubblicate  e tantomeno trasmesse su radio o televisioni.
Ha mai ricevuto intimidazioni o minacce?
Ricevo regolarmente minacce di morte e di attentati. Ho perso il mio lavoro come pastore, la mia famiglia, il sostentamento. Sono stato aggredito fisicamente, picchiato, minacciato di azioni legali, sottoposto a campagne diffamatorie, censurato e molestato ad ogni livello.
In Europa e in Italia c’è una visione edulcorata, turistica e un po’ new-age dei nativi canadesi. Qual è la situazione reale nelle riserve e fra le comunità native?
Lavoro con diversi aborigeni a Vancouver e altre città canadesi, e nelle riserve indiane di tutto l’ovest canadese. La situazione è da terzo mondo: continue morti per malattia, malnutrizione, violenza, suicidi, e gli effetti delle scuole residenziali. C’è gente che muore e scompare tutti i mesi. È un piano per sterminare più indiani possibile e costringerli fuori dalle loro terre per arricchire le multinazionali.
In un documento, dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe hanno fatto una serie di richieste a papa Ratzinger e ai vertici vaticani, fra cui quella di presentarsi davanti al Tribunale internazionale sui crimini di guerra e sul genocidio in Canada. Che ne pensa?
Io sostengo le richieste di questi capi tribali al papa e credo che Joseph Ratzinger debba presentarsi davanti al Tribunale per i crimini di guerra per rispondere alle accuse di genocidio rivolte alla sua Chiesa. Il papa è direttamente implicato nella copertura dei crimini contro quei bambini, sin da quando scrisse la lettera al vescovo del Nordamerica ordinando di celare le aggressioni sessuali da parte di preti sui fedeli delle loro diocesi. Questo insabbiamento è lo stesso motivo per cui il mondo ancora conosce poco gli omicidi, le torture e le sterilizzazioni perpetrate per decenni nelle scuole residenziali indiane cattoliche in Canada.
IL CASO CANADESE
Dal Consiglio delle tribù sette domande al Vaticano
Le richieste rivolte a papa Ratzingher e ai vertici vaticani da dodici anziani del Consiglio che rappresentano le nazioni Cree, Squamish, Haida e Metis.
1. Identificare il posto dove sono sepolti i bambini morti in queste scuole cattoliche e ordinare che i loro resti vengano restituiti ai familiari per una degna sepoltura.
2. Identificare e consegnare le persone responsabili per queste morti.
3. Divulgare tutte le prove riguardanti questi decessi e i crimini commessi nelle scuole residenziali, consentendo il pubblico accesso agli archivi del Vaticano e altri registri delle altre Chiese coinvolte.
4. Revocare le bolle pontificie “Romanus Pontifex” (1455) e “Inter Catera” (1493), e tutte le altre leggi che sanzionarono la conquista e la distruzione dei popoli indigeni non-cristiani nel Nuovo Mondo.
5. Revocare la politica del Vaticano, in parte formulata dall’attuale papa, che richiede che vescovi e preti tengano segrete le prove degli abusi subiti da bambini indigeni nelle loro chiese invitando le vittime al silenzio.
6. Venire in Canada di persona per visitare i quartieri più poveri, dove abitano i sopravvissuti delle scuole residenziali e chiedere perdono a queste persone per il genocidio e per la politica messa in atto dalla sua Chiesa nei loro confronti, e giurare pubblicamente che tali azioni e politiche non si ripeteranno mai più.
7. Presentarsi davanti al Tribunale internazionale sui crimini di guerra e sul genocidio in Canada per rispondere alle accuse che lui e la sua Chiesa siano responsabili per la distruzione e la morte di milioni di Nativi Americani.
Il menù delle torture
Dai capelli strappati alle bastonate, dall’isolamento all’acqua ghiacciata
Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali della British Columbia e dell’Ontario hanno descritto sotto giuramento le seguenti torture, inflitte fra il 1922 e il 1984, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di soli cinque anni di età:
Stringere fili e lenze da pesca attorno al pene dei bambini;
Inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
Tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
Costringerli a mangiare cibo pieno di vermi o rigurgitato;
Dire loro che i genitori erano morti o che stavano per essere uccisi;
Denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente e sessualmente;
Costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a quando non crollavano;
Immergerli nell’acqua ghiacciata;
Costringerli a dormire all’aperto durante l’inverno;
Strappare loro i capelli dalla testa;
Sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici in muratura o in legno;
Colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste, bastoni, finimenti da cavallo, cinghie metalliche, stecche da biliardo e tubi di ferro;
Estrarre loro i denti senza analgesici;
Rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né cibo;
Somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai genitali e agli arti.
LE TESTIMONIANZE
«Quando avevo sei anni, proprio davanti ai miei occhi vidi una suora ammazzare una bambina. Era suor Pierre, ma il suo vero nome era Ethel Lynn. La bambina che uccise si chiamava Elaine Dik e aveva cinque anni. La suora la colpì con violenza dietro il collo e io udii quell’orribile schiocco. Morì proprio dinanzi a noi. Poi la suora ci disse di scavalcarne il corpo e andare in classe. Era il 1966». Steven H., St Paul’s Catholic day School, North Vancouver
«Nè io né nessuno dei miei fratelli potè avere figli dopo che fummo sottoposti ai raggi x nella scuola residenziale Carcross Angelican School, nello Yukon. Presero ognuno di noi e ci misero sotto la macchina a raggi x per 10-20 minuti. Proprio sulla zona pelvica. Avevo 10 anni. Io e i miei fratelli non avemmo mai figli». Steve John, Denè Nation, 7 giugno 2005
«Il primo a subire l’operazione fu il maggiore dei miei figli, quando aveva quattro anni. Era il 1975. Lo portarono via mentre io non ero in casa. Nel luglio del 1981 sterilizzarono il mio figlio più giovane, aveva nove anni. Lo portarono al Victoria General Hospital e lo tennero là per giorni. Nessuno dei due ragazzi può avere figli. Ci fecero questo perchè siamo discendenti dei capi originali, eredi di questi territori. Il governo sta ancora cercando di farci fuori». (Nomi non mostrati su richiesta) Vancouver Island, 18 maggio 2005
«Il dott. James Goodbrand sterilizzò molte delle nostre donne. Ho sentito personalmente Goodbrand dire che il governo lo pagava 300 dollari per ogni donna che sterilizzava». Sarah Modeste, Cowichan Nation, Vancouver Island, 12 agosto 2000
«Mia sorella Maggie fu scaraventata da una suora dalla finestra del terzo piano della scuola di Kuper Island, e morì. Tutto venne insabbiato, né venne svolta alcuna indagine. All’epoca, essendo indiani, non potevamo assumere un avvocato e così non venne mai fatto alcunché». Bill Steward, Duncan, BC, 13 agosto 1998
«Mio fratello morì a causa di una scossa elettrica data da un ago da bestiame. Aveva quattro anni, i pastori lo trascinarono e lo ferirono, gli tagliarono la pelle sotto la fronte con una frusta. Come la frusta dei cavalli. Era tagliente e aveva sopra delle lame. Io ero lì, lo sentivo gridare aiuto. Subito dopo c’era un mare di sangue sul pavimento, ma non lo portarono all’ospedale, in infermeria o altrove, e quello accadde allora, quando ero lì. Lo sento ancora che grida aiuto: “Rick, aiuto, mi stanno torturando! Sto morendo!”. E poi morì. Era il mio unico.. Il mio unico… Il mio miglior amico e il mio unico fratello che ho sempre amato». Rick La Vallee, Portage La Praire Residential School (Catholic Curch).
«Avevo soltanto otto anni, e ci avevano mandato dalla scuola residenziale anglicana di Alert Bay al Nanaimo Indian Hospital, quello gestito dalla Chiesa Unitaria. Lì mi hanno tenuto in isolamento in una piccola stanza per più di tre anni, come se fossi un topo da laboratorio, somministrandomi pillole e facendomi iniezioni che mi facevano star male. Due miei cugini fecero un gran chiasso, urlando e ribellandosi ogni volta. Così le infermiere fecero loro delle iniezioni, ed entrambi morirono subito. Lo fecero per farli stare zitti». Jasper Jospeh Port Hardy, British Columbia 10 novembre 2000
«Una sorta di accordo sulla parola fu in vigore per molti anni: le chiese ci fornivano i bambini dalle scuole residenziali e noi incaricavamo l’RCMP di consegnarli a chiunque avesse bisogno di un’infornata di soggetti da esperimento: in genere medici, a volte elementi del Dipartimento della Difesa. I cattolici lo fecero ad alto livello nel Quebec, quando trasferirono in larga scala ragazzi dagli orfanotrofi ai manicomi. Lo scopo era il medesimo: sperimentazione. A quei tempi i settori militari e dell’Intelligence davano molte sovvenzioni: tutto quello che si doveva fare era fornire i soggetti. I funzionari ecclesiastici erano più che contenti di soddisfare quelle richieste. Non erano solo i presidi delle scuole residenziali a prendere tangenti da questo traffico: tutti ne approfittavano, e questo è il motivo per cui la cosa è andata avanti così a lungo; essa coinvolge proprio un sacco di alti papaveri». (Dai fascicoli riservati del tribunale dell’IHRAAM, contenenti le dichiarazioni di fonti confidenziali, 12-14 giugno 1998)

fonte: http://danielebarbieri.wordpress.com/2010/04/06/marco-cinque-genocidio-canadese/

Fine del Genocidio e Re-immaginazione del Canada: verso la repubblica del Kanata

 

di Truth Commission into Genocide in Canada
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it

Preambolo: Chi siamo e cosa possiamo diventare?

E’ giunto il momento di porre fine alla nostra complicità nell’omicidio di massa.

La nostra esposizione del genocidio canadese ha contemporaneamente messo sotto accusa l’ordine sociale che ha dato origine ad esso. La società Cristiana  Euro-Canadese nel suo insieme è condannata nel banco degli imputati affianco alle persone che gestivano le scuole residenziali indiane, che sterilizzavano e uccidevano i bambini, diffondevano il vaiolo e scavavano fosse comuni.
Nonostante i migliori sforzi di ignorare questo fatto e contenendo l’intera questione con pseudo “attenuanti”, il governo canadese e le sue Chiese partner Cattoliche, Anglicane e Unite, si trovano ora ad affrontare lo stesso tipo di resa dei conti storica che la Germania nazista subì dopo la sua sconfitta nel 1945; un risveglio verso la loro natura criminale.
Il 20 aprile 2007, il Canada e quelle chiese hanno subito una sconfitta morale fondamentale in Parlamento, quando il primo ministero nella storia canadese ha pubblicamente riconosciuto che innumerevoli migliaia di bambini morirono nelle scuole residenziali Cristiane indiane. La portata di questa sconfitta deve essere ancora apprezzata dalla maggior parte dei canadesi e anche dalle persone indigene. Tuttavia il suo impatto riverbera ad ogni livello della società e mina le basi stesse dell’esistenza del Canada. La questione adesso è come trarre conclusioni più grandi da questa sconfitta, al fine di reinventare il Canada da cima a fondo, con un semplice scopo: la creazione di una federazione di nazioni sovrane genuinamente democratica, laica e decolonizzata. La Repubblica di Kanata.

Perdita del passato, creazione del futuro

Al Canada non è mai stato permesso di diventare una nazione sovrana e democratica a causa del suo ruolo storico come fonte di risorse, con un mercato intrappolato a beneficio in primo luogo degli inglesi ed in seguito dell’impero americano. La dipendenza ha richiesto che il Canada rimanesse congelato in una società coloniale, dominata dalla chiesa e semi feudale: una condizione che ha causato il prolungato genocidio delle popolazioni indigene e la distruzione della loro terra, e ora minaccia le vite di tutti noi.
I due tentativi di rivoluzione democratica nella nostra storia – le ribellioni fallite nel 1837 nel Basso e Alto Canada, e l’insurrezione di Metis del 1885 nel bacino del Fiume Rosso – ebbero come obiettivo comune il mettere fine ad un’oligarchia imperiale e la creazione di una Repubblica democratica in cui gli aborigeni e gli europei potessero coesistere alle stesse condizioni. La frantumazione di entrambe le ribellioni fece sì che l’oligarchia e l’apartheid rimanessero la norma politica del Canada.
E, tuttavia, la stessa visione di libertà che spinse queste rivolte fu per la prima volta offerta dalle Sei Nazioni orientali nei confronti dell’arrivo degli europei attraverso la Grande Legge di Pace “Two Road Wampum”, in cui entrambe le culture avrebbero condiviso la terra e non cercavano di dominare p conquistare l’altra.
Questa offerta fu respinta non dagli europei nel loro complesso, ma dalle élite religiose e commerciali che gestivano la politica estera dell’impero francese e di quello britannico, in particolare durante le Guerre Religiose Europee del XVII secolo in formazione.
Di volta in volta, le Chiese Cattoliche e Protestanti sovvertirono le relazioni pacifiche tra bianchi e nativi, e tra le nazioni aborigene come quella degli Huron e gli Irochesi, come parte del loro piano di sterminio di tutti i popoli non cristiani e il sequestro delle loro terre. Nelle parole del missionario Gesuita Jean Brebeuf:

“Non vi può essere pace o parità tra selvaggi e cristiani. Questo è richiesto dalla nostra fede e dal commercio delle pellicce”

Il Canada, come sappiamo, è sorto sulla base di questa fondamentale filosofia di Superiore Dominio Cristiano.
In Canada non esiste ancora parità tra nativi e non nativi, a causa di una legge di apartheid indiana che relega gli “indiani” ad uno status separato ed inferiore, e detiene la maggior parte di loro in uno stato di malattia permanente, privi di terra e in povertà nelle loro stesse terre. Questo permanente colonialismo interno è richiesto dagli interessi aziendali nazionali e stranieri che gestiscono il Canada come una pompa di benzina e un abbeveratoio.
Semplicemente, in un regime neocoloniale come il Canada, dove “La Corona” possiede legalmente tutta la terra, gli indigeni devono continuare ad essere uccisi, legalmente e metodicamente, perché il furto deve continuare. Un costante tasso di morte degli aborigeni venti volte superiore alla media nazionale è la prova mortale di questo regime.
Questa realtà genocida non cambierà mai nel Canada per come è costituito attualmente, poiché, il mantenimento degli indigeni e dei poveri in generale come impotenti vacche da mungere sfruttate da altri è una componente istituzionalizzata della società canadese.
I nove miliardi di dollari dell’Industria degli Affari Indiana richiedono una popolazione indigena malata e dipendente, e una classe accondiscendente di nativi collaboranti d’élite per amministrare questa malattia. Il risultante controllo totalitario del popolo nativo a tutti i livelli è proprio quello di cui ha bisogno una corporation assetata di risorse che ha la necessità di prendersi gli ultimi residui di petrolio, di legname, di minerali e acqua, da quella che è ancora una terra aborigena.
Tale regime strutturalmente criminale non può essere rappezzato o riformato, perché si fonda sull’oppressione della maggior parte della popolazione, sia nativa che non nativa. L’esistenza dei canadesi come “sudditi della Corona” sotto l’autorità ultima di una persona – un Governatore Generale responsabile solamente verso un monarca straniero – equivale ad uno stato di schiavitù legale assolutamente ripugnante per la democrazia e la sovranità.
“L’unico modo di riformare un sistema coloniale è il suo smantellamento”, ha detto la grande nazionalista irlandese Bernadette Devlin. E la chiave per smantellare l’oligarchia canadese è quella di stabilire un governo responsabile, recidendo i legami con la monarchia inglese e la creazione di una Repubblica federata e secolare di nazioni indigene sovrane con la piena proprietà pubblica dell’economia, della terra e di tutte le sue risorse.
[inserto nwo-trutresearch: come ben sappiamo la monarchia inglese è sottoposta al Papato. La Regina Elisabetta II è infatti una Dama di Malta fedele al Papa.

La Regina Elisabetta II e il Principe Filippo con i loro stemmi dei Cavalieri di Malta, in visita a Papa Giovanni XXIII
Altra immagine della Dama di Malta Regina Elisabetta II


Qui sotto vi riportiamo una notizia estratta da un nostro vecchio post, dove Craig Oxley parlava proprio di una visita in Canada della Dama di Malta Regina Elisabetta II:

‘La Dama di Malta Prostituta Babilonese Entra in Canada il 28 giugno 2010

“Vediamo la Dama di Malta Elisabetta II la traditrice, la Falsa Monarca di Inghilterra, che sta per entrare nel suo Canada il 28 giugno 2010. La stessa prostituta che giornalmente inquina intenzionalmente il pianeta per soddisfare i suoi programmi di spopolamento utilizzando l’elemento radioattivo chiamato uranio. Il Canada è attualmente il secondo più grande produttore di questo  veleno mortale [secondo Wikipedia: Tre soli paesi (l’Australia, il Canada e il Kazakhstan) contengono circa il 58% delle riserve note economicamente estraibili attualmente. Questi tre paesi sono anche i principali produttori di uranio (dati 2009), ndr] e potrà ancora diventare il numero uno in un breve lasso di tempo. L’intenzione dell’uso di uranio sulla gente è quella di abbassare il livello della popolazione e allo stesso tempo di creare invalidità in altre regioni Occidentali. Questa invalidità non mancherà di mantenere sotto controllo e bisognosa di cure la popolazione superstite, in quanto non avrà la capacità di lavorare e provvedere a se stessa. Così, mentre gli schiavi inglesi sventolano la Union Jack il 28 giugno, bisogna ricordare chi è che sta procurando disfunzioni alla tiroide, diabete e un tasso di cancro di uno su due in alcune zone con maschi canadesi. Il suo obiettivo è quello di contribuire a inquinare a sufficienza il mondo occidentale in modo da creare un tasso di cancro di uno su due per l’intera regione, mentre il suo sistema farmaceutico e i media continuano a ad ammonirci. [Ottimo punto! EJP] In questo attuale momento il tasso di cancro è uno su tre e nessuno si chiede il perché sia accettato come norma.”‘]
In breve, ogni traccia del sistema che ha generato il genocidio in Canada deve essere abolita, se vogliamo davvero mettere fine alla sua eredità e rendere giustizia al popolo aborigeno e ai sopravvissuti delle scuole residenziali.
Noi crediamo che sia ancora possibile mettere in atto la Two Road Wampum nella nostra terra: una legge di uguaglianza e giustizia che viva tra le nostre nazioni. Ma per costruire questo sogno dobbiamo prima smantellare ciò che lo ha impedito.

Un Programma per porre fine al Genocidio

Il genocidio legale in Canada ha riposato storicamente su tre pilastri: un’oligarchia politica coloniale sotto l’autorità della Corona inglese; una potente e irresponsabile oligarchia religiosa protetta dallo Stato, proveniente dalla Chiesa Cattolica e da quella Anglicana e, in seguito, dalla Chiesa Unita creata dallo Stato; un’economia dipendente controllata dall’estero.
Per smantellare alla radice le cause del genocidio in Canada dobbiamo sostituire tutti e tre questi sistemi, attraverso un processo attivo di de-costruzione e ricostruzione: disfare ciò che ha causato il male e costruire un regime politico e sociale del tutto nuovo al suo posto.
Per cominciare, il nostro obiettivo generale devono essere le seguenti operazioni di “decolonizzazione e de-costruzione”, al fine di gettare le basi di una vera repubblica democratica e laica:

I. Politicamente: Disaffiliazione attiva dalla Corona inglese, dallo Stato Canadese e dai suoi Tribunali
II. Spiritualmente: Separazione della Chiesa Cattolica, Anglicana e Unita dal Canada
II. Socialmente: Riprenderci il controllo della nostra economia e istituire economie di proprietà pubblica autosufficienti.

Un vero e proprio programma di giustizia per tutte le vittime del genocidio in Canada dovrebbe permettere di ripristinare l’uguaglianza sociale, la salute della terra e la sovranità democratica di tutte le nazioni all’interno di Kanata, attraverso queste e altre misure:

I. Politicamente

  1. Abolire l’ufficio del Governatore Generale, sconfessare tutti i giuramenti di fedeltà alla Corona britannica ed emettere una dichiarazione formale di indipendenza dalla Corona.
  2. Stabilire una nuova costituzione della Repubblica di Kanata. Ricostituire il Canada come Repubblica federata e secolare del Kanata, sulle basi del riconoscimento di un fondamentale diritto alla sovranità a tutti i popoli indigeni e alla proprietà comune di tutti i cittadini dell’economia, della ricchezza, delle terre e delle risorse del Kanata.
  3. Abolizione delle forze armate canadesi, dell’Indian Act, dei tribunali federali e provinciali, del Senato, dell’RCMP, del Dipartimento di Affari Indiani e del Nord e delle loro agenzie fantoccio aborigene.
  4. Creazione di un nuovo esercito permanente sulla base delle milizie popolari di cittadini.
  5. Istituzione di tribunali popolari e indigeni.
II. Spiritualmente
  1. Tassare le Chiese: revocare alla Chiesa Cattolica, a quella Anglicana e a quella Unita lo status caritatevole di esenzione dal pagamento delle tasse; nazionalizzare tutte le proprietà e la terra della Chiesa; appurare e valutare tutti i pagamenti dovuti da queste chiese alle persone e alle nazioni indigene dal momento della loro nascita, e restituire tutte le terre e gli effetti personali rubati da queste chiese alle persone native.
  2. Revocare le carte giuridiche e la legislazione che disciplinano la Chiesa Cattolica Romana, quella Anglicana a quella Unita e porre quindi fine al loro status giuridico ufficiale.
  3. Fine del riconoscimento diplomatico del Vaticano ed espulsione del Nunzio Apostolico.
  4. Separazione di Stato e Chiesa: nessun finanziamento per le scuole religiose o le chiese; nessuna funzione o giuramento religioso connesso allo Stato; nessuna protezione dello Stato nei confronti del clero e delle Chiese (ad esempio revoca delle sezioni 176 e 296 del codice penale del Canada).
  5. Istituzione di un’indagine pubblica internazionale sui crimini di queste chiese contro i nativi, incluso le scuole residenziali indiane; cercare ed incarcerare i trasgressori.
III. Socialmente        Campagna Giubilare per ridare la terra e l’economia al popolo
  1. Annullamento di tutti i debiti e le ipoteche e restituzione di tutte le terre ai loro proprietari originali.
  2. Collocazione di banche, offerta di moneta e credito sotto la proprietà e il controllo pubblico.
  3. Imposizione di una tassa del 100% su tutte le ricchezze acquisite per via ereditaria, per interessi e speculazione e abolizione di tutte le imposte sul reddito.
  4. Istituzione di un salario massimo e redistribuzione del reddito in eccesso alle paghe più basse.
  5. Raccolta di tutte le tasse arretrate dovute dalle corporation e imposizione di una tassa speciale ai super ricchi e ai profitti aziendali.
  6. Abolizione della proprietà straniera dell’economia.
  7. Abolizione di tutte le speculazioni del territorio e dello scambio commerciale del territorio.
  8. Nazionalizzazione di tutte le risorse.
  9. Socializzazione degli alloggi, delle medicine, dell’educazione e dei trasporti, facendo in modo che questi servizi siano liberamente disponibili a tutte le persone.
  10. Creazione di un network di Scambio e Commercio Locale attraverso il Kanata per decentrare e armonizzare l’economia; abolizione della moneta e del credito e armonizzazione dell’umanità con la terra.
    Campagna Gaia per ripristinare la salute e l’armonia della Terra:
  1. Imposizione di una tassa verde a tutti i veicoli di proprietà privata al fine di eliminare progressivamente il loro uso.
  2. Abolizione dell’energia nucleare e dell’industria dell’uranio.
  3. Sviluppo delle industrie di energia derivanti dal vento, dalle maree e dal sole [nota di nwo-truthresearch: queste fonti di energia allo stato attuale non potrebbero essere sufficienti a causa dell’ancora bassa resa; sarebbe necessario integrarle sia con petrolio e carbone, tenendo presente che il loro impatto di CO2 in atmosfera non dovrebbe essere preso in considerazione perché l’effetto serra da CO2 antropica è una bufala; si dovrebbero solo applicare dei filtri per ridurre l’emissione di particelle inquinanti tossiche; inoltre potrebbero saltar fuori nuove tecnologie di free energy non inquinante, che potrebbero fornire grandi quantità di energia ad uso civile, senza l’effetto negativo di inquinare l’ambiente.]
  4. Eliminazione graduale dei veicoli a benzina e loro sostituzione con sistemi di transito non inquinante.
  5. Immediata nazionalizzazione di tutte le industrie inquinanti e loro abolizione o eco conversione.
  6. Limitazione legale di tutte le proprietà della terra a terreni non più grandi di 100 ettari.
  7. Collettivizzazione di tutto l’allevamento e dell’agricoltura e abolizione di tutti i pesticidi e gli erbicidi.
  8. Abolizione della vendita e della commercializzazione di acqua: fornitura di un gratuito, universale accesso all’acqua attraverso l’istituzione della proprietà pubblica di tutte le risorse idriche.
[…]

[nota di nwo-truthresearch:

Naturalmente abbiamo messo questi punti solo come base per stimolare un pensiero su cosa potrebbe essere fatto anche in Europa e in Italia; alcuni punti possiamo condividerli, come quelli riguardo alle chiese e alla proprietà pubblica della moneta, e altri un po meno, come l’abolizione totale della moneta o dei trasporti privati; ma sarebbe necessario un dibattito su questo. Come nostra considerazione noi di nwo-truthresearch non aboliremmo del tutto la proprietà privata e i veicoli di trasporto privati, se non inquinanti. Si tratta di bilanciare solo i diritti e doveri pubblici e le esigenze private, perché pensiamo che ogni essere umano debba aver diritto anche ad uno spazio privato, tutelato e garantito dalla legge, che nessuno gli possa espropriare, se non per gravi motivi.]

link articolo originale: http://www.hiddenfromhistory.org/Home/tabid/36/Default.aspx

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