Verso una moneta unica mondiale

Pubblicato: gennaio 21, 2010 in Uncategorized

“Se stiamo andando verso un’economia veramente globale, una valuta mondiale comune ha perfettamente senso”
Paul Volcker, ex governatore della Federal Reserve
“Sarebbe una buona idea lasciare il dollaro: una valuta globale risulterebbe più stabile”

Joseph E. Stiglitz The Guardian (2009)

Descrivere la storia della creazione di una nuova moneta mondiale è molto importante perchè rivela il gioco collettivo nel quale sono implicate pressocchè tutte le maggiori economie del mondo, il cui fine sarà costruire un Nuovo Ordine Economico Mondiale, come parte di quella che il Council on Foreign Relations chiama Global Governance del 21esimo secolo. Anche questa volta, al fine di analizzare questi fenomeni, prendiamo spunto da fatti reali e notizie ufficiali.
Il Sole 24 Ore dava l’annuncio che il giorno 5 giugno 2009 ci sarebbe stata la “presentazione del progetto “United Future World Currency. The World in a coin” con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ore 12,00. Presso Palazzo Marino”.



Freeonline dava un’altro annuncio interessante: Ai grandi del G8 la nuova moneta del futuro dove si dice che “un esemplare test in oro del progetto di una nuova moneta globale verrà presentato in anteprima ai Capi di Stato e di Governo convenuti al G8 dell’Aquila“. L’articolo continua: “Il nome finale e il simbolo della nuova moneta verranno definiti per concorso, coinvolgendo i giovani di 1000 scuole di tutto il mondo, sotto l’organizzazione della italiana Museo del Tempo.
L’iniziativa, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero del Tesoro, parte dall’Italia e intende unire all’inizio gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’Europa, ma è aperta ad includere anche altri Paesi
[…] In un suo messaggio personale di augurio per il progetto, indirizzato al coordinatore Sandro Sassoli, il Presidente Silvio Berlusconi sottolinea che “è interessante che giovani studenti di vari Paesi possano essere coinvolti in uno studio a livello internazionale, che li avvicini alla comprensione di alcuni aspetti della politica economica internazionale, formandoli per un’auspicabile unione monetaria futura. Sandro Sassoli è l’ideatore del progetto UFWC fin dal 1996 dopo aver raccolto alcuni suggerimenti di Arthur Schlessinger Jr, già consigliere di John F. Kennedy.

Anche il Presidente Russo Medved, il 10 Luglio 2009 a L’Aquila, è diventato lo sponsor della moneta unica mondiale UFWC: “Ecco. Voi potete vederla e toccarla. Questa è il simbolo della nostra unità e del nostro desiderio di risolvere le questioni in comune. Con tutta probabilità qualcosa di simile potrebbe apparire, essere tenuta nelle vostre mani ed essere utilizzata come mezzo di pagamento. Questa è la moneta internazionale“.
Vedi anche, in inglese: Medvedev Unveils “World Currency” Coin At G8,  Medvedev Shows Off Sample Coin of New ‘World Currency’ at G-8, e
The Associated Press: Medvedev calls for new reserve currencies
Nel sito Ufficiale UFWC: http://www.futureworldcurrency.com
troviamo tutti i dettagli del progetto. Le immagini della moneta di test sono tratte da questo sito. La spiegazione ufficiale dei simboli è qui e la riporto in italiano:

Lato Diritto: l’icona col “Numero 1” è ripetuta cinque volte, a rappresentare i cinque continenti . L’iscrizione al bordo recita: “Unità nella diversità” e comprende la prima data di emissione del 2009.
Autore: Luc Luycx, Zecca Reale del Belgio.

Lato rovescio
: l’Albero della Vita, con cinque foglie che simboleggiano le specie arboree locali che crescono nei cinque continenti.  L’iscrizione al bordo recita: “United Future World Currency“.
Autore: Laura Cretara, ex capo artistico della Zecca di Stato italiana.

La nuova moneta mondiale è presentata come una felice utopia. In questa pagina trovate un elenco di personaggi noti che la supportano dal lontano 1996, tra essi citiamo:

Una moneta del futuro che unisce tutti i continenti? Un sogno, un’utopia, una realtà? Spetta a noi decidere.
Arthur Schlesinger Jr. è stato, con il dottor Sassoli, il “padre promotore” del concetto UFWC di una moneta mondiale.
Il suo profondo saggio e abile sostegno,  ha aiutato enormemente l’avvio del progetto.
Il Team UFWC lo ricorda con gratitudine
Arthur Schlesinger Jr.

“La ringrazio per la moneta campione dell’ United Future Currency Programm. Siamo lieti di apprendere del tuo punto di vista su questa questione.
Ancora grazie per la vostra riflessione.”

Stephen Harper
25 agosto 2009


Il progetto UFWC come simbolo di unità e di pace per il mondo“.  
Papa Giovanni Paolo II

Unità significa anche pace e di amore. Plaudo a questa iniziativa molto importante, che può aiutare l’umanità a superare le barriere nazionali, garantendo nel contempo il benessere e la conservazione delle identità dei popoli della terra.
Tara Gandhi

“Il dollaro, l’euro, e quindi il rublo russo, il franco svizzero, lo yen giapponese, e le altre valute insieme in una moneta unita. Perché no? Suona così straordinario, ma anche armonioso. Essa favorirà inoltre il commercio, lo scambio sociale, e le amicizie attraverso i continenti. Inoltre, è così difficile viaggiare (e lo faccio spesso) quando si deve pensare a tante diverse valute. I miei migliori auguri per la United Future World Currency Programm!”
Sophia Loren

“Apprezzo molto i vostri sforzi per coinvolgere i bambini di tutto il mondo in un progetto interessante come questo, con il duplice obiettivo di prosperità e di pace. Se tutto va bene, i vostri sforzi serviranno a cambiare la natura del denaro in se, un evento epocale.
Quando tu e io ci incontrammo a Roma nove anni fa, si era già cominciando a pensare a questo progetto.
Ora è giunta a buon fine. Congratulazioni a voi e a tutti i membri della vostra squadra!
Con ammirazione e rispetto … “


14 agosto 2009
Richard G. Doty
(Senior Curator of Numismatic) Smithsonian Institution, Washington, DC

“La scoperta del DNA è un progresso epocale. La moneta UFWC dovrebbe essere una grande occasione per l’umanità.”
James Watson
(Premio Nobel 1962, scopritore del DNA)

In questa pagina trovate anche il manifesto “utopico” dell’ UFWC:

Manifesto

ART. 1 
“Unità nella diversità” è il fondamento che guida questa iniziativa, che è stata avviata nel 1996. Il suo obiettivo è quello di unire le persone e andare oltre gli stereotipi nazionali. La sua importanza storica è ancora maggiore rispetto al suo carattere economico; è un obiettivo costruito sulla fede, la speranza comune, e l’unificazione delle radici culturali e spirituali.
ART. 2 
Il rapporto tra Europa e America, e tra gli Stati Uniti e molti Paesi dei cinque continenti, si basa su comuni tradizioni culturali ed è sostenuto da una comune visione del mondo. È guidato dai concetti più alti della fratellanza e della pace. Queste relazioni sono coltivate attraverso dinamiche a livello mondiale il cui scopo è quello di realizzare obiettivi sociali, politici ed economici, nel pieno rispetto dei valori e delle identità nazionali che le costituzioni dei rispettivi paesi hanno trovato.
ART. 3
E’ quindi nostro desiderio quello di riportare in vita il progetto di una moneta comune, cui è stato dato il nome provvisorio “Eurodollar/Dollaeur” (inizialmente), “United Money”, e quindi “United Future World Currency”. Sarebbe un simbolo non solo economico, ma anche umano, sociale, politico, e di legame spirituale tra le Nazioni di diversi continenti che hanno ideali simili.
ART. 4 
Si tratta di un mezzo di comprensione, fornisce un riferimento e rafforza le identità diverse che condividono gli obiettivi di principio. La concorrenza nei rispettivi mercati rimane libera, e i principi fondamentali delle identità nazionali dei paesi partecipanti saranno salvaguardati.
ART. 5 
Siamo determinati ad aumentare la consapevolezza di questo progetto, tra quante più persone possibili in tutti i continenti. Siamo concentrati soprattutto sulla partecipazione attiva dei giovani, soprattutto delle scuole. Infatti, i giovani rappresentano il più forte, più concreto veicolo per la diffusione di questa iniziativa. Essi sono anche i potenziali beneficiari futuri di questo grande passo avanti verso l’unificazione e la creazione di un mondo che risponde meglio alle esigenze del nuovo millennio, che rompe gradualmente barriere sociali e ideologiche.
ART. 6 
Il rinnovato interesse culturale dell’economia viene come il risultato dello spostamento della percezione della valuta nel suo complesso. Ciò fa seguito al dibattito aperto con l’introduzione dell’euro. Attraverso questo progetto, gli studenti, anche di un’età molto giovane, possono acquisire familiarità con le questioni economiche di base. Questi ultimi sono sempre più importanti in una nuova società del benessere diffuso.
ART. 7 
Verrà selezionato un comitato congiunto. Esso sarà composto da esperti da una grande varietà di discipline. Ognuno sarà libero di offrire il proprio contributo al progetto. Tale comitato costituirà la giuria che selezionerà le idee più interessanti, proposte e progetti richiesti da diverse iniziative in corso.
ART. 8 
Ci sarà una campagna di informazione e di supporto per coordinare i gruppi di lavoro, i comitati e i circoli, attuata attraverso organizzazioni, enti e associazioni. Ci sarà un periodo di considerazione per tutti i contributi per quanto riguarda l’espansione, il confronto e lo sviluppo di: temi e problemi tecnici, ottimizzazione degli strumenti legislativi e delle procedure; e adempimento degli obblighi della nuova moneta.
ART. 9 
Saranno effettuate prove a importanti eventi internazionali, al fine di sensibilizzazione, educazione e promozione. Denaro contante di prova “United Money” (banconote e monete), sarà affidato ai migliori professionisti ed esperti internazionali nei campi appropriati.
Il tempo sarà accantonato per esplorare le questioni tecnologicamente avanzate di sicurezza e di contraffazione, che una valuta futura dovrà tenere sotto controllo. Ciò coinvolgerà gli organi più prestigiosi e affidabili pubblici e privati, comprese le università e le imprese.
ART. 10 
Sarà la la messa in atto della responsabilità dei futuri cittadini del mondo ed dei governi che renderà il nostro progetto una realtà. Questo progetto è guidato da una ferma convinzione nel processo di unificazione e coesistenza di popoli diversi. Esso mira a promuovere una distribuzione sempre più equa delle risorse del pianeta e dell’intelletto umano.

Rome and Brussels, March 21st 1996 Roma e Bruxelles, 21 marzo 1996
New York, January 12th 2000. New York, 12 gennaio 2000.
Milan, February 17th 2009 Milano, 17 febbraio 2009

Di questo manifesto è importante sottolineare il “Siamo concentrati soprattutto sulla partecipazione attiva dei giovani, soprattutto delle scuole”.
In una popolazione già delusa e contrariata dall’introduzione dell’Euro, che ha comportato il raddoppio dei prezzi e impoverimento generale, è importante citare una frase di Hitler:

“Quando un avversario dichiara: “Non mi schiererò dalla tua parte e non riuscirai a portarmici”, rispondo tranquillamente: “I tuoi figli mi appartengono già. Una razza vive per sempre. Ma tu cosa sei? Tu sei destinato a scomparire, ma i tuoi discendenti stanno già dalla nostra parte. Entro breve tempo, non conosceranno nient’altro che questa nuova comunità“.
Il progetto United Future World Currency è chiaramente un’opera di marketing e propaganda per farci apprezzare l’idea di una moneta unica mondiale.


Introduciamo ora nella nostra analisi un articolo pubblicato in data 03/06/2009 da VoceArancio, il settimanale on-line della Banca ING Direct olandese, famosa in Italia con il suo prodotto Conto Arancio, e famosa anche per i suoi licenziamenti e le ricapitalizzazioni con soldi pubblici olandesi, al fine di scongiurare il suo fallimento. Nel corso dell’analisi citeremo anche altre fonti, sempre autorevoli, e sentiremo anche il parere di prestigiosi economisti.
Tra quelli che più spingono per introdurre tale moneta unica, riporta VoceArancio, ci sono Zhou Xiaochuan, governatore della Banca centrale cinese, Arkady Dvorkovich, primo consigliere economico del Cremlino, e un gruppo di economisti dell’Onu. Questo è avvenuto ufficialmente prima del G20 di Londra dell’aprile del 2009. Questa nuova valuta globale dovrà essere basata, secono loro, sui Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del FMI. I Dsp sono una moneta virtuale, introdotta dal Fmi nel 1969: il loro valore si basa su un paniere di quattro valute – dollaro, yen, euro e sterlina – e vengono usati come unità di conto dalle organizzazioni internazionali. Secondo IMF Fact Sheet on SDRsoggi i DSP sono usati solo come valore di riserva, e servono soprattutto da unità di conto del FMI e di alcune altre organizzazioni internazionali; non sono né una valuta né un credito del FMI, ma piuttosto un credito potenziale sulle valute di libero uso dei membri del FMI“.
La possibile evoluzione di questi DSP è bene evidenziata anche da Li Ruogu, presidente della Export-Import Bank of China, in una notizia tratta dalla Reuters del 6 luglio 2009: “Si tratta di un piano sostenibile per riformare l’attuale sistema dei DSP e trasformarlo in una valuta reale, un ‘paniere monetario’ universalmente accettato che sostituirebbe il dollaro come nucleo centrale del sistema monetario”.
Sia Li Ruogu che Zhou Xiaochuan confermano che la Cina è coordinata con tutti gli altri paesi al fine di arrivare ad una Governance Globale, come si dice ora.
Il 25 marzo 2009 Timothy Geithner, Segretario al Tesoro ed ex Presidente della New York Federal Reserve, ha parlato al Council on Foreign Relations, e a chi gli domandava un parere sulla proposta cinese di istituire una valuta di riserva globale, Geithner ha risposto: “Non ho letto la proposta del governatore. È un rappresentante di banca centrale notevole, importante, molto ponderato e attento. In genere lo trovo assennato in ogni questione. Ma da quel che ho capito della sua proposta, si tratta di aumentare l’utilizzo dei DSP da parte del FMI. Un suggerimento che ci trova attualmente molto disponibili. Ma si dovrebbe concepire la cosa come l’accrescimento evolutivo dell’attuale architettura finanziaria, piuttosto che un passo verso un’unione monetaria globale.”
Un articolo del Telegraph, UN wants new global currency to replace dollar, conferma che l’Onu, come riportato sopra, stà portando avanti un suo progetto di moneta unica:
“In una relazione radicale, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) ha detto che il sistema delle valute e delle regole di capitale che legano l’economia mondiale non funziona correttamente, ed è stato in gran parte responsabile della crisi economica e finanziaria. Ha aggiunto che l’attuale sistema, in base al quale il dollaro agisce come valuta di riserva mondiale, dovrebbe essere oggetto di un’ampia riconsiderazione. Sebbene un certo numero di paesi, tra cui Cina e Russia, hanno suggerito di sostituire il dollaro come valuta di riserva mondiale, con il rapporto UNCTAD (the UNCTAD report) è la prima volta che una importante istituzione multinazionale ha postulato una tale suggerimento. In sostanza, la relazione chiede un nuovo stile Bretton Woods per gestire i tassi di scambio internazionali, vale a dire le banche centrali sarebbero costrette a intervenire e dare supporto o spingere verso il basso le loro valute a seconda di come il resto dell’economia mondiale si stà comportando. La proposta implicherebbe anche che le nazioni in surplus, come la Cina e la Germania dovrebbero stimolare ulteriormente le loro economie, al fine di ridurre gli squilibri, anziché, come nel sistema attuale, le nazioni in deficit come il Regno Unito e gli Stati Uniti debbano prendersi l’onere principale del riadattamento. “La sostituzione del dollaro con una moneta artificiale potrebbe risolvere alcuni dei problemi connessi al potenziale dei paesi con deficit di grandi dimensioni e potrebbe aiutare la stabilità “, ha dichiarato Detlef Kotte, uno degli autori del rapporto. “Ma sarà anche necessario un sistema di tassi di cambio gestito. I Paesi dovrebbero mantenere i tassi di cambio reali [netto dell’inflazione] stabili. Le Banche centrali dovrebbero intervenire e se esse non lo fanno, dovrebbe dirglierlo un’istituzione multilaterale come il Fondo monetario internazionale. “Le proposte, incluse nel UNCTAD’s annual Trade and Development Report, riguardano suggerimenti più radicali per ridisegnare il sistema monetario globale. Sebbene molti economisti hanno sottolineato che la crisi economica è dovuta più al malfunzionamento del sistema post-Bretton Woods, fino ad oggi nessuna istituzione importante, tra cui il G20, ha elaborato una alternativa.”

Ci raccontano anche qui la solita manfrina sul fatto che questa moneta unica darà maggiore stabilità al sistema (di estorsione) finanziario mondiale, rifonderà su basi più solide il (truffaldino) sistema economico redistribuirà in modo più giusto il potere (delle elite) ecc. ecc.
L’articolo del settimanale “teorico della cospirazione globale” VoceArancio rivela anche che l’ipotesi di moneta unica viene da lontano. Keynes propose il suo Bancor, una moneta unica mondiale inizialmente fissata in base al valore di 30 materie prime. Il Bancor non sostituiva le valute, ma era il metro per valutare le importazioni e le esportazioni planetarie“. Prima di Keynes ci fu il “mercante-banchiere-saggiatore reggiano Gasparo Scaruffi, nel ‘500: la sua riforma monetaria era imperniata sull’Alitinonfo (dal greco “vero volume”) come unità di misura delle monete del mondo. E nel 1916 ripropose l’idea della moneta mondiale (l’avrebbe chiamata Oro) l’economista americano Edwin Kremmer… A proporre (poi, ndr) l’unificazione monetaria mondiale fu Pierre Werner, primo ministro del Lussemburgo e padre dell’euro. La sua valuta avrebbe dovuto chiamarsi Mondo.”. “A fine 2000, il Fondo monetario tenne un Economic Forum dal titolo: “One World, One Currency: Destination or Delusion?” Nel 1998 l’Economist (data esatta 1988, Get ready for the phoenix. The Economist: Vol. 306: January 9, 1988: pages 9-10, ndr) ha previsto l’avvento della moneta unica dei paesi ricchi entro il 2018, ma prima “ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie, un altro po’ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due”. Mentre Paul Volcker, ex governatore della Federal Reserve, dichiarò nel 2000: “Se stiamo andando verso un’economia veramente globale, una valuta mondiale comune ha perfettamente senso”.

Sono andato a vedere il documento ufficiale del Fondo Monetario Internazionale dal titolo One World, One Currency: Destination or Delusion?. Il documento afferma, tra le altre cose: “Gli stessi aspetti di efficienza commerciale, di economia di scala, e i fattori pratici che spingono le valute regionali a unirsi, esistono presumibilmente anche al livello successivo – quello globale.” E più giù: “Le economie più piccole e vulnerabili del mondo – quelle che la comunità internazionale sta cercando di aiutare in ogni modo – sarebbero le prime a guadagnarci dalla stabilità e sicurezza che deriverebbero da una moneta unica mondiale.” In questo documento, datato 8 novembre 2000, uno dei maggiori sostenitori della moneta unica mondiale era Robert Alexander Mundell.

Robert Alexander Mundell è uno dei maggiori economisti al mondo e premio Nobel nel 1999. Scriveva allora l’accademia svedese nella sua motivazione: “Il lavoro di Robert Mundell sulle dinamiche monetarie e sulle aree di cambio ottimali ha ispirato varie generazioni di ricercatori. Le sue considerazioni fatte molto tempo fa appaiono oggi molto attuali…”. Mundell teorizzò nel 1961 il concetto di un’area valutaria ottimale. Con essa Mondell dichiarava che le condizioni che devono essere soddisfatte perché le monete di due o più Paesi possano fondersi in una sola sono: i Paesi devono avere già un fitto intreccio di scambi, devono avere economie simili nella struttura e nella congiuntura, ci dev’essere una sufficiente omogeneità nel grado di sviluppo e nelle istituzioni, devono avere condizioni di finanza pubblica non dissimili e tassi d’inflazione e d’interesse non troppo diversi. Nella dichiarazione di conferimento del Nobel si parla anche del contributo delle sue analisi alla creazione dell’euro. Infatti Mundell è considerato il padre spirituale della moneta unica europea. Egli è poi uno dei maggiori teorici (della cospirazione?) della moneta unica mondiale:  “Diciamo che per primo, trenta e più anni fa, lanciai l’idea di creare una valuta unica mondiale, proprio perché la stabilità è secondo me un valore di base..“. In una sua intervista al Wall Street Journal egli riafferma che “verrà il momento di una moneta unica globale“. L’articolo dice che, secondo Mundell “Il rimedio migliore a tutti i guai dell’economia mondiale sarebbe (e adesso ci inoltriamo nel regno del lunghissimo periodo) la creazione di una moneta unica globale. Potrebbe essere una nuova moneta, e qualora non fosse possibile, una valuta già dominante potrebbe prestarsi al gioco. Tutte le altre valute mondiali potrebbero agganciarvisi. Magari proprio il dollaro potrebbe avere questa funzione”. A sostegno di ciò che afferma profeticamente, Robert Mundell cita Paul Volker che sosteneva che “un’economia globale ha bisogno di una moneta globale”. A questo scopo Mundell propone di tenere un vertice internazionale, sul modello Bretton Woods, in occasione della fiera mondiale di Shanghai del 2010. Mundell, che ha passato un bel po’ di tempo in Cina come consigliere economico del governo cinese, dice che la riesumazione di un sistema internazionale a tassi fissi aiuterebbe Pechino a schivare le pesanti richieste dei politici statunitensi ed europei che assediano i cinesi perché apprezzino o svalutino la loro moneta […] Prima che la moneta globale entri in campo, la soluzione di temporanea sarebbe quella di dotare i paesi asiatici di una propria moneta unica. Se lo facessero, dice, “la dimensione del blocco valutario asiatico sarebbe comparabile alla somma del blocco statunitense ed europeo messi insieme. E allora sì, che non si tratterebbe più degli USA o dell’Europa che assediano con le loro “bordate” la Cina o altri paesi emergenti”.
Questi tre futuribili blocchi valutari, prevede Mundell, saranno abbastanza robusti da contenere anche dure fluttuazioni nei tassi di cambio. Ma queste fluttuazioni non mancherebbero di essere ancora tremendamente dannose. Dunque “la cosa migliore che si potrà fare allora, sarà quella di creare un ennesimo sistema di stabilizzazione valutaria. Ed ecco entrare in campo il ruolo della moneta unica globale”.

E’ interessante notare che Mundell “ha passato un bel po’ di tempo in Cina come consigliere economico del governo cinese”. Ma allora siete tutti amiconi!
Anche secondo il gruppo di economisti Europe2020 nel futuro si dovrà introdurre una nuova moneta mondiale: “Il dollaro americano e l’economia – si legge – non sono più in grado di sostenere l’attuale ordine economico, finanziario e monetario globale. Finché questo problema strategico non viene affrontato e risolto direttamente, la crisi crescerà. E’ infatti questo il cuore della crisi dei prodotti finanziari derivati, banche, prezzi dell’energia… e delle conseguenze in termini di disoccupazione di massa e della caduta degli standard di vita. E’ dunque di vitale importanza che questo punto sia l’argomento principale del summit del G20, e che i primi passi verso una soluzione vengano avviati. In effetti, la soluzione a questo problema è ben nota, e consiste nel creare una moneta di riserva internazionale [che potrebbe essere chiamata il «Global»] basata su un paniere di monete corrispondenti alle più grandi economie, ovvero dollaro, Euro, Yen, Yuan, Khaleeji (moneta comune degli stati del Golfo produttori di petrolio, che partirà a Gennaio 2010), Rublo, Real…, gestito da un ‘Istituto Monetario Mondiale’ il cui consiglio di amministrazione rifletterà il peso relativo delle economie le cui valute compongono il Global

Il Italia i ripetitori del “Dogma della Moneta Unica” sono, tra gli altri, Padoa-Schioppa e Romano Prodi.
In una lunga intervista al Sole 24 ore, l’ex ministro Padoa Schioppa, parla della crisi economica e propone, come “lezione per il futuro,” un suo sogno: l’adozione di una moneta unica globale.

Non lo chiedono solo i cinesi. Ne parlano da tempo una delle menti economiche più acute della nostra epoca come Robert Mundell e un autorevolissimo ex banchiere centrale americano come Paul Volcker. [..]In ogni caso, da ex banchiere centrale penso che quando si parla di standard globali, prima ancora che a quelli legali si debba guardare a quello monetario, che è un fatto economico funzionale, seppure vincolato a un substrato legale. Insomma, credo proprio che questa crisi ponga il problema di un nuovo standard monetario internazionale. La sua assenza e l’assenza della disciplina che esso imporrebbe sono una delle cause profonde della crisi attuale.


Anche qui notiamo la solita strategia: Problema: crisi economica – Reazione: panico totale, caos, impoverimento – Soluzione: disciplina della moneta unica
Romano Prodi, in un articolo per il Messaggero del 16 Luglio 2009 dice:


[…] il governatore della banca centrale cinese Zhou, in occasione del G20 e poi
del G8, ha proposto la costituzione di una “valuta globale” di riserva per sostituire il dollaro
come valore di riferimento degli scambi mondiali.
Non un semplice affiancamento dell’Euro al dollaro ma un quadro in cui i nuovi rapporti di forza
si esprimano anche nel campo monetario ed includano perciò i nuovi protagonisti della vita
economica mondiale a partire dalla Cina. Pur sapendo tutti quante volte (a partire da Keynes nel
lontano 1944) questa proposta sia stata ripetuta e pur conoscendo bene quali difficoltà si
frappongano e quanto sia lontano questo obiettivo, non possiamo tuttavia esimerci da due
riflessioni.
La prima riguarda l’indebolimento della leadership americana in un così breve spazio di tempo.
Gli Stati Uniti restano di gran lunga il più potente Paese del mondo. Tuttavia l’errore politico
della guerra in Iraq, la debolezza della bilancia commerciale e la quantità di dollari giacenti nei
forzieri delle banche centrali degli altri Paesi hanno reso molto più complesso e difficile
l’esercizio di questo potere. Gli Stati Uniti non possono cioé esercitarlo da soli sia nel campo
della forza militare che della moneta.
Ci vorrà ancora tempo perché si possa parlare di unica moneta di riferimento mondiale ma il,
problema è ormai sul tavolo e, se i nuovi membri del G20 faranno fronte comune, le loro
richieste non potranno essere per sempre ignorate
. Perché il mondo è veramente cambiato. La
seconda riflessione riguarda l’Euro. Questa moneta è una grande positiva realtà che, nella
presente crisi, ha salvato l’Europa da disastrose svalutazioni competitive. L’Euro, tuttavia,
costituisce solo il 26% delle riserve monetarie mondiali, che sono ancora per il 65% basate in
dollari e la Cina stessa, nonostante il suo obiettivo politico di diversificare le proprie riserve, ha
continuato a comprare soprattutto buoni del tesoro americani. E le transazioni internazionali,
nonostante ripetuti annunci e ripetute minacce e nonostante la grande forza dell’economia della
zona Euro, continuano a svolgersi in dollari.
La spiegazione è semplice: perché una moneta possa affermarsi come punto di riferimento nel
mondo non basta la forza economica rappresentata dalla moneta stessa. Occorre una
forza politica che guidi le grandi scelte che dalla moneta verranno sostenute e rafforzate. Un’
unione monetaria non sorretta da una comune politica economica non può essere un punto di
riferimento per l’economia mondiale.
Se questa è la situazione credo che sia interesse dell’Unione Europea appoggiare apertamente i
tentativi in corso per arrivare alla costruzione di una moneta unica mondiale.

Ci vorrà un enorme lavoro e tantissimo tempo ma sarà un altro passo in avanti per rendere meno
probabili le ricorrenti crisi dell’economia mondiale.

Non possiamo che sottolineare la comunanza di idee tra la “sinistra” di Prodi e Padoa-Schioppa e la “destra” di Berlusconi, sostenitore del progetto United Future World Currency, come visto sopra.
Interessante a questo punto è soffermarsi su quanto detto dall’Economist nel lontano 1988 perchè questo rivela quali sono le strategie per arrivare all’introduzione della moneta unica; ripetiamo quanto riportato:


ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie, un altro po’ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due“.
Sappiamo benissimo che l’economia mondiale è in mano a pochi soggetti, come i Rockefeller, i Rothschild, e i Soros e a poche Banche. Il controllo sull’intero sistema economico avviene attraverso (1) il monopolio della creazione del denaro dal nulla da parte delle Banche Centrali (che spesso sono anche banche private, come la Banca d’Italia o la FED), il quale è prestato agli stati nazionali, per il suo valore nominale (valore stampato sulla banconota) più gli interessi; la differenza tra costi di produzione (quasi nulli) e valore nominale è detta Signoraggio Primario; il risultato è il debito pubblico statale (quello che più conta per il controllo); (2) il monopolio nella determinazione dei tassi d’interesse operato sempre dalle Banche Centrali e (3) la pratica della riserva frazionaria, operata dalle Banche Commerciali (detta anche Signoraggio secondario) tramite la quale le banche commerciali possono creare credito per un valore non pari alle loro riserve di banconote e titoli di stato, ma multiplo di esso; con la velocita degli scambi, essa è un limite fittizio, quindi il sistema bancario può produrre a costo zero quantità illimitate di “denaro” dal nulla,.
Questi monopoli privati sono in grado di fare precipitare in fallimenti sia gli Stati nazionali, sia le aziende private, sia i privati mutuatari attraverso la creazione del debito inestinguibile.
Se nel mondo avvengono crisi, tempeste valutarie, crolli di borsa e collassi economici è perchè Loro vogliono che avvengano.

Ad esempio, nel Mercoledì Nero del 16 settembre 1992, Soros, azionista di controllo del fondo di investimento Quantum Fund, divenne improvvisamente famoso quando vendette allo scoperto più di 10 miliardi di dollari in sterline, approfittando della riluttanza da parte della Banca d’Inghilterra sia di aumentare i propri tassi di interesse a livelli confrontabili con quelli degli altri paesi (il Sistema Monetario Europeo) sia di lasciare il tasso di cambio della moneta fluttuante. Alla fine, la Banca d’Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, e Soros nel processo guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento fu conosciuto come “l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”. L’attacco speculativo del settembre 1992 portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d’Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l’attacco speculativo. Sembra propio che il fondo di investimento Quantum Fund sia sotto controllo degli stessi Rothschild. Tutti questi eventi, fino all’ultimo collasso economico e la crisi del dollaro, non sono fenomeni naturali, come un temporale o la caduta di un meteorite, ma sono eventi finemente programmati.
Il fine di questi eventi, oltre a quello di svuotare le tasche alla povera gente, è anche quello di creare un Problema Globale al quale dovrà essera data una Soluzione Globale; la Soluzione Fittizia Globale sarà la Moneta Unica Mondiale.

Gli scettici della moneta unica di solito dicono che gli stati nazionali saranno ben restii ad abbandonare le loro monete nazionali. Questi scettici sono ignari di quanto accaduto all’UE e sono oltremodo ingnoranti di quanto stà accadendo in giro per il mondo. Traendo sempre spunto dall’articolo di VoceArancio elenchiamo alcuni tasselli della nascente architettura monetaria mondiale:

AFRICA:
introduzione dell’ECO. È la moneta della Zona Monetaria dell’Africa Occidentale. In Africa esiste già il FRANCO CFA, garantito in euro dal Tesoro francese, il quale circola in quattordici stati, tutti ex colonie francesi. La valuta che raggrupperà in futuro tutti i paesi africani, tranne il Marocco per il momento, sarà l’AFRO, elaborato dall’Unione africana. l’Afro dovrebbe entrare in circolazione, salvo reinvii, nel 2028.

ASIA:
introduzione dell’ACU (Asian Currency Unit), una moneta unica asiatica basata su un paniere di valute locali.

AMERICA LATINA:
introduzione del SUCRE (Sistema Unitario de Compensación Regional) nel gennaio 2010, una moneta virtuale (moneta elettronica per scambi commerciali tra i paesi aderenti, per il momento sarà solo un’unità di conto e valore come lo fu l’ECU per Unione Europea, ndr) condivisa da Antigua, Bolivia, Cuba, Dominica, Honduras, Nicaragua, Saint Vincent e Venezuela, (già riuniti nell’Alternativa bolivariana per l’America) oltre all’Ecuador. In futuro potrebbe diventare una moneta reale.

NORDAMERICA:

introduzione dell’AMERO, che potrebbe fare da moneta unica per Canada, Stati Uniti e Messico.

PAESI ARABI DEL CONSIGLIO DI COOPERAZIONE DEL GOLFO:
Introduzione del KHALEEJI, decisa nel lontano 2001, che ha avuto un rifiuto momentaneo da parte degli Emirati Arabi Uniti che non hanno gradito la decisione di assegnare la sede della futura banca centrale all’Arabia Saudita.

A proposito dell’America Latina possiamo già immaginare quali saranno le critiche da parte dei sostenitori dei regimi di Chavez e Morales. Hanno ragione, essi dicono, a staccarsi dal dollaro e dall’egemonia Usa e creare una loro valuta di scambio. Potrebbe essere in parte vero, visto dal loro punto di vista; ma la realta per noi è molto più complessa della semplice lotta dei buoni contro i cattivi. Invitiamo i sostenitori di Chavez e Morales ad essere un pò più scettici. Quello che ci suscità forti dubbi, ad esempio, è il fatto che entrambi questi leader hanno sbraitato il vangelo CO2ista alla Conferenza di Copenaghen. Il presidente venezuelano, a proposito della crisi economica mondiale, ha detto: “Se il clima fosse stato una banca, già lo avrebbero salvato”. Evo Morales ha duramente attaccato il capitalismo: “Se vogliamo salvare la Terra e l’Umanità dal cambiamento climatico dobbiamo prima farla finita con il capitalismo”, ha detto, precisando che “il cambiamento climatico è l’effetto del sistema capitalistico” e che occorre cambiare il nostro modello di vita. E’ evidente da queste parole che entrambi aderiscono al consenso pseudoscientifico CO2ista dell’effetto serra. Non sappiamo se lo fanno ingenuamente o strumentalmente; il dato che emerge, comunque, è che anche le loro politiche monetarie ed economiche sono in conformità con le politiche di integrazione monetaria ed economica in tutte le parti del mondo, paesi capitalisti compresi; un’altra grave mancanza ci sembra anche, a parte generiche accuse alle banche, quella di non svelare e denunciare il sistema truffaldino del Signoraggio bancario. Allargando un pò lo sguardo poi scopriamo che “queste omogeneizzazioni regionali sono il prerequisito alla creazione di un’unica moneta mondiale”.
Ritorniamo quindi alla moneta unica. Secondo il prestigioso economista di globalresearch Michel Chossudovsky “La geopolitica globale ha stretti rapporti con il sistema monetario internazionale: il controllo sulla creazione di moneta è uno strumento di conquista economica […] La riforma del sistema monetario internazionale è un progetto dei gruppi finanziari dominanti, discusso a porte chiuse. È improbabile che Russia e Cina, in larga parte subordinate agl’interessi bancari occidentali, possano svolgere un ruolo significativo nel funzionamento di una banca centrale a livello mondiale[…] La creazione di una nuova valuta mondiale e di un sistema bancario centrale è uno strumento di dominio economico globale intimamente collegato alla più ampia agenda militare USA-NATO […]
La potenziale “alleanza” tra i coincidenti interessi bancari americani, inglesi, europei e giapponesi culminerà nella confluenza di euro e dollaro in una unica valuta globale?
Significherebbe rafforzare il controllo egemonico di un ristretto gruppo mondiale di istituzioni bancarie e finanziarie sul processo di creazione della moneta, che, a sua volta, offuscherebbe le funzioni delle banche centrali nazionali, intaccherebbe la sovranità dello Stato nazionale e porterebbe probabilmente a una nuova fase della crisi debitoria mondiale.

Da Chossudovsky sono in disaccordo solo sul fatto che la moneta unica mondiale sia uno strumento unicamente nelle mani di Usa-Ue-Giappone, anche se questa triade potrebbe riportare ai programmi egemonici della Commissione Trilaterale. Io penso invece che se Russia e Cina hanno fatto questa proposta è perchè c’è ormai una coordinazione mondiale di tutte le elite monetarie nel volere la sua introduzione. Il peso nelle trattative di un Paese come la Cina poi è enormemente aumentato. Federico Rampini su R2 Diario di Repubblica del 14 luglio 2009 diceva: “La Cina usa la recessione globale per rimettere in discussione vecchie gerarchie e rapporti di forza. Poiché i mercati finanziari sanno perfettamente quanto sia importante la Cina come acquirente di titoli pubblici americani, e quindi quanto sia cruciale la fiducia dei leader asiatici nel dollaro, quell’uscita (l’idea di moneta unica, ndr) contiene un’implicita minaccia. È la prima volta nella storia che un presidente americano, nel definire la sua politica fiscale, è costretto a tener conto di un “vincolo esterno” che sta a Pechino, fornendo promesse alla Cina sulla solvibilità di lungo periodo del Tesoro americano.” Ormai si parla dei Bric, Brasile-Russia-India-Cina, come i nuovi potenti attori globali. Coerentemente al Nuovo Ordine Mondiale Multilaterale, sarà necessario dare ad ogni elite finanziaria (e solo a questa) delle potenze emergenti una nuova fetta della torta; ci sarà quindi un ridimensionamento del dollaro e ciò farà da apripista al programma di moneta unica.
Quello su cui concordo in pieno con Chossudovsky è invece il fatto che una simile moneta mondiale porterà a un controllo egemonico di un ristretto gruppo mondiale di istituzioni bancarie e finanziarie sul processo di creazione della moneta“. Come sa chi ha studiato a fondo il Signoraggio bancario, il controllo egemonico del processo di creazione di moneta da parte di poche istituzioni bancarie, vuol dire, in sostanza, mettere nelle mani di queste poche isituzioni mondiali la possibilità di creare denaro dal nulla (l’investimento della banca sarà solo il costo di stampa, se poi pensiamo che in futuro si svilupperà sempre più la moneta elettronica, il costo effettivo di produzione di questa moneta unica da parte della Banca Centrale Mondiale sarà ZERO). Una concentrazione di potere senza precedenti nella storia.
«I banchieri possiedono la terra. Portategliela via ma lasciategli il potere di creare denaro e con un semplice schizzo d’inchiostro creeranno abbastanza soldi per comprarla nuovamente. Tuttavia, portategli via il potere di creare il denaro e tutte le grandi fortune come la mia scompariranno e dovrebbero scomparire perchè in questo modo il mondo sarebbe un posto migliore e più felice da vivere. Ma se desiderate rimanere gli schiavi dei banchieri e pagare il costo della vostra schiavitù, lasciateli pure continuare a creare denaro»
Sir Josiah Stamp ex direttore della banca d’Inghilterra 1928
(Al tempo, ritenuto secondo uomo piu’ ricco d’Inghilterra)

Andrew Marshall in un articolo su globalresearch.ca afferma:

<< Nel 1998 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il New York Times in favore di una “Fed globale”. Garten è stato preside della Yale School of Management, Sottosegretario al Commercio per gli Scambi Internazionali sotto Clinton, in precedenza aveva servito nell’amministrazione Nixon nel Council on International Economic Policy della Casa Bianca, e aveva fatto parte del gruppo di pianificazione dell’azione politica dei Segretari di Stato Henry Kissinger e Cyrus Vance sotto Carter e Ford, è stato Direttore Generale {managing director} alla Lehman Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations[…] Egli postula che “Una banca centrale indipendente, responsabile del mantenimento della stabilità finanziaria mondiale, è l’unica via d’uscita. Nessun altro può fare quel che è necessario: iniettare maggiore liquidità nel sistema per stimolare la crescita, ridurre i debiti stratosferici dei mercati emergenti, e supervisionare le operazioni di istituzioni finanziarie traballanti. Una banca centrale globale potrebbe fornire un incremento di liquidità nel momento in cui stesse perdendo rapidamente vigore.” Inoltre “Una tale banca rivestirebbe un ruolo di supervisione per banche ed altre istituzioni finanziarie ovunque nel mondo, fornendo qualche standard uniforme per un’oculata attività creditizia in posti come Cina e Messico. [Comunque, l]a regolamentazione non deve per forza essere inflessibile.” […]È interessante che Garten affermi che L’unica cosa che sarebbe inaccettabile, riguardo questa banca, sarebbe la dipendenza da corpi legislativi dalla visione a breve termine.” In sostanza, non dovrebbe rendere conto ai popoli del mondo. Perciò Garten si pone la domanda: ” A chi dovrebbe rendere conto una banca centrale mondiale? Sarebbe troppo potente per essere gestita solo da tecnocrati, per quanto i migliori tra loro dovranno comunque amministrarla. Una possibilità consiste nel collegare la nuova banca a un Gruppo dei Sette più allargato – magari un G-15 [o, nel contesto odierno, un G20] che includerebbe il G-7 e una rotazione di membri come Messico, Brasile, Sud Africa, Polonia, India, Cina e Corea del Sud.” Poi aggiunge che “Ci dovrebbe essere una stretta collaborazione” tra la banca globale e la Fed, e che “La banca globale non opererebbe all’interno degli Stati Uniti, e non sarebbe in grado di scavalcare le decisioni della nostra banca centrale“[…]Nel settembre del 2008 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il Financial Times, in cui affermava  (la necessità, ndr) […] dell’istituzione di un’Authority Monetaria Globale che controlli mercati che ormai non hanno più confini[…]Alla fine dell’ottobre del 2008, Jeffrey Garten scrisse un articolo per Newsweek, in cui diceva che “i leader politici dovrebbero cominciare a stendere le basi per la formazione di una banca centrale globale.” […]Garten illustra i criteri e le funzioni di una banca centrale mondiale dicendo che “potrebbe essere il principale controllore delle grandi istituzioni finanziarie globali, tipo la Citigroup o la Deutsche Bank, le cui attività oltrepassano le frontiere,” come anche “operare da tribunale fallimentare quando le grandi banche globali che operano in svariati paesi devono essere ristrutturate. Potrebbe supervisionare non solo le grandi banche commerciali, tipo la Mitsubishi UFJ, ma anche il sistema finanziario ‘alternativo’ che si è sviluppato in anni recenti, consistente in fondi speculativi, gruppi di private equity e fondi sovrani – ciascuno dei quali oggi è sostanzialmente privo di controlli.” In più “potrebbe influenzare i principali tassi di cambio, e potrebbe presiedere a un nuovo summit monetario che riallinei dollaro e yuan, ad esempio, dato che uno dei suoi scopi principali sarebbe quello di affrontare il grande squilibrio finanziario che pende come una spada di Damocle sull’economia mondiale.”[…] Nel gennaio del 2009 leggiamo che “una soluzione lampante per evitare che i problemi si ripropongano darebbe la fondazione di una ‘banca centrale globale‘ – data l’incapacità di FMI e Banca Mondiale di prevenire la catastrofe finanziaria.” Il dottor William Overholt, senior research fellow alla Harvard Kennedy School, ex membro del Rand Institute, ha tenuto un discorso nel Dubai, durante il quale ha affermato che “Per evitare un’altra crisi abbiamo bisogno della capacità di gestire la liquidità globale. Teoricamente lo si potrebbe ottenere mediante un qualche genere di banca centrale globale, o attraverso la creazione di una valuta globale, o attraverso l’accettazione globale di un insieme di norme (che includano sanzioni) e un meccanismo di composizione delle dispute.” >>

Andrew Marshall, sempre nel suo articolo su globalresearch.ca più avanti afferma:

In definitiva, ciò che tutto questo implica è che il futuro dell’economia politica è fatto di passi sempre più rapidi verso un sistema globale di governance, ovvero di governo mondiale, con una banca centrale mondiale e una valuta globale, e che, contemporaneamente, questi sviluppi avverranno a fronte o a seguito di un declino della democrazia in tutto il mondo, con un conseguente incremento della gestione autoritaria del potere politico. Ciò di cui siamo testimoni è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, consistente in una struttura autoritaria di governo globale. Difatti Il concetto di valuta globale e di banca centrale globale, è autoritario di per se, dato che sottrae anche gli ultimi residui di controllo e di possibilità di chiedere conto dalle mani dei popoli del mondo, donandoli a un piccolo e sempre più interconnesso gruppo di élite internazionali[…] E in effetti le “soluzioni” che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria globale beneficiano più coloro che questa crisi l’hanno provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le maggiori conseguenze: una classe media in via di dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i poveri del mondo. Le soluzioni proposte per questa crisi costituiscono l’espressione e la concretizzazione dello scopo ultimo, generazionale, dell’élite globale, e di conseguenza rappresentano la meno favorevole delle condizioni per la vasta maggioranza dei popoli del pianeta.

Per impedire tutto ciò sarà necessario un movimento di consapevolezza collettivo che si rifiuti di aderire a questo ordine che stanno costruendo sulle nostre teste.

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Nuova moneta mondiale cercasi

Articolo tratto da VoceArancio, settimanale della banca ING Direct

La svalutazione del dollaro mette a rischio la stabilità del sistema monetario mondiale. Al G20 la Cina ha chiesto di abbandonare il biglietto verde. E qualcuno lo sta già facendo.

Vogliono togliere al dollaro il ruolo di valuta di riferimento del sistema monetario mondiale.

Zhou Xiaochuan, governatore della Banca centrale cinese, Arkady Dvorkovich, primo consigliere economico del Cremlino, e un gruppo di economisti dell’Onu lo hanno chiesto ufficialmente, prima del G20 di Londra di aprile. Anche il nostro ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, avevano parlato di questa possibilità prima del vertice. Poi a Londra la cosa non è stata nemmeno discussa. Ma una piccola novità c’è stata: i grandi hanno portato da 250 a 750 i miliardi di dollari messi a disposizione del Fondo monetario internazionale, sottoscrivendo anche l’emissione di Diritti speciali di prelievo (Dsp) per un valore di 250 miliardi di dollari.

I Dsp sono una moneta virtuale, introdotta dal Fmi nel 1969: il loro valore si basa su un paniere di quattro valute – dollaro, yen, euro e sterlina – e vengono usati come unità di conto dalle organizzazioni internazionali. Proprio dei Dsp aveva parlato Xiaochuan in “Riformare il sistema monetario mondiale”, il documento con cui il governatore è andato all’attacco del dollaro. La proposta è esplicita: le transazioni monetarie internazionali (oggi l’86% è in dollari) dovrebbero invece essere effettuate attraverso i Dsp, il cui paniere dovrebbe includere anche le monete delle economie emergenti: almeno lo yuan renminbi cinese e la rupia indiana. In questo modo si garantirebbe al sistema monetario globale più stabilità e ai governi maggiore libertà di movimento. Il Wall Street Journal chiama i Dsp, senza troppi fronzoli, “funny money”, una moneta tipo quella del Monopoli o di “Bananalandia”, “pezzi di carta stampati in cantina dai funzionari del Fondo monetario”.

Il dollaro è al centro del sistema dal luglio del 1944. Cioè dalla conferenza di Bretton Woods: 730 delegati provenienti da 44 nazioni alleate si riunirono al Mount Washintgton Hotel di Bretton Woods (nel New Hampshire) per riformare il sistema monetario mondiale. Decisero che il prezzo del dollaro fosse fissato a un trentacinquesimo di un’oncia d’oro e stabilirono un cambio fisso con le altre valute. Il sistema resse per meno di 30 anni. La Federal Reserve e il Tesoro statunitense non riuscivano a gestire nello stesso tempo il rapporto fisso con l’oro e quello con le altre valute. L’equilibrio saltò, e nel 1971 il presidente Nixon ne prese atto: annunciò l’abbandono dell’aggancio tra dollaro e oro e introdusse un sistema di scambi flessibili con le monete estere. Novità che lasciò crescere altre valute (come il marco tedesco) ma che non intaccò il ruolo del dollaro come moneta di riferimento mondiale. E Washington continuò a gestire la volatilità del dollaro per compensare gli squilibri tra entrate e uscite.

Le riserve valutarie dei governi sono piene di dollari. Il Fondo monetario internazionale dice che alla fine del 2008 il valore delle riserve in valuta estera dei governi ammontava a 4.300 miliardi di dollari: 3mila erano in dollari, mille in euro, 300 in altre valute. La Cina ha riserve in valuta estera per un valore di 1.950 miliardi di dollari. Il 70% di quei soldi sono investiti in titoli denominati in dollari, come i buoni del Tesoro Usa. Il Giappone ha investito in obbligazioni americane 700 miliardi di dollari. Gli stati del Golfo hanno altri 125 miliardi di dollari.

Le politiche monetarie americane stanno costruendo le basi per un’ondata inflazionistica negli Stati Uniti, e quindi per una svalutazione del dollaro. Tendenza in corso da anni: il deficit americano, tra il 1990 e il 1996, era stato, in media, di 91 miliardi l’anno; tra il 1997 e il 1999 la media è salita a 176 miliardi; nel 2003 il passivo statale è arrivato a 539 miliardi ed è salito a 833 nel 2006. Il presidente Obama ha fatto approvare una finanziaria dove il deficit 2009 è di 1.750 miliardi di dollari, quello del 2010 di 1.170 miliardi. La Fed sta tenendo i tassi a zero, compra bond statali e privati.

Alla nascita dell’euro, il 1° gennaio 1999, la moneta unica valeva 1,1667 dollari. Il 2 dicembre 1999 l’euro scese fino alla parità, il 27 gennaio 2000 andò anche sotto. Il minimo storico è stato di 82,3 centesimi di dollaro per un euro, il 26 ottobre 2000. La parità è tornata il 15 luglio 2002. Nel 2006 si è avviata una rapida ascesa che ha portato l’euro fino al massimo storico di 1,59 dollari (il 7 luglio 2008), mentre oggi il cambio è attorno a 1,3 dollari per un euro.

Nel novembre del 2007, quando l’euro valeva più o meno 1,4 dollari, la top model Gisele Bundchen chiese che le sue prestazioni fossero pagate in euro. Fece clamore anche il videoclip della canzone “Blue Magic” del rapper americano Jay-Z, dove si vedeva il cantante in giro per le strade di New York su una Rolls Royce con una valigetta piena di banconote da 500 euro.

Alcuni governi, come la Svezia o gli Emirati, hanno deciso di cambiare da dollari a euro parte delle loro riserve valutarie. Il cartello petrolifero dell’Opec – anche sobillato dagli estremisti anti-Usa di Iran e Venezuela – ha iniziato a parlare seriamente di fissare direttamente in euro il prezzo del petrolio.

Chi vuole sostituire il dollaro con un’altra valuta cardine del sistema monetario mondiale sa però che, al momento, non ci sono alternative. L’euro è la moneta di un sistema di banche europee ancora troppo frammentato, per regole e autorità nazionali. L’Europa non ha poi una politica unitaria di bilancio, il che genera non poche incertezze sul valore della valuta. L’ingresso dell’Inghilterra nell’Unione monetaria potrebbe aiutare, ma Londra non ha intenzione di rinunciare alla sterlina (anche se un movimento pro-euro è in crescita). Lo yuan renminbi, peraltro parecchio manipolato da Pechino negli ultimi anni, potrà ambire al posto di perno del sistema solo fra decenni.

Così Xiaochuan si è giocato la carta dei Dsp. Ma ha citato anche Keynes. L’economista inglese si era presentato a Bretton Woods con una serie di proposte sull’economia globale. Una era il Bancor: una moneta unica mondiale inizialmente fissata in base al valore di 30 materie prime. Il Bancor non sostituiva le valute, ma era il metro per valutare le importazioni e le esportazioni planetarie. Ogni stato doveva essere in grado di avere un saldo zero tra entrate e uscite, perché un organismo centrale – chiamato International currency union – avrebbe tassato i surplus o i deficit della bilancia commerciale. L’obiettivo era incoraggiare i sistemi nazionali a cercare l’equilibrio commerciale ed evitare che ci fossero nazioni debitrici o creditrici.

A Bretton Woods la proposta di Keynes non passò. Passò la soluzione rivale dell’americano White, che metteva il dollaro al centro. Per Keynes la sconfitta fu pesante. L’inglese morì due anni dopo, il dispiacere dell’esito di Bretton Woods, dicono alcuni, contribuì.

L’idea di una moneta unica mondiale non è passata solo per la testa di Keynes. Venne in mente anche al mercante-banchiere-saggiatore reggiano Gasparo Scaruffi, nel ‘500: la sua riforma monetaria era imperniata sull’Alitinonfo (dal greco “vero volume”) come unità di misura delle monete del mondo. E nel 1916 ripropose l’idea della moneta mondiale (l’avrebbe chiamata Oro) l’economista americano Edwin Kremmer. Dopo Keynes, a proporre l’unificazione monetaria mondiale fu Pierre Werner, primo ministro del Lussemburgo e padre dell’euro. La sua valuta avrebbe dovuto chiamarsi Mondo.

Nomi bizzarri, ma la moneta mondiale non è solo faccenda da aneddotica. A fine 2000, il Fondo monetario tenne un Economic Forum dal titolo: “One World, One Currency: Destination or Delusion?”. Nel 1998 l’Economist ha previsto l’avvento della moneta unica dei paesi ricchi entro il 2018, ma prima “ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie, un altro po’ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due”. Mentre Paul Volcker, ex governatore della Federal Reserve, dichiarò nel 2000: “Se stiamo andando verso un’economia veramente globale, una valuta mondiale comune ha perfettamente senso”.

Per arrivare a una moneta unica serve molto tempo e diverse condizioni. C’è una teoria di “area valutaria ottimale” elaborata dal premio Nobel canadese Robert Alexander Mundell. Le condizioni che devono essere soddisfatte perché le monete di due o più Paesi possano fondersi in una sola sono: i Paesi devono avere già un fitto intreccio di scambi, devono avere economie simili nella struttura e nella congiuntura, ci dev’essere una sufficiente omogeneità nel grado di sviluppo e nelle istituzioni, devono avere condizioni di finanza pubblica non dissimili e tassi d’inflazione e d’interesse non troppo diversi.

Per arrivare al dollaro unico gli Stati Uniti ci misero 147 anni: fino al 1934. Il processo fu complesso. La Costituzione del 1787 aveva stabilito che «tutti i debiti e gli impegni esistenti a carico degli Stati confederati prima dell’entrata in vigore della Costituzione saranno validi nei confronti degli Stati Uniti, nell’ambito della nuova Costituzione, come lo erano nell’ambito della precedente Confederazione». I singoli Stati rimasero molto autonomi, ognuno con la sua valuta. Il Maryland all’inizio dell’Ottocento pose una tassa del 2% sui dollari emessi dagli altri Stati. Bocciata nel 1819 dalla Corte suprema. La Banca centrale federale, la Federal Reserve, fu creata solo nel 1913. Un valore unico e definitivo del dollaro arriva solo nel 1934, con il “Gold Reserve Act” del presidente Roosevelt.

L’Europa ci mise molto meno. Nel 1988 il Consiglio europeo affidò al comitato dei governatori delle banche centrali delle Comunità Europee il compito di progettare l’Unione economica e monetaria. Nel 1990 si arrivò alla liberalizzazione dei flussi di capitale tra gli Stati membri e nel 1992 il trattato di Maastricht stabilì i parametri per aderire all’euro. La Banca centrale europea si insedia nel 1998, dal 1° gennaio 1999 sono fissati i cambi tra le valute dell’Unione. Dal 1° gennaio 2002 l’euro entra in circolazione.

Anche altrove ci stanno provando. Ad esempio in Africa. Il primo ad arrivare – deve debuttare il 1° dicembre – sarà l’Eco. È la moneta della Zona Monetaria dell’Africa Occidentale, gruppo di cinque paesi (Gambia, Ghana, Guinea, Nigeria, Sierra Leone) che fanno parte della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, 16 Stati che, in tempi ancora da definire, potrebbero tutti adottare l’Eco. Monete uniche africane esistono già. C’è il Franco Cfa. Garantito in euro dal Tesoro francese, ha due versioni non intercambiabili: quella del Banco Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale e quella del Banco degli Stati dell’Africa Centrale. Circola in quattordici stati, tutti ex colonie francesi. La sigla Cfa stava per Colonie francesi africane, mentre oggi significa Comunità francese d’Africa in una versione e Cooperazione finanziaria dell’Africa Centrale in un’altra. E c’è l’Afro, elaborato dall’Unione africana come valuta ufficiale della Comunità economica africana che raggruppa tutto il continente nero, escluso il Marocco. Istituito con un trattato (quello di Abuja, del 3 giugno 1991) che è precedente a quello di Maastricht, l’Afro dovrebbe entrare in circolazione per il 2028. Ma ci sono stati come l’Egitto, lo Swaziland e il Lesotho, che hanno già chiesto un rinvio.

La Banca per lo sviluppo asiatico lavora all’Acu, una specie di moneta unica asiatica basata su un paniere di valute locali. Il progetto è ancora molto generico. Non si sa, soprattutto, se la Cina sarà mai disposta a farne parte, magari rischiando di subire l’egemonia dello yen giapponese.

In America Latina entrerà in vigore a gennaio 2010 il Sucre. Sarebbe una moneta virtuale condivisa da Bolivia, Venezuela, Nicaragua e Cuba, Dominica, Saint-Vincent e Granadine (già riuniti nell’Alternativa bolivariana per l’America) oltre all’Ecuador. In futuro potrebbe diventare una moneta reale. Intanto in Ecuador la moneta corrente sono i dollari americani. Nel Nordamerica è stato ipotizzato l’Amero, che potrebbe fare da moneta unica per Canada, Stati Uniti e Messico. Tre Stati che oggi condividono un’area di libero scambio (il Nafta) e un accordo di protezione reciproca (il Spp).

I sei paesi arabi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) nel 2001 avevano deciso di dar vita a un’unione monetaria fissando il lancio di una moneta comune, il Khaleeji (vuole dire “del Golfo”), al 1° gennaio 2010. I Paesi erano Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. A seppellire il progetto, però, sono stati proprio gli Emirati, che non hanno gradito la decisione di assegnare la sede della futura banca centrale all’Arabia Saudita (si erano candidati loro per primi a ospitarla). «L’Unione monetaria – ha detto il 20 maggio scorso una fonte della banca centrale di Abu Dhabi – non ci interessa più se non possiamo avere nessuna voce in capitolo».

Oggi niente più dell’oro ha l’aspetto di una moneta unica mondiale. E si parla anche di tornare al “gold standard”, quello abbandonato da Nixon nel ’71. I finanzieri si stanno scambiando e-mail su un saggio intitolato Oro e libertà economica. È degli anni Sessanta, lo aveva scritto Alan Greenspan. «Sotto il regime di gold standard, il credito che una nazione può sostenere è determinato dagli asset tangibili dell’economia. Ma senza questo regime non c’è nessuno store value (bene rifugio, ndr). La spesa in deficit è semplicemente uno schema per la confisca della ricchezza. L’oro, in questo contesto, protegge il diritto di proprietà».

Tornare all’oro causerebbe uno choc. Ubs calcola che per reintrodurre il gold standard le riserve auree degli Usa sono così scarse che si dovrebbe quotare l’oro a 6.000 dollari l’oncia. Per implementare lo standard in Giappone, Cina e Stati Uniti il prezzo supererebbe i 9.000 dollari. Oggi un’oncia è quotata a 915 dollari.

Link di approfondimento:

Nuova moneta mondiale cercasi

Una moneta una sola banca centrale, il Sole 24 Ore

Sindaco Moratti alla presentazione del progetto “United Future World Currency”

La Moneta Copernicana

Il Nuovo Ordine Finanziario Mondiale: Verso la Moneta Unica Globale e il Governo Mondiale

Ora l’Acu asiatica allarma re dollaro

Un mondo chiamato Bric

Chavez announces new Latin American currency

Sucre, The New Latin American Currency To Replace US Dollar For Intra-Regional Trade

Latin American Leftists to trade in new virtual ‘sucre’ currency

Morales e Chavez pensano a una moneta alternativa al dollaro

L’Africa Occidentale verso la moneta unica

Afro (valuta)

Il Golfo avrà la sua moneta unica


http://www.osservatoriosulmondo.com/archivio/57-30_04_09.pdf

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