Nella Civiltà dell’informazione globalizzata, i mezzi di comunicazione di massa più influenti, come i grandi quotidiani, non possono certo nascondere totalmente le notizie scomode, come quella del potere dei Gesuiti e della Chiesa Cattolica a livello mondiale; ed ecco quindi che periodicamente se ne escono con notizie addomesticate ma rivelatrici. L’articolo L’Internazionale dei Gesuiti, pubblicato da Il club de La Lettura de il Corriere della Sera è uno degli esempi di tale impostazione di pensiero controllato. In esso si rivelano molte cose riguardo alla leadership Occidentale controllata dai Gesuiti, ma le si condiscono con frasi del tipo “l’obiettivo è l’azione nel mondo come “servizio”” oppure ci si riferisce all’azione educativa dei Gesuiti come ad «una pedagogia del desiderio, del desiderio di apprendere, legata all’esperienza». 
Mario Draghi, presidente della BCE, educato dai gesuiti all’Istituto Massimiliano Massimo, uno degli esempi più eclatanti dell’influsso dei Gesuiti sulla UE.
Insomma, quando non si può più negare l’evidenza, la si distorce nella sua percezione, contando anche sul fatto che viviamo in un paese dove solo il 20 per cento degli adulti italiani sa veramente leggere, scrivere e contare. Ma la realtà a cui siamo di fronte è quella del dominio temporale del Vaticano S.p.a., un domunio incontrastato nel corso dei secoli. In tal senso possiamo parlare a ragion veduta del metodo Gesuitico come di una “Pedagogia del Dominio” che, attraverso un’educazione improntata alla ferrea disciplina e al sacrificio,  è tesaal controllo della vita politica, sociale ed economica dell’intero mondo globalizzato. Dell’aspirazione a questo controllo ne è esempio la pretesa della “Santa” Chiesa, sotto le false vesti moralizzatrici, di una “nuova evangelizzazione”, che dovrebbe andare di pari passo alla costruzione di una “autorità mondiale”. Il Discorso Del Santo Padre Benedetto Xvi Ai Partecipanti Alla Plenaria Del Pontificio Consiglio Della Giustizia E Della Pace, tenutosi nella Sala del Concistoro Lunedì 3 dicembre 2012 è solo l’ultimo di una lunga serie di dichiarazioni ufficiali non smentibili che vanno in questa direzione. In esso leggiamo:
“Da una nuova evangelizzazione del sociale possono derivare un nuovo umanesimo e un rinnovato impegno culturale e progettuale. Essa aiuta a detronizzare gli idoli moderni, a sostituire l’individualismo, il consumismo materialista e la tecnocrazia, con la cultura della fraternità e della gratuità, dell’amore solidale. Gesù Cristo ha riassunto e dato compimento ai precetti in un comandamento nuovo: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34); qui sta il segreto di ogni vita sociale pienamente umana e pacifica, nonché del rinnovamento della politica e delle istituzioni nazionali e mondiali. Il beato Papa Giovanni XXIII ha motivato l’impegno per la costruzione di una comunità mondiale, con una corrispondente autorità, proprio muovendo dall’amore, e precisamente dall’amore per il bene comune della famiglia umana. Così leggiamo nella Pacem in terris: «Esiste un rapporto intrinseco fra i contenuti storici del bene comune da una parte e la configurazione dei Poteri pubblicidall’altra. L’ordine morale, cioè, come esige l’autorità pubblica nella convivenza per l’attuazione del bene comune, di conseguenza esige pure che l’autorità a tale scopo sia efficiente»(n. 71).
La Chiesa non ha certo il compito di suggerire, dal punto di vista giuridico e politico, la configurazione concreta di un tale ordinamento internazionale, ma offre a chi ne ha la responsabilità quei principi di riflessione, criteri di giudizio e orientamenti pratici che possano garantirne l’intelaiatura antropologica ed etica attorno al bene comune(cfr Enc. Caritas in veritate, 67). Nella riflessione, comunque, è da tenere presente che non si dovrebbe immaginare un superpotere, concentrato nelle mani di pochi, che dominerebbe su tutti i popoli, sfruttando i più deboli, ma che qualunque autorità deve essere intesa, anzitutto, come forza morale, facoltà di influire secondo ragione (cfr Pacem in terris, 27), ossia come autorità partecipata, limitata per competenza e dal diritto.” (il grassetto è nostro)

Quindi è chiaro l’intento della Chiesa e di Benedetto XVI, e cioè : “la costruzione di una comunità mondiale, con una corrispondente autorità”; e le scuole dei Gesuiti sono il fondamento primo di tale edificazione, attraverso una Pedagogia volta alla Leadership e al Dominio, la quale, ammantata di false promesse morali, sta conducendo i popoli europei e mondiali verso un nuovo oscuro medioevo tecno-teocratico.
Vi consigliamo di leggere l’articolo del Corriere, di seguito riportato, sotto questa nuova chiave interpretativa.
 L’Internazionale dei Gesuiti
Il Club de La Lettura
Il Corriere della sera 
Ai vertici dell’Europa c’è una «Internazionale gesuita». Lo ha detto, scherzando, ma non troppo, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che ha ricordato di aver studiato dai gesuiti, come i premier di Italia e Spagna, Mario Monti e Mariano Rajoy, e come anche il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.
E se la frase «Internazionale gesuita» Van Rompuy l’ha pronunciata come se fosse una battuta, resta un dato di fatto incontestabile: il destino dell’euro non è solo nelle mani di Goldman Sachs, ma di chi è stato educato dai seguaci di sant’Ignazio di Loyola. Chris Lowney, che è stato in un seminario dei gesuiti per sette anni prima di essere nominato managing director di JPMorganmentre era ancora trentenne, ha definito «leader per vocazione» quelli cresciuti nel vivaio dei gesuiti. E ha spiegato i principi della leadership secondo i gesuiti nel suo primo libro Heroic Leadership: Best Practices from a 450-Year-Old Company that Changed the World, cioè la Compagnia di Gesù, fondata appunto 450 anni fa. Un libro che è stato tradotto in dieci lingue, tra cui l’italiano.
Europa, dunque, ma non solo Europa. Manuel Barroso dal 2004 è presidente della Commissione europea (in passato primo ministro del Portogallo), ma ha frequentato la prestigiosa Università Georgetown di Washington. Georgetown ha avuto e continua ad avere un grande impatto culturale negli Stati Uniti. Otto scuole, un ospedale e molti programmi ad altissimo livello, cinque campus sparsi nella città di Washington e in Virginia. Il fiore all’occhiello è, probabilmente, la School of Foreign Service-Qatar. Qui si formano i diplomatici del dipartimento di Stato. Ed esperti di strategia e geopolitica, forse tra i migliori al mondo. Un ex presidente americano, Bill Clinton, ha studiato fra queste mura. Ma ce ne sono altri, di leader, che sono stati formati nei suoi campus.
In ogni caso, quaranta ex alunni dei gesuiti siedono attualmente al Congresso degli Usa, compreso il senatore John Kerry. Altri ex alunni famosi sono il giudice della Corte Suprema, Antonin Scalia, Vicente Fox, ex presidente del Messico, Fidel Castro, leader di Cuba, più il defunto François Mitterrand, presidente francese dal 1981 al 1995. Ma anche la rockstar Sting, l’attore Denzel Washington, le star dell’Nba Patrick Ewing e Bill Russell, Vince Lombardi, leggendario allenatore di football. E il maestro del cinema Alfred Hitchcock. E gesuita era il cardinale di Milano Carlo Maria Martini, che è stato a un soffio dal diventare Papa.
«Le nostre scuole tendono a formare leader, ma l’obiettivo è l’azione nel mondo come “servizio”. C’è una spinta alla “dedizione” che fa parte del Dna dell’educazione dei gesuiti», spiegano i seguaci di Sant’Ignazio, citando quanto propugnato da Pedro Arrupe, generale dei gesuiti per vent’anni: «Noi intendiamo formare dei “leader” nel servizio — ha scritto Arrupe —, uomini e donne che abbiano competenza, coscienza e passione per l’impegno».
E sembrano esserci riusciti. Guardiamo all’Italia. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha studiato dalle elementari al liceo presso l’Istituto gesuita Leone XIII di Milano. Hanno frequentato l’Istituto Massimiliano Massimo, nel quartiere Eur di Roma, oltre al presidente della Bce, Draghi, il presidente Bnl Luigi Abete, il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, il sociologo Giuseppe De Rita, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni De Gennaro, il presidente della Ferrari e di ItaliaFutura Luca di Montezemolo. Un altro ex alunno è Francesco Rutelli. A Torino, all’Istituto sociale, hanno studiato Cesare Pavese, Mario Soldati e poi il sindaco Piero Fassino, Giovanni Minoli, l’ex ministro della Giustizia e presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. A Brescia, al Collegio Ricci, frequentato dal futuro papa Paolo VI, è stato — dall’asilo al liceo — il filosofo Emanuele Severino: «Ora quella scuola, che offriva un ottimo insegnamento scientifico, matematica in particolare, non è più dei gesuiti. Come non esiste più il prestigioso liceo dei gesuiti Pennisi, ad Acireale, di cui furono rettori due miei zii».
Perché tanto successo, dopo quasi cinque secoli, del modello educativo che trae origine dal pensiero e dalla pratica di vita di Ignazio di Loyola? Condensata in una formula, si tratta di «una pedagogia del desiderio, del desiderio di apprendere, legata all’esperienza». Scriveva infatti sant’Ignazio: «Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente».
Spiega padre Antonio Spadaro che, prima di essere chiamato a dirigere «La Civiltà Cattolica», nel 2011, è stato docente al Massimo di Roma (e a sua volta alunno del collegio di Messina): «Puntiamo sulla “molla” dell’apprendimento: il desiderio. Un allievo non impara bene e non apprende se non ciò di cui ha “sete” e dunque riesce poi a gustare interiormente, perché lo ha desiderato». E ancora: «Il momento dell’esperienza è il momento dell’ingresso nel mondo, nella storia, negli avvenimenti, nei fatti, gustandone la gioiosità e l’amarezza con tutti i sensi (vedere, udire, odorare, assaporare, toccare)». Conoscere la vita, leggerla e capirla non è sufficiente: «Ignazio pensa a un uomo che innanzitutto reagisce affettivamente». E che ha uno sguardo ampio, ma anche una grande capacità di analisi e di dettaglio. I gesuiti annoverano tra loro grandi scienziati, addirittura dei pionieri dell’astrofisica. Ma anche economisti come il predecessore di Spadaro alla «Civiltà Cattolica» per quindici anni, padre Giampaolo Salvini, coautore con Luigi Zingales e Salvatore Carrubba de Il buono dell’economia, edito dalla Bocconi, su etica e mercato.
«Il mondo è la nostra casa» è stato il motto scelto per un incontro tenuto a fine luglio nel magnifico campus del Boston College, l’università dei gesuiti a Boston. Più di quattrocento persone da oltre cinquanta Paesi, a rappresentare l’universalità del carisma di sant’Ignazio nell’educazione. Dall’Italia, ha partecipato un altro gesuita illustre, padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana, che nella sua relazione ha descritto lo stupore di Benedetto XVI durante il collegamento con gli astronauti della stazione spaziale internazionale.
La cosa più sorprendente è che il successo ignaziano si è confermato nell’ultimo mezzo secolo anche nel Vecchio Continente, dove l’egemonia, nella didattica e nella pedagogia, dell’impostazione marxista, costruttivistica e neopositivistica ha lasciato sul terreno, insieme a utili strumenti di analisi, un deserto pedagogico, sfociato o nella violenza della prassi (fino al terrorismo) o nel soggettivismo più chiuso e meschino. Senza essere cioè in grado di generare personalità capaci di impegnarsi in un progetto di ampio respiro. Al contrario dell’impostazione educativa di quell’uomo d’armi diventato santo, Ignazio di Loyola, che si è trovata così sorprendentemente contemporanea con lo sviluppo di un’epistemologia liberata dalla camicia di forza del positivismo e al tempo stesso con il fondamento del pensiero classico, Aristotele, che nella Metafisica scriveva: «L’inizio della conoscenza è lo stupore».

Maria Antonietta Calabrò

Alberto Rivera è serio?
di Sidney Hunter
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it
Leggi le parti precedenti: 
Gesuiti: L’Attendibilità di Alberto Rivera – Parte 1
Gesuiti: L’Attendibilità di Alberto Rivera – Parte 2


Accusa numero 11:
E’ sbagliato dedurre che i Gesuiti formarono e guidarono i temuti squadroni della morte ustascia in Jugoslavia

Risposta:
Per quanto riguarda la persecuzione Romanista degli eretici in Jugoslavia abbiamo così tanto materiale che è difficile decidere cosa citare e cosa lasciare fuori.
Vorrei iniziare con il libretto Ravening Wolves, della compianta Signora Monica Farrell, una Cattolica convertita. Sulla copertina leggiamo:


“Questo è il record di torture e omicidi commessi in Europa nel 1941-1943 da un esercito di Cattolico Azionisti conosciuti come Ustascia, guidato da monaci e sacerdoti, anche con la partecipazione di suore. Le vittime soffrirono e morirono per la causa dei diritti e della libertà di coscienza. Il minimo che possiamo fare è leggere i resoconti delle sofferenze e tenere a mente che non è successo nei tempi bui, ma nella nostra generazione ILLUMINATA. Ustascia è un altro nome per l’Azione Cattolica.”

Invece di citare la descrizione dei massacri raccapriccianti, di cui il libro è pieno, citerò le prove contro l’istituzione romana.

“Un ulteriore prova si trova nella relazione di sette eminenti ecclesiastici protestanti, che viaggiarono dagli Stati Uniti alla Jugoslavia per investigare per se stessi e riferire le scoperte ai loro connazionali. Questi sette investigatori erano: il Dr. G. E. Shipler, direttore di The Churchman, un episcopale. Il Dr. E. S. Burke, direttore di Zion’s Herald, di Boston, un Metodista. Il Dr. G. W. Buckner, Jr., direttore di World Call, di Indianapolis, Discepolo di Cristo. Il Dr. P. P. Elliott della Prima Chiesa Presbiteriana di Brooklyn. Il Dr. S. Trexler, ex presidente del Sinodo Luterano di New York. Il Rev. C. Williams, Direttore dell’Institute of Applied Religion, Birmingham, Alabama. Il Rev. W. H. Melish della Chiesa della Santissima Trinità, un episcopale.”

Nella loro relazione si dice:

“Tra i documenti che abbiamo esaminato ci sono stati un gran numero di giornali e periodici ufficiali cattolico romani, che, con franchezza, di mese in mese, raccontarono la storia della collaborazione dell’Arcivescovo (che è Stepinac, che fu il Primate della Chiesa Cattolica in Jugoslavia) con i nazisti. Sembrava ovvio che la ragione di questa candida registrazione di tale collaborazione era dovuta alla convinzione che la Germania avrebbe vinto la guerra. “I documenti hanno dimostrato che, quando gli italiani e i tedeschi passarono in Jugoslavia, alcuni gruppi clandestini cattolici laici organizzati precedentemente, che si facevano chiamare “Crociati” ed erano aiutati da singoli sacerdoti e monaci militanti, si levarono per ricevere gli invasori…”
“Pavelich e Kuaternik, con l’aiuto dei loro soldati tedeschi, italiani e “crociati”, procedettero ad effettuare il programma razziale sponsorizzato dalla Germania, che auspicava il solidificarsi di una comunità croata con l’eliminazione delle minoranze come gli ebrei e gli zingari, la riduzione del numero dei serbi che vivevano in Croazia e il persuadere i rimanenti a trasformarsi in cattolici romani.”
“Quasi 70.000 degli 80.000 ebrei di tutto il paese furono uccisi o costretti a fuggire e i loro beni furono confiscati. 240.000 serbi divennero Cattolici Bizantini attraverso conversioni forzate, pena la morte. Coloro che resistettero furono fucilati o accoltellati e i loro corpi gettati in fosse comuni, che, in seguito, furono trovate e aperte.”
“Abbiamo visto centinaia di deposizioni giurate attestanti tali reati, fatte da parenti o testimoni oculari, e anche, in alcuni casi, da sopravvissuti. Le proprietà della Chiesa Serba furono sequestrate e consegnate a parrocchie e conventi cattolici…Nell’intera battaglia in Jugoslavia morirono 1.700.000 uomini, donne e bambini.”

 Pavelic raggiunge la Cattedrale di Zagabria il giorno dell’apertura del Sabor [La Legislatura Nazionale]; lo riceve Stepinac (1942)

 Pavelic (a sinistra) fa un saluto nazista. Il Vescovo Stepinac all’estrema destra (1941).

 Pavelic e Stepinac frequentano insieme la messa cattolica (1942).
 L’Arcivescovo Stepinac e il Nunzio apostolico Marcone lasciano una celebrazione; dietro di loro c’è un generale tedesco.
 Stepinac stringe la mano ad Ante Pavelic, capo dello stato fantoccio nazista della Croazia

Potrei andare a citare passaggio dopo passaggio da questo piccolo libro eccellente, scritto da un vero santo di Dio, ognuno dei quali conferma esattamente quello che stanno dicendo Alberto Rivera e Jack Chick.
Concludiamo facendo riferimento al libro ben documentato Holocaust In The Independent State Of Croatia, del Dottor Lazo M. Kostich, pubblicato da Liberty – Chicago, nel 1981:



“Nella sua relazione del 24 settembre 1941 al Ministro degli Esteri Ribbentrop a Berlino, il dottor Gerstenmeir riportava: ‘I Circoli Ortodossi in Serbia sono profondamente amareggiati dal comportamento croato. Gli ustascia hanno costretto decine di migliaia di serbi in Croazia ad accettare la fede cattolica. Agli ortodossi che resistevano venivano tagliate le gole in massa (questo è da prendere alla lettera) oppure tutti i loro beni venivano confiscati ed essi erano espulsi, nella miseria più totale’.”

Ancora a pagina 18 leggiamo:

“L’espulsione di massa o la conversione forzata degli ortodossi al cattolicesimo erano all’ordine del giorno. Tutte la misure, finalizzate all’eliminazione dei Serbdom in Croazia, furono condotte sotto lo slogano enunciato da uno dei ministri croati:’Massacreremo il primo terzo dei serbi, espelleremo il secondo terzo dal paese e forzeremo l’ultimo terzo ad accettare la fede cattolica, dopodiché esso sarà assorbito dall’elemento Cattolico’. Così, i più ufficiali circoli tedeschi, presenti personalmente in Croazia a quel tempo, ammettevano che:
a) Si era verificato il massacro di centinaia di migliaia di serbi
b) La politica ufficiale croata fu quella di far scomparire i Serbi dalla Croazia. In una parola, ‘genocidio’.

Gran parte delle informazioni di cui sopra è confermata in due libri: Ustashi Under The Southern Cross , di M. Jurjevic, pubblicato da M. Jurjevic. La seconda fonte è il libro ben documentato This Is Artukovic, stampato in Australia da Covenanter Press for Protestant Publications.
Passo ora a descrivere alcune fotografie che sono incluse nel libro di Kostich.

Pagina 262: tre cadaveri, uno dei quali è una donna assassinata dagli ustascia cattolici. 


Pagina 263: gli ustascia che tengono la testa mozzata di un prete serbo-ortodosso. 

Pagina 264: Due immagini: (In alto) Un contadino scava la propria tomba. Un sadico ustascia gli mostra il coltello con cui lo uccideranno. (In Basso) Dopo che è stato fatto il lavoro.
Pagina 267: Un ustascia con un sadico sorriso sul viso taglia la testa di un uomo con un’ascia.

Pagina 276: Il capo croato delle SS, l’assissino Pavelic, si trova al centro del clero cattolico croato nel mese di aprile del 1942.
Pagina 277: Il leader degli ustascia Pavelic tra i monaci francescani croati.
Pagina 278: Il francescano Filipovic in abiti da prete e, nell’altra foto, nell’uniforme ustascia come comandante del campo di concentramento di Jasenovae.
Ora andremo a descrivere alcune immagini da The Vatican Against Europe. Alle pagine 224 e 225 ci sono alcune immagini che mostrano:
1)L’apertura di una casa per bambini a Tuskanac. L’Emissario Pontificio Marcone insieme a Pavelic, l’assassino.
2)L’Arcivescovo Stepinac e l’Emissario Pontificio Marcone frequentano una parata militare a Zagabria, circondati da ufficiali italiani, tedeschi e ustascia.
3)L’Emissario pontificio Marcone e Pavelic ricevono il saluto nazista da un gruppo di giovani ustascia.
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Robert V. Julien
(Ex-missionario Maryknoll)
“Come ex prete, io considero il dottor Rivera un prezioso fratello in Cristo. La sua testimonianza è vera ed egli ama veramente il popolo cattolico. Egli dice loro la verità, rischiando la loro rabbia e la sua vita perché essi conoscano la salvezza.”

Eubanks Donna
(Ex suora superiore)
“Ora sono una vera cristiana, per grazia di Dio, dopo 23 anni come suora delle Suore di San Giuseppe. Posso affermare, per conoscenza personale, che il dottor Rivera dice la verità sul sistema cattolico romano.”

Clark Butterfield
(Ex-sacerdote)
“Dopo aver letto ALBERTO ho capito che non ero il solo, nel mio desiderio di ex prete, che desiderava portare alla salvezza milioni di prigionieri del sistema cattolico romano. Sono onorato di riunirmi con il ministero del dottor Rivera.”
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Accusa numero 12:
E’ falso dire che i Gesuiti: 1) Prepararono la Quinta Colonna nelle nazioni Alleate (non Asse)
e 2) Prepararono cellule commando segrete negli Stati Uniti.
Risposta:  The Vatican Moscow Washington Alliance
di Avro Manhattan afferma, a pagina 265:


“Parlare di quinta colonna cattolica sembra discriminatorio. Eppure, una generazione fa, le minoranze cattoliche contribuirono a distruggere l’Europa democratica. Fecero ciò attraverso la collaborazione con Hitler.”

A pagina 266 dello stesso libro si legge:

“Anche in questo caso, chi si riuniva all’interno dei Cavalli di Troia per aiutare Hitler a rovesciare la politica e, sì, anche le strutture militari di Belgio e Francia? Ancora una volta noi troviamo leader cattolici individuali o gruppi cattolici intimamente connessi con le gerarchie e, perciò, con il Vaticano e il Papa Pio XII…In Francia incontriamo un Cavaliere papale, Pierre Laval; un generale addestrato dai gesuiti, Weygand; e un altro importante cattolico, il maresciallo Pétain…Se attive minoranze cattoliche contribuirono alla disintegrazione della democrazia europea, un’attiva minoranza cattolica potrebbe faro lo stesso negli Stati Uniti.”

Per la conferma di quanto sopra vedere le pagine 140-141 di The Vatican Against Europe. Per le “cellule commando” segrete dei gesuiti negli Stati Uniti, vedere pagina 139 di The Secret History Of The Jesuits.
Ancora una volta le informazioni di Rivera e Chick si sono dimostrate vere. Grazie a Dio per coloro che hanno il coraggio di lasciare che sia conosciuta la verità a proposito di questo grande nemico della libertà e della giustizia cristiana: la Chiesa Cattolica Romana.


Certificazione ufficiale

Questa è una copia dell’ultima certificazione ufficiale che fu data ad Alberto Rivera poco prima che egli lasciasse la Spagna nel 1967. Egli ricevette copie in spagnolo e in inglese.

           
Spanish                               English
(Fare clic sui collegamenti per le copie leggibili)


La Tattica
La maggior parte delle accuse contro Alberto Rivera sono state degli attacchi diretti contro l’integrità e la validità riguardo alle sue affermazioni che egli era stato un gesuita cattolico e che le sue esperienze erano genuine. Questo approccio è meglio descritto come l’assassinio del carattere. Di solito è usato in preda alla disperazione da persone che non possono onestamente confutare i fatti.
Coloro che usano questo approccio per criticare il dottor Rivera di solito iniziano con una serie di affermazioni menzognere del tipo:”La ricerca dettagliata ha dimostrato che…” In più occasioni essi tentano di aggiungere validità alle loro rivendicazioni inserendo citazioni da compromettenti pubblicazioni ecumeniche “Cristiane” che non vogliono offendere la Chiesa Cattolica Romana.
Il fatto che Roma abbia fatto ricorso a feroci e implacabili tentativi di assassinio del carattere contro Alberto Rivera è tra le prove più sicure che le affermazioni che egli ha fatto su Roma sono proprio esatte. Se le sue affermazioni fossero state false, la gerarchia cattolica avrebbe dimostrato che erano sbagliate diversi anni fa e lui sarebbe sicuramente sbiadito come il sole al tramonto. Quindi, vedete, la stessa Chiesa Romana, con le sue stesse azioni, dimostra che Rivera sta dicendo la verità.
La folla religiosa ai tempi di Gesù lo odiava perché Lui espose i loro peccati. Anche la folla religiosa di oggi ti disprezza quando si inizia a fare luce nelle loro vie peccaminose. Alberto Rivera ne è la prova vivente. […]

Chi sta fabbricando le bugie?

E’ molto interessante il fatto che la Chiesa Cattolica abbia accusato il Dottor Rivera di mentire, perché, quando si tratta di dire falsità, Roma guida la classifica. Quanta fiducia possiamo riporre nel rifiuto di Rivera da parte di Roma? Neanche un po, soprattutto in vista di quanto segue, che proviene dalla lezione 17 – “L’amore al servizio dell’uomo” di The Catholic Religion pubblicato da The Catholic Enquiry Centre, Maroubra, NSW 1979. Esso dice:

“E’ lecito a volte nascondere la verità o parte di essa. Ci sono occasioni in cui sarebbe dannoso per se stessi o gli altri dire tutta la verità. Non è peccato rilasciare dichiarazioni ambigue e fare riserve mentali su alcune questioni come quando una persona è tenuta al segreto o è messa in discussione da chi non ha diritto a certe informazioni.”

Così Roma dice che è lecito da parte loro mentire quando questo serve meglio i propri scopi, ma condannano Rivera perché egli sarebbe un bugiardo. Oltre ad essere ipocrita, la loro posizione si fa beffe delle scritture:

“…tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”. Apocalisse 21:8
Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno, ma quelli che agiscono con sincerità gli sono graditi”. Proverbi 12: 22
“Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda, mani che versano sangue innocente, ” Proverbi 6: 16,17

Alla luce delle dichiarazioni di Roma sul mentire mi chiedo nuovamente: quanto possiamo fidarci delle loro affermazioni su Rivera? Molto semplice. Neanche un po.
La prova che la Chiesa Cattolica crede in effetti che sia lecito “nascondere la verità” può essere trovata nelle loro numerose false dottrine non bibliche. Qui ce ne sono solo alcune:

  1. Che Maria è una mediatrice tra Dio e gli uomini…una bugia. (I Timoteo 2:5)
  2. Che Maria, la madre di Gesù, fu concepita in modo immacolato…una bugia. (Romani 3:23)
  3. Che il sacerdote può perdonare i peccati…una bugia. (Atti 10:25,26)
  4. Il fatto che il Papa è infallibile…una bugia. (Romani 3:23)
  5. Che i soldi versati nelle sue casse possono aiutare le anime dopo la morte…una bugia. (Ebrei 9:27)
  6. Che la salvezza si trova solamente in essa…una bugia. (Giovanni 14:6)
  7. Che i sacerdoti possono trasformare un panino nel Cristo vivo…una bugia. (Ebrei 10:10, 12)
  8. Che il culto degli idoli (per esempio crocifissi, rosari, statue, santi, ecc.) è giusto…una bugia. (Esodo 20:4-5)
  9. Che “l’acqua santa” può fare miracoli…una bugia. (ad esempio STATE AFFAIR item – Gennaio 1986)
  10. Che la Chiesa Cattolica è povera…una bugia. (Leggi The Vatican Billions, di Avro Manhattan.)
  11. Che ha salvato migliaia di ebrei a Roma durante l’occupazione nazista…una bugia. (Leggi la verità a pagina 29 del libro The Vatican Papers.)

Ora, dopo aver considerato queste poche bugie ispirate da Roma (potrebbero esserne citate molte di più), può una persona con la mente sana dare uno straccio di credibilità a tutto il sistema malvagio che dovrebbe pronunciarsi su uomini come Alberto Rivera? Certo che no!
Infatti, mi spingerei ad affermare che se Roma concordasse con tutto ciò che dice Rivera, allora saremmo molto scettici noi stessi dell’uomo. Solo l’essere denunciato da Roma dimostra ulteriormente la verità di ciò che dice.

Era un Gesuita?

La prova del fatto che Rivera è stato realmente un Gesuita può essere trovata attraverso diversi elementi, tra cui:

  • La sua carta d’identità spagnola.
  • Una lettera di autorizzazione da parte dell’Arcivescovo di Madrid – Alcala.
  • Immagini che lo mostrano in abito sacerdotale in una scuola parrocchiale.

Con prove come queste, la Chiesa Cattolica non può limitarsi a respingere tutto e dire che egli non è mai realmente appartenuto al loro sistema. La prova è disponibile per essere esaminata da tutti – una prova tanto buona quanto quella che qualsiasi uomo può eventualmente produrre.
E’ interessante notare che ex Cattolici Romani come il missionario Maryknoll Robert V. Julien, l’ex Suora Superiora Eubanks Donna e l’ex sacerdote Clark Butterfield sono tutti d’accordo che, in base alle loro ampie esperienze nella Chiesa Cattolica, le affermazioni di Rivera sono vere. Un altro fatto interessante è che molti ex-cattolici romani che sono stati veramente salvati dalla grazia di Dio, non hanno alcun problema ad essere d’accordo con le affermazioni di Rivera. Sanno com’è il sistema Cattolico Romano per esperienza personale.
Sembra che quei cristiani che credono alle bugie di Roma che stanno circolando su Rivera siano stati inebriati dal vino della sua prostituzione e non possano più discernere il vero dal falso.
Naturalmente, Roma negherà l’esposizione di Rivera del suo sistema malvagio. Essa non si inventò delle false accuse contro Chiniquy quando egli la denunciò? Leggete Fifty Years In The “Church” Of Rome e lasciate che la verità pervada il vostro cuore.
E il famoso affare Dreyfus, che divise la Francia prima della fine del secolo scorso? Furono forniti falsi documenti per condannare un ufficiale militare innocente al carcere a vita. Secondo Edmond Paris, nel capitolo 8 del suo libro  The Secret History Of The Jesuits, fu l’istituzione romana essere dietro l’intera malsana faccenda. La Bibbia ci dice che ci dobbiamo aspettare una reazione da coloro che sono servi delle tenebre. Quando Gesù espose il falso sistema religioso del suo tempo fu crocifisso. Non si deve dimenticare che la “Santa Madre Chiesa” non pretende di cambiare. Per quanto riguarda il suo interesse verso le campagne di menzogne e inganno, siamo pienamente d’accordo con lei; essa non ha mai cambiato i suoi modi menzogneri.
Dalla lettura di buoni libri protestanti si impara presto che la storia di Roma è pregna di esempi dell’utilizzo della diffamazione per la distruzione dei suoi nemici, quando tutto il resto non è riuscito a screditarli.

Potrebbero i protestanti giustificare l’uccisione?

I veri Protestanti lavati nel sangue, sia di oggi o del passato, potrebbero commettere gli stessi crimini efferati che ha commesso la Chiesa cattolica e non essere esposti? Esaminiamo la storia dei Protestanti:

  1. Quale grande riformatore protestante fu colpevole di tortura e uccisione di decine di migliaia di persone innocenti in passato?
  2. Gli uomini come Huss, Lutero, Calvino, Knox, Cranmer, Ridley, Latimer, o più recentemente, Wesley o Whitefield, hanno un record di torture ed omicidi al loro seguito? Dove e quando mai questi uomini proclamano fermamente che la Chiesa ha il diritto di uccidere coloro che non sono d’accordo con lei?
  3. In quali articoli di fede della chiesa protestante si trovano delle disposizioni per sterminare coloro che hanno diversi convincimenti?

Non dobbiamo confondere, ad esempio, l’uccisione dei romanisti che presero parte alla Congiura delle Polveri e che furono in seguito puniti da Re Giacomo per i loro crimini. Non dobbiamo confondere esempi come questo con lo sterminio dei cosiddetti eretici da parte delle Istituzioni Romane. I Romanisti furono giustiziati per crimini contro il governo legale; i protestanti sono stati uccisi per la loro fede in Dio e nella Sua Parola. Queste sono due insiemi di circostanze molto diverse.
Non dimentichiamolo mai:
i riformatori gridarono contro questo sistema malvagio.
Coloro che hanno recentemente abbandonato Roma sono d’accordo con quello che dice Rivera. Dove sono oggi i veri protestanti lavati nel sangue? Migliaia di persone che sono state redente dal sangue di Cristo devono levarsi in piedi fedelmente accanto a Rivera e Chick nei loro sforzi per denunciare questo sistema religioso anti cristiano. Non si deve mai dimenticare che, come denominazione, Roma sostiene che lei è la sola e unica vera Chiesa. Lei sostiene che la Chiesa Cattolica è stata istituita da Cristo che ha lasciato come suo successore Pietro, il Papa e il capo universale. Lei sostiene che che al di fuori di se stessa non c’è salvezza. Questo è settarismo nella sua forma più arrogante e diabolica.
Quale triste stato di cose abbiamo raggiunto quando supposti cristiani credenti nella Bibbia staranno affianco ad un sistema anticristiano menzognero di questo tipo contro un uomo che sta cercando di esporre i suoi falsi insegnamenti!
[…]

link articolo originale: http://www.chick.com/reading/books/199/0199_01c.asp







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Alberto Rivera è serio?
di Sidney Hunter
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it
Leggi la prima parte:  Gesuiti: L’Attendibilità di Alberto Rivera – Parte 1

Accusa numero 7:
Rivera ha sbagliato nella sua affermazione che i Gesuiti hanno preparato la rivoluzione russa e aiutarono Marx, Engels, Trotsky, Lenin e Stalin a diffondere il comunismo al fine di distruggere la Chiesa ortodossa.

Risposta: non si può negare che la rivoluzione russa sia stata creata da interessi esterni. Nessun movimento di persone da solo avrà successo contro un esercito moderno senza un aiuto esterno. I vecchi tempi di Robin Hood, quando un paio di ribelli potevano turbare un esercito bene addestrato, sono finiti.

Oggi qualsiasi forza ribelle che vuole avere successo deve possedere molte delle armi moderne. Il problema è come ottenerle. Essi non possono fabbricare le armi, né è possibile sequestrarne una quantità sufficiente dal nemico. Esempi moderni di questo sono il Vietnam e l’Afghanistan. I comunisti in Vietnam ebbero successo solo a causa delle massicce spedizioni di armamenti russi all’interno dei porti del Vietnam del Nord. Le forze anticomuniste in Afghanistan non possono avere successo senza un limitato aiuto esterno.

Così è stato nel 1917. Senza un aiuto esterno, la rivoluzione comunista sarebbe svanita in fretta. Wall Street And The Bolshevik Revolution, il libro ben documentato di Anthony Sutton, mostra come il denaro,
dalle banche tedesche e americane, per il tramite delle banche svedesi, fu spostato in Russia per gli usi dei Bolscevichi.
Ora si pone la questione: chi erano quei poteri a tal punto interessati al movimento comunista da arrivare ad inviargli grandi quantità di denaro e armi sufficienti per aiutarli a vincere? Vedi National Suicide, di A. Sutton, pagina 76! La spiegazione generale è che il governo tedesco voleva aiutare i Bolscevichi al potere di modo che essi avrebbero posto fine alla guerra.

Su questo punto può essere detto molto, ma il tempo non lo permette. Le affermazioni di Rivera circa la forza segreta dietro il movimento Bolscevico, che hanno più senso rispetto a tutte le altre, sono confermate da Avro Manhattan nel suo libro The Vatican Billions. Alle pagine 124-125 egli scrive ciò:
 

“Il rovesciamento del sistema zarista, pertanto, portava con sé l’inevitabile rovesciamento della Chiesa ortodossa stabilita. Per il Vaticano, che aveva mosso guerra contro la Chiesa ortodossa dal XI secolo, la caduta del suo rivale millenario era troppo bella per essere vera. Il male del bolscevismo poteva in questo modo essere accettato in vista del fatto che esso avrebbe distrutto la Chiesa ortodossa – con una sola condizione, comunque, che esso avrebbe dovuto dare alla Chiesa Cattolica una mano libera per completare il lavoro di eliminare l’Ortodossia in Russia una volta per tutte.”
“L’accordo fu accettato, e così avvenne che, mentre il Vaticano si scagliava contro il bolscevismo, i Bolscevichi del Cremlino e i diplomatici Vaticani a Roma iniziarono negoziati segreti. Lenin fu d’accordo con il Papa. Furono istituiti gli apparati. Commissioni Pontificie, alcune guidate da prelati americani, furono spedite nella Russia bolscevica, travestite da missioni di soccorso per la fame e simili.”
“A Roma e altrove, ai preti cattolici furono dati insegnamenti accelerati in teologia e rituali Russi Ortodossi. Furono pianificati progetti grandiosi per la presa in consegna della Chiesa Ortodossa, al fine di bloccarla, armi e bagagli, comprese le rivendicazioni delle sue precedenti ricchezze e terre; questi dovevano essere proposti in una fase successiva, una volta che il cattolicesimo aveva preso il sopravvento.”

La ragione per cui l’affare saltò può essere attribuito alla bravura di Lenin, che alla fine si rese conto delle vere motivazioni del Vaticano. Ora, se vi interessa leggere attentamente l’intero capitolo dei libri di cui sopra e di Wall Street And The Bolshevik Revolution, vedrete che emerge un quadro che è abbastanza vicino alle affermazioni di Rivera, cioè che i Gesuiti hanno assemblato la Rivoluzione Russa.

Accusa numero 8:
E’ sbagliato dire che i Gesuiti scrissero il Mein Kampf di Hitler come parte del loro piano generale per far prendere in consegna la Germania ad Hitler.
Risposta: Rivera non è certo da solo in questa convinzione. Andrew Sinclair, a pagina 9 del suo libro The Great Silence Conspiracy, dice:



“Chi ha scritto il Mein Kampf? il Mein Kampf, la bibbia nazista, si suppone che a scriverlo dovesse essere stato Hitler, ma Otto Strasser in Hitler And I dice che il Mein Kampf fu scritto da un prete Cattolico Romano, Padre Bernhardt Stempfle, secondo le note fornite da Hitler. Otto Strasser, un Cattolico Romano, fu uno dei fondatori del Partito Nazista; Stempfle, un noto antisemita, fu membro dell’Ordine Cattolico di San Girolamo.”
[nota di nwo-truthresearch: Giorgio Galli, nel suo libro HITLER E IL NAZISMO MAGICO, afferma che:

“È lungo questa linea di sviluppo che si colloca la stesura del Mein Kampf, con le sue enunciazioni, le sue distorsioni e cancellazioni e i suoi silenzi, nell’inverno 1923-24.[…]Vi è una quarta persona che concorre alla stesura, è un ex sacerdote cattolico, Bernhard Stempfle, già membro, come Hess, della società Thule. Nella storiografia ufficiale compare così: “Alla correzione del libro, quanto mai necessaria, provvide un ex religioso, un pubblicista antisemita che, per ricompensa di questo incarico di fiducia, venne ucciso nella sanguinosa giornata del 30 giugno 1934”. (29) E: “Tra gli assassinati del 30 giugno vi era padre Stempfle, che era stato tra i curatori del Mein Kampf, ma in seguito si era allontanato dal partito”.(30) Nel testo di Sebottendorff viene presentato in questo modo: “Ariano, professore, consulente scientifico e collaboratore dell’Istituto Rehse di Monaco. Propugnatore di antica data del movimento nazional-popolare, interessatesi alla difesa dell’identità razziale tedesca sin dal 1918. Nel 1919 [operò] per consentire l’ingresso in Baviera del corpo franco di Epp. Editore di una rivista intitolata “Proiettili illuminanti” nel 1918-1919. Dal 1922 al 1925 ha diretto il “Miesbacher Anzeiger””.(31)
Eric Jon Phelps, nel suo libro Vatican Assassin, a pagina 1174 afferma: “I Generali Gesuiti  Ledochowski (1915-1942) e Janssens (1946-1964), usando la loro Compagnia di Gesù nel controllo del Nazista Cattolico Romano Hitler e degli ebrei sionisti laburisti, non hanno forse fatto le stesse cose ai miseri ebrei d’Europa solo sessantacinque anni fa? Caro cercatore della verità, Martin Lutero non scrisse mai queste parole, in quanto non sono comprese nel suo stile né trasmettono le sue convinzioni dottrinali bibliche. Scritte dopo la sua morte nel 1546 e poi ingannevolmente attribuite al grande riformatore come se fosse stata una cosa scritta da lui nel 1543, queste sono le parole crudeli dei Gesuiti, che tradiscono le loro dottrine difese dal loro malvagio Concilio di Trento! Queste dottrine sono state sostenute ulteriormente nel Mein Kampf di Hitler, essendo questo volume stato scritto segretamente da un sacerdote membro della Massonica Società Thule di Monaco, al lavoro per la Compagnia, Bernhardt Stempfle.[enfasi aggiunta]]

Troviamo lo stesso insegnamento in The Secret History Of The Jesuits, di Edmond Paris. A pagina 138 leggiamo quanto segue:



“Il Fuhrer era salito al potere, grazie ai voti del Zentrum cattolico, solo cinque anni prima, ma la maggior parte degli obiettivi cinicamente rivelati nel Mein Kampf erano stati già realizzati; questo libro, una sfida insolente alle democrazie occidentali, è stato scritto dal [controllato dai] gesuiti padre Stempfle e firmato da Hitler. Perché, mentre molti ignorano il fatto, è stata la Compagnia di Gesù che perfezionò il famoso programma pan-tedesco come presentato in questo libro, e il Fuhrer lo ha approvato.”
[nota di nwo-truthresearch: Marco Dolcetta, in un articolo dal titolo Hitler Come Guida Religiosa (seconda Parte) afferma:”Ricordandosi delle istituzioni e delle idee che lo avevano influenzato, Hitler confessava che doveva molto al terrori­smo marxista, ai Padri della Chiesa e ai Liberi Muratori. Ma concludeva sempre: «Soprattutto ho imparato dalla Compagnia di Gesù». Il giuramento di fedeltà al Fiuhrer ricorda in modo palese la formula del voto speciale di obbedienza che i gesuiti riservano alla persona del Papa. Hitler parlava delle sue SS come di un’«élite che porta il simbolo sacro ed e vestita di nero, allo stesso modo del­l’Ordine ignaziano», ed esortava gli ufficiali a studiare gli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola per esercitarsi nella disciplina della fede. Lo stretto parallelo fra fede verso Dio e il sacro giura­mento di obbedienza a Hitler è descritto in un articolo sul giuramento nel giornale nazista «Volkischer Beobachter»: «Una giornata storica come quella di ieri ha testimoniato la professione della religione del sangue in tutta la sua realtà imponente. […] Chiunque abbia giurato la sua obbe­dienza a Hitler si impegna fino alla morte per questa idea sublime». Le intimidazioni di scomunica e anatemi che Hitler lanciava contro eretici e non-credenti erano molto simili a quelle scagliate da Gregorio VII contro i suoi nemi­ci.”]

Qui, dalla penna di due attendibili fonti esterne di informazione [nota di nwo-truthresearch: più le nostre], abbiamo le stesse esatte affermazioni che sta facendo Rivera. Ancora una volta, questa non è l’affermazione selvaggia di un singolo uomo, è storia comune, a disposizione di chiunque voglia studiare e scoprire.

Accusa numero 9:
E’ sbagliato dedurre che i Gesuiti iniziarono una nuova Inquisizione e proseguirono gli sforzi per annientare gli ebrei portando Mussolini, Hitler e Franco al potere.
Risposta: A pagina 15 di The Vatican Against Europe, di Edmond Paris, leggiamo:



“Nel 1922 Papa Pio XI indossò la tiara. Il Papato aveva perso la prima guerra; esso era in procinto di preparare la seconda. Cosa stava accadendo in Europa tra le due stragi? In Italia ebbero luogo negoziati segreti tra gli agenti papali e Mussolini, ‘l’uomo della provvidenza’. Il sacerdote Don Sturzo, capo del gruppo cattolico, aveva votato con pieni diritti il Duce a novembre del 1922. Poi venne il Trattato del Laterano, per sigillare l’unione tra il fascismo e il Papato, la conquista dell’Europa – benedetta dal clero – e, il venerdì Santo del 1939, l’aggressione contro l’Albania.”
“In Germania, il Nunzio Apostolico a Berlino, mons. Pacelli, e Franz von Papen, ciambellano privato del Papa, sostenevano una ‘unione con Roma’ e si concentrarono sulla caduta della Repubblica di Weimar. I cattolici tedeschi erano ostili al nazismo, ma furono informati che lo stesso papa era ‘disposto favorevolmente verso Hitler’. Di conseguenza, il cattolico Zentrum, asse di tutte le maggioranze parlamentari, votò pieni diritti a Hitler il 30 gennaio 1933.”
“Questa operazione fu prontamente seguita, come in Italia, dalla conclusione di un Concordato che fu molto vantaggioso per la Chiesa romana. L’episcopato tedesco giurò fedeltà al Fuhrer e le organizzazioni giovanili cattoliche si combinarono con quelle dei nazisti…In Spagna, la Vergine apparve qua e là, e le effigi di Cristo versarono lacrime. Questi erano i segni inconfondibili che la Repubblica e il suo empio regime non sarebbero durati a lungo.”
“Il 31 marzo 1934 fu firmato il Patto di Roma, con l’impegno del sostegno a Mussolini e Hitler per la ribellione. La ‘guerra santa’ era scoppiata. Nel 1937, nel bel mezzo della guerra, il Vaticano riconobbe de jure il governo di Franco come il suo portatore di spada, che fu in seguito decorato con il Supremo Ordine di Cristo. ‘Siano benedette le armi, qualora i fiori del vangelo siano al loro seguito!’ Presto l’Azione Cattolica doveva diffondere la sua tirannia in tutto il paese in rovina. Pax Christi!”

Alle pagine 96 dello stesso libro si legge una dichiarazione del [Cavaliere di Malta] Franz von Papen, il Nunzio Apostolico – vale a dire il braccio secolare del papa Pio XI. Sotto il titolo “Cattolici e Cristiani Socialisti votano per la dittatura di Hitler”, von Papen scrive:

Franz von Papen

“La sera del 30 gennaio 1933, il giorno in cui fu costituito il governo, ero in piedi alle spalle di Hitler sul balcone della nuova cancelleria. Stavamo guardando una processione infinita, centinaia di migliaia di uomini che, torcia in mano, stavano marciano oltre Hindenburg e il Furhrer. La faccia di Hitler era in estasi e quando si voltò a parlare con me ci fu un singhiozzo nella sua voce. ‘Che tremendo compito ci siamo dati, signor von Papen’.”
“Io fui felice di essere in grado di concorrere…’Tu sei un soldato, Herr von Papen’, mi disse, ‘così devi sapere che bisogna sempre marciare con i più forti e grandi battaglioni. Se tu ed io marciamo assieme, siamo certi di una maggioranza e di conseguenza del successo!”

Si, in effetti Hitler marciava con i più forti battaglioni, marciò come un Romanista in un esercito Cattolico Romano! Nel libro di Paris può essere rinvenuto molto altro materiale prezioso, ma passiamo ad un altro autore che conferma Rivera.
Guardiamo ora Peter’s Tomb Recently Discovered In Jerusalem, di F. Paul Peterson. Nella quarta edizione, del 1971, a pagina 63, ci viene detto:


“Ma qualcuno dirà che il cattolicesimo crede in Dio. Come può davvero credere in Dio e uccidere 69 milioni di persone, continuando, fino ad oggi, ad uccidere i cristiani in Messico, Colombia e Spagna?”
“Anche Hitler era cattolico, come lo erano tutti i suoi generali e consiglieri. Il Papa ha mai scomunicato Hitler o uno dei suoi generali per questi crimini? Mai! In realtà, come ho detto nel mio libro The Rise And Fall Of The Roman Catholic Church, il Papa fu dentro la seconda guerra mondiale tanto quanto lo furono Hitler e il Cattolico Mussolini e quindi è altrettanto colpevole dell’omicidio di sei milioni di ebrei. Infatti, i Papi hanno istigato la maggior parte, se non tutte, le guerre europee nel corso dei secoli.”

Guardiamo di nuovo a The Vatican Moscow Washington Alliance di Avro Manhattan. Dal capitolo “The Swastika and the Triple Tiara,” apprendiamo:

I Patti Lateranensi

“Nel 1929, il governo fascista d’Italia e il Vaticano firmarono l’accordo Laterano e Mussolini concesse alla Chiesa quei privilegi straordinari che essa aveva chiesto. Tutti i vescovi italiani erano tenuti a prestare giuramento di fedeltà al Duce (art.20 del Concordato). La Chiesa aveva voltato le spalle al socialismo, sia di tipo marxista o ostentatamente cattolico, schierandosi con le forze anticomuniste d’Europa.”
“La più forte e potente di queste fu il nazismo. Il Vaticano aiutò Hitler a raggiungere il potere e poi lo aiutò a consolidare la sua presa sulla Germania. Ciò è stato fatto in parte attraverso il ‘consiglio’ del Partito Cattolico della Germania a votare per i candidati nazisti.”
“Il voto Cattolico diede a Hitler la maggioranza di cui necessitava per formare legalmente un governo nel 1933. Oltre a questo, il Vaticano ordinò ai membri Cattolici del Parlamento del Reichstag di supportare la legislazione che dava a Hitler il potere di governare per decreto. Questa misura diede il potere dittatoriale di cui Hitler aveva bisogno per distruggere i Comunisti tedeschi.”
“Dopo che la legge era stata approvata, il Vaticano ordinò al partito cattolico tedesco di sciogliersi, come aveva già ordinato di fare al suo omologo italiano nel 1927. In risposta alla direttiva del Vaticano, il partito cattolico tedesco venne smobilitato nell’estate del 1933.”
“L’intero affare Vaticano-Hitler fu condotto in segreto prima che Hitler diventasse cancelliere della Germania nel gennaio del 1933. Nel giugno dello stesso anno, Hitler e il Vaticano firmarono un Concordato, in base alle clausole per le quali la Chiesa giurava fedeltà al regime nazista. Ecco le parole testuali:”Giuro e prometto di onorare il Governo legalmente costituito, ovvero, quello Nazista, che si adopererà per evitare tutti gli atti pregiudizievoli che potrebbero metterlo in pericolo”(articolo 16 del Concordato).”
“Poco dopo, il cattolico Franz von Papen, il comandante in seconda di Hitler, raffigurò l’essenza dell’alleanza Vaticano-Hitler in modo molto succinto con queste parole:’Il Terzo Reich’, egli disse, ‘è la prima potenza che, non solo riconosce, ma mette in pratica gli alti principi del papato'(Der Volkischer Beobachter, gennaio 1934).”

Permettetemi ora di provare, attraverso il libro The Great Silence Conspiracy, di Andrew Sinclair, che sia Rivera che Chick hanno ragione riguardo a ciò che stanno dicendo.
A pagina 7 di tale opuscolo si chiede:”Hitler era un cattolico romano?” Hitler, un austriaco, non un tedesco, fu il prodotto di una “educazione” cattolico romana; i suoi genitori erano così strettamente legati ad essa che fu necessaria una dispensa episcopale per il matrimonio. Egli nacque presso l’Hotel Zum Pommer a Braunau, in Austria, il 20 aprile 1889. Egli nacque battezzato e crebbe come un cattolico romano.’
Il Dottor Henry Picker, autore de The Hitler Phenomenon, traduzione inglese, pubblicato nel 1974, entrò nella cerchia degli intimi di Hitler nel 1943. A pagina 8 del libro di Picker si dice:



“Hitler ‘non lasciò mai la Chiesa, egli pagò sempre le sue rate alla Chiesa puntualmente…Da quando trascorreva il suo tempo nel coro di ragazzi presso il Convento di Lambach, aveva ammirato la Chiesa romana, con la sua organizzazione, le sue cerimonie, i suoi simboli e le sue bandiere e copiò questi nei minimi dettagli per il suo ministero temporale.”

A pagina 8 de The Hitler Phenomenon, è sollevata un’altra questione interessante:

“Dove venne fondato il Partito Nazista? Esso venne fondato nella Cattolica Baviera (enfasi loro), nella Germania irlandese; la sua sede era a Monaco di Baviera, la Dublino della Germania.”

Adesso ritorniamo all’opuscolo di Sinclair, a pagina 10:

“Quando Hitler divenne cancelliere, chi fu il vice cancelliere? Il Barone Konstantin von Neurath, un cattolico romano, fu il primo Ministro degli esteri di Hitler.”

Andiamo a pagina 11 e leggiamo:

“Chi era il capo della propaganda nazista? Il bugiardo numero 1 del partito nazista, il ministro nazista della Propaganda, il capo della stampa, della radio, del teatro, ecc., fu il Dottor P.J. Goebbels, anch’egli un cattolico romano. Konstantin, Duca di Baviera, un cattolico romano, nel suo libro The Pope, a pagina 77, disse che Goebbels ‘ricevette un’educazione gesuita, frequentò un’accademia cattolica in Renania e ricevette la borsa di studio per la sua formazione da un istituto cattolico.'”

Sinclair continua dicendo:

Goebbels

“Goebbels fu addestrato dai bugiardi più sfacciati del mondo”

Citiamo ancora, dalla stessa fonte, la pagina 15:

“Bormann fu un cattolico romano? Il dramma THE VICAR, di Rolf Huchhuth, non è finzione; esso è più storicamente accurato di qualsiasi libro di storia. Nell’edizione americana del dramma, Huchhuth fornisce 66 pagine di documentazione. Fu a lungo noto che Goebbels studiò per il sacerdozio. L’austriaco fascista Dollfuss studiò anch’egli per il sacerdozio. Ma Rolf Huchhuth dice:”Hitler, Goebbels, Bormann, Kaltenbrunner, Hoess … studiarono per il sacerdozio”.

Quindi Rivera non sbagliava nelle sue affermazioni. Stava dicendo la pura verità, come verificato da molte fonti attendibili. Dobbiamo ammettere, tuttavia, che possiamo certamente capire il perché l’istituzione cattolica romana sia così arrabbiata che egli stia facendo luce su questi particolari fatti della storia.
[inserto di nwo-truthresearch: Ricordiamo che ci furono anche contrasti tra il Nazismo e la Chiesa Cattolica, che alcuni siti cattolici prendono come prova che il Nazismo e i suoi gerarchi si opponevano anche al Vaticano, e viceversa; ma lo stesso avvenne con altri Dittatori istruiti dai Gesuiti [Stalin, Castro] che, apparentemente, andarono lontano dagli insegnamenti della Chiesa, solo per appoggiare, segretamente, i piani Gesuitici; Brian David Andersen afferma: “Stalin, che ricevette l’istruzione dai Gesuiti e da questi fu messo al potere, trucidò milioni di Cristiani Ortodossi Russi, i discendenti dei quali avrebbero rifiutato di convertirsi alla Chiesa Cattolica una volta che, nel 21° secolo, fosse stato insediato il Nuovo Ordine Mondiale.” Quindi, a nostro avviso, la questione è molto complessa, Phelps afferma, ad esempio: “Roma fece finta di opporsi al Comunismo Sovietico in modo da ingannare l’Occidente anti-comunista, mentre le agenzie di intelligence lavoravano insieme segretamente ‘su entrambi i lati’.” (si veda anche La Bufala della Guerra Fredda). Abbiamo trattato le relazioni tra nazismo e vaticano-gesuiti in questo post. Inoltre bisogna anche comprendere gli apparenti contrasti tra lo stesso Papa Pio XI e l’antisemita Generale dei Gesuiti Wladimir Ledochowski. I contrasti tra Gesuiti e Vaticano non appaiono infrequenti; lo stesso accadde con il fondatore degli Illuminati, Adam Weishaupt, anch’esso istruito dai Gesuiti e insegnante Diritto Canonico Cattolico presso l’Università di Ingolstadt dei Gesuiti, che creò quest’Ordine per opporsi al Vaticano per via della sua soppressione dei Gesuiti avvenuta nel 1773. Riguardo a Ledochowski possiamo citare l’articolo Enciclica «Humani Generis Unitas», tratto dal blog Pio XI – contestatore solitario:

Papa Pio XI

“A fine giugno 1938 Pio XI ricevette in udienza privata, nella sua residenza estiva di Castelgandolfo, il gesuita americano John LaFarge, il quale aveva già scritto un libro contro le discriminazioni razziali negli Stati Uniti, incaricandolo di redigere un’enciclica contro il razzismo e l’antisemitismo, non senza averlo prima impegnato alla massima segretezza. LaFarge, che era in viaggio per l’Europa e si trovava piuttosto per caso a Roma, ne rimase del tutto sorpreso; gli parve infatti che “gli fosse caduta in testa la rocca di san Pietro”[…]
Dopo tre mesi di intenso lavoro a Parigi, con l’assistenza di due altri gesuiti (il tedesco Gustav Gundlach e il francese Gustave Desbuquois), la bozza dell’enciclica in settembre era pronta e trasmessa non direttamente a Pio XI, bensì – “seguendo l’iter consueto” – al generale dei gesuiti, il polacco Wladimir Ledochowski. E qui iniziarono le “manovre dilatorie”.

L’antisemita Wladimir Ledochowski

Grazie ad una lettera recentemente riemersa si ha ora la certezza che Pio XI ricevette la bozza soltanto parecchio tempo più tardi, a fine gennaio 1939, poche settimane prima della sua morte. Si tratta della lettera che Ledochowski spedì al pontefice il 21 gennaio 1939 e che inizia con le parole: «Beatissimo Padre, mi permetto di mandare subito [!] a Vostra Santità lo schema del Padre LaFarge sul Nazionalismo … »
Dopo averla trattenuta per quattro mesi (!), Ledochowski trasmise la bozza a Pio XI poche settimane prima del decennale dei Patti lateranesi, ben sapendo che papa Ratti era ora pienamente assorto dai preparativi per l’anniversario. Ben sapendo anche che il pontefice, ormai più che ottantenne, era gravemente ammalato e perciò spesso non in grado di operare – che non gli sarebbe tutto sommato stato possibile occuparsi ora anche dell’enciclica. Infatti Pio XI poi morì il 10 febbraio, un giorno prima delle celebrazioni per l’anniversario.

A parte la lentezza diciamo pure “burocratica” nel trattare un tema che Pio XI riteneva quello “attualmente più scottante”, dalla lettera di Ledochowski apprendiamo pure che egli voleva far riedigere la bozza dal padre gesuita Enrico Rosa, autore di parecchi articoli estremamente “antigiudaici” su «Civiltà Cattolica»; per esempio, secondo Rosa l’odio contro gli ebrei era comprensibile perché «più degli altri popoli esposto all’odio per le sue stesse malefatte.»
(Per scusare le manovre dilatorie di Ledochowski si fà spesso notare che egli temeva il bolscevismo alle porte della sua patria più che “la peste bruna”; sul fatto che era pure antisemita e che ciò ha indubbiamente contribuito in maniera sostanziale a frenare la sua premura si preferisce invece sorvolare.)
Contenuto della bozza

Soltanto l’inizio dei capitoli riguardanti gli ebrei promettono di divenire un’enciclica contro l’antisemitismo (punto 131 e 132 che condannano in parole severissime le persecuzioni antiebraiche). Ma poi il tono cambia drasticamente e vi si leggono soltanto ancora le ben note tirate antiebraiche:
Dall’accusa di deicidio, per cui gli ebrei attirarono su di loro l’ira di Dio provocando la loro stessa sventura, all”accecamento” e la caparbietà dei giudei, la loro avidità e smania di potere, la loro malevolenza verso il cristianesimo e dunque i pericoli cui i cristiani sottoporrebbero le loro anime al contatto con gli ebrei, nonché la necessità di conversione al cristianesimo (specie su quest’ultima l’autore sembra oltremodo premere). Queste parti “antigiudaiche” sono però unanimemente attribuite non a LaFarge, bensì a Gustav Gundlach, autore di altri simili articoli, per esempio nel “Lexikon für Theologie und Kirche” del 1930. Fu però Ledochowski, pure egli antisemita, ad incaricare Gundlach di assistere LaFarge nel redigere la bozza (cosa che già si sapeva e ora anche menzionata dallo stesso LaFarge in una sua lettera a Pio XI).
Il testo della bozza si trova nel libro di G. Passelecq e B. Suchecky: “L’enciclica nascosta di Pio XI. Un’occasione mancata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell’anti-semitismo.” Su internet non lo trovo a parte alcuni corti estratti (in tedesco invece si trova qui).
Spesso si legge che “l’enciclica di Pio XI”, a parte alcuni passaggi meritevoli, era anch’essa imbevuta dell’antigiudaismo tipico della Chiesa cattolica. Ma si trattava soltanto di una bozza che Pio XI, lungi dall’averla approvata, con molta probabilità non aveva nemmeno ancora letto, visto che appunto gli fu consegnata soltanto pochissimo tempo prima della sua morte. Personalmente ho i miei più grandi dubbi che egli avrebbe approvato il testo (per intero). “Accantonamento” e ritrovamento.
L’enciclica non fu mai pubblicata dal suo successore Pio XII che non riteneva il tema per nulla quello “attualmente più scottante” come invece lo definì Pio XI. Non se ne ebbe notizia fino al 1973, quando estratti della bozza furono pubblicati dal “National Catholic Reporter” statunitense in seguito al ritrovamento della versione inglese (dell’ormai defunto LaFarge) in un collegio gesuita negli Stati Uniti. Ledochowski aveva lasciato a LaFarge di pubblicare l’enciclica come lavoro privato, a condizione che non vi si facesse assolutamente alcun’accenno che a commissionarla era stato il pontefice defunto. Perchè LaFarge non fece mai accenno all’enciclica fino alla sua morte nel 1963?
Nel 1975 il teologo Johannes Schwarte pubblicò, nell’ambito di una dissertazione, la versione tedesca ritrovata nell’armadio dell’ospedale nel quale Gundlach morì nel 1963.
Soltanto nel 1989 (!) anche il Vaticano ammise pubblicamente che Pio XI aveva preparato un’enciclica sull'”unità del genere umano”. Si rifiuta di però fino ad oggi di pubblicare il contenuto della bozza.
Nel 1995 seguì poi il lavoro più importante e conosciuto: “L’encyclique cachée de Pie XI. La découverte” dei due belgi Georges Passelecq, padre benedettino, e Bernard Suchecky, storico ebreo. Di cui nel 1997 apparve la versione in italiano: «L’enciclica nascosta di Pio XI. Un’occasione mancata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell’antisemitismo».
Quali conseguenze avrebbe però avuto l’enciclica se – come voluto da Pio XI – sarebbe apparsa già verso la fine del 1938? Come tale sarebbe stata vincolante per tutti i cattolici (in Germania e nel mondo intero). Lascio al singolo lettore figurarsi le conseguenze …
“[enfasi aggiunta]

Sul sito Adista troviamo un articolo dal titolo ANTISEMITISMO E OPPOSIZIONE AL NAZISMO: PACELLI CENSURÒ PAPA PIO XI dove si afferma: 


“Sembra sempre più vicino alla beatificazione, eppure papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, è tornato ancora una volta al centro di roventi polemiche per il suo controverso ‘silenzio’ di fronte al nazifascismo. L’occasione è stata l’uscita del libro di Emma Fattorini, docente di Storia Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa (Einaudi, pp. 252, 22 euro) che, per la prima volta, ha potuto basarsi sui documenti dell’Archivio Segreto Vaticano – da poco resi accessibili agli storici – relativi al pontificato di Pio XI, al secolo Achille Ratti. Come noto, Pio XI, eletto papa nel 1922, era stato sin dall’inizio e per molti anni favorevole all’avvento dei regimi totalitari, considerati un eccellente baluardo non solo contro il comunismo ma anche – come scrive sul Sole 24 Ore del 27/5 Emilio Gentile – “in odio alla modernità laica e liberale”. Ma dallo studio della Fattorini emerge la progressiva disillusione di papa Ratti verso i totalitarismi nazifascisti, che ai suoi occhi passano sempre più da ‘male minore’ a ‘male maggiore’: e proprio questa conversione è quella che ha scatenato le nuove polemiche su Pio XII. Il futuro papa Pacelli era infatti segretario di Stato di Ratti e dal libro emerge la progressiva divergenza delle strategie dei due nei confronti del nazifascismo. Agli inizi del ‘39, scrive la Fattorini, “Pacelli è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista – via che, del resto, cercherà di recuperare ansiosamente appena salirà al soglio pontificio – mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura”. Anche se Pio XI era legatissimo a Pacelli e lo aveva chiaramente ‘designato’ come suo successore senza mai fargli “mancare la fiducia”, il segretario di Stato “smorza”, “stempera”, “diluisce in una continua mediazione” il desiderio di Pio XI di lasciare un messaggio profetico di condanna del totalitarismo. Lo studio mette in luce due eventi decisivi al riguardo. Il primo, è l’enciclica sull’antisemitismo, che Pio XI aveva commissionato al gesuita statunitense LaFarge e che non riuscì mai a far pubblicare, anche per l’ostilità di larghi settori della Curia e del generale dei Gesuiti, l’antisemita polacco Wladimir Ledochowski.

Wladimir Ledochowski

Il secondo è invece il discorso – fino ad oggi noto solo parzialmente – che Pio XI aveva preparato in occasione del decimo anniversario del Concordato con il regime fascista: “Un discorso durissimo di condanna dei totalitarismi” che suscita “una crescete preoccupazione nella Segreteria di Stato e in Mussolini che non vuole partecipare alle celebrazioni”. Papa Ratti morirà il giorno prima di pronunciarlo e Pacelli – Camerlengo di Santa Romana Chiesa – lo mette prontamente da parte, facendo distruggere addirittura le matrici già preparate per la stampa sull’Osservatore Romano: la Fattorini presenta addirittura la nota presa da mons. Domenico Tardini, con l’ordine di raccogliere e distruggere tutto il materiale relativo al discorso. “Il papa attribuiva enorme importanza all’anniversario” del Concordato e al discorso che doveva pronunciare, osserva la Fattorini, e “il fatto che Pacelli ne chieda l’accantonamento, senza neanche presentarne una sintesi, un accenno, ai vescovi ormai giunti a Roma è un segnale chiarissimo del suo dissenso da una linea di rottura o di contrapposizione frontale”. “Scelta che del resto”, conclude, “non tarderà a rimarcare, appena eletto papa, nel colloquio con i vescovi tedeschi convocati a Roma per il Conclave”.Fin qui le nuove acquisizioni degli storici. Di fronte ai documenti, puntuali sono scoppiate le polemiche tra detrattori e difensori di papa Pacelli, proprio nel momento in cui la causa di beatificazione ha fatto lo scorso 8 maggio un passo in avanti, con il riconoscimento da parte della Congregazione per le Cause dei Santi delle “virtù eroiche” di Pio XII: manca adesso soltanto un ‘miracolo’ a lui attribuibile per concludere la causa e dichiararlo ‘beato’.”[enfasi aggiunta]

Dal libro  Il paradigma nazista dell’annientamento. La Shoah e gli altri stermini, a cura di Alessandra Chiappano e Fabio Minazzi, alle pagine 181-182 apprendiamo:



“LaFarge si trovava per caso a Roma, di passaggio tra un viaggio ed un altro, quando all’improvviso fu convocato dal Pontefice che lo mise a parte del suo progetto e gli chiese di mantenere il segreto in proposito. Dopo un colloquio con il Padre Generale dei Gesuiti Wladimir Ledochowski, il 27 giugno, LaFarge apprese che gli erano stati affiancati nel compito due altri gesuiti, Gustave Desbuquois e Gustav Gundlach, che la sede del lavoro sarebbe stata Parigi dove si apprestava a partire, che avrebbe avuto come traduttore in latino padre Heinrich Bacht.(16)
Sia Desbusquois, sia Gundlach erano due intellettuali, uomini di fiducia di Pio XI. Impegnati nell’azione sociale del cattolicesimo, essi avevano partecipato, seppur separatamente, alla stesura di altre due encicliche. Gundlach in particolare sembrava molto adatto a collaborare al progetto perchè aveva dimostrato nel suo scritto Antisemitismus per il Lexicon fuer Theologie und Kirche del 1930 di sapere impostare la “questione ebraica” correttamente, cioè secondo la tradizionale visione della chiesa. La prima bozza del testo dell’enciclica denominata provvisoriamente Humani Generis Unitas, da sottoporre a Pio XI fu pronta alla fine di settembre del 1938, LaFarge si recò appositamente a Roma per consegnarla al Padre Generale dei Gesuiti e poi ripartì per gli Stati Uniti.
Da allora non se ne seppe ufficialmente più nulla, salvo il fatto che Ledochowski la passò, per ottenere il parere, all’ex direttore di “La Civiltà Cattolica”, Padre Enrico Rosa.(17) Egli era colui che si era impegnato a fondo nella lotta contro la modernità e che, dalle pagine della sua rivista, aveva per anni dispensato ostilità antiebraica, fino al suo ultimo articolo, dal titolo La questione giudaica e La Civiltà Cattolica pubblicato il 1° ottobre 1938, nel quale difendeva una soluzione segregazionista della questione ebraica. Padre Rosa morì il 26 novembre 1938, senza aver lasciato traccia di un commento sull’enciclica Humani Generis Unitas.
Alla fine di gennaio del 1939 ancora nessuna reazione si era prodotta nelle alte sfere, al punto che l’enciclica sembrava ormai chiaramente “insabbiata”, cosa che Gundlach denunciò più volte nelle sue lettere a LaFarge.(18)
lo scoglio era stato, con tutta probabilità, Ledochowski stesso che, temendo una rottura definitiva con la Germania nazista e forse anche con l’Italia fascista, intenta in quell’autunno ad emanare La leggi per la difesa della razza italiana, consegnò al Papa il testo soltanto il 21 gennaio 1939, troppo tardi perchè egli ne potesse fare qualcosa prima della sua morte.
(19)][enfasi aggiunta]

Accusa numero 10
E’ sbagliato dire che i campi di sterminio furono gestiti da preti e monaci cattolici che seguirono la politica dell’Inquisizione per interrogare gli eretici
Risposta:

“Lo stesso Hitler ha spesso affermato che il suo mentore in antisemitismo era il laico cattolico romano capo direttore del cattolicesimo politico in Austria, il Dottor Karl Lauger, magistrato principale di Vienna e capo del partito cristiano sociale.”

Sempre da The Hitler Phenomenon, pagina 11:

“Chi erano i principali assassini nazisti? Himmler, capo della Gestapo, Heydrich, il suo braccio destro, Kaltenbrunner, che succedette a Heydrich, Mueller e Frank, tutti cattolici romani per nascita ed educazione.”
“Hoess, il comandante del famigerato campo di Auschwitz, era anch’egli un cattolico romano. Il primo campo di concentramento fu istituito da Himmler a Dachau, a Monaco.”
“Heinrich Himmler aveva uno zio che era un prete gesuita. Questo gesuita fu il direttore di Himmler? Fu arrestato alla fine della guerra, ma non fu processato. Egli fu trovato morto una mattina nella sua cella. Himmler, come Goering, tradì la forca per il suicidio, o almeno così si è creduto.”

Charles Wighton, autore della biografia di Heydrich, Heydrich, scrive a pagina 26 che:

“Contrariamente alla diffusa credenza che Heydrich fosse un protestante della Germania del Nord, egli era, come la maggior parte degli altri leader nazisti, un cattolico romano di nascita. Hangman Heydrich nacque battezzato e venne cresciuto come cattolico romano ad Halle. Suo padre, protestante, cambiò la sua religione quando si sposò con la madre di Heydrich.”

Ora, questi fatti sono abbastanza chiari e facilmente accettati, soprattutto dai protestanti che conoscono la Romanità come quel mostro crudele e sanguinario che è certamente. Molto di ciò che si legge nel libro di Sinclair può essere verificato da altre fonti attendibili, come ad esempio, The Secret History Of The Jesuits.
Tuttavia, per non fare accuse usando una sola fonte, dimostreremo la validità delle affermazioni di Rivera pure da altre fonti.
Alle pagine 240-241 di The Vatican Against Europe, leggiamo:

“Nella misura in cui la Francia fu interessata, non abbiamo nessuna difficoltà a credere che lo stato degli ebrei, che fu redatto dal governo, ottenne il nulla osta del Vaticano. A questo proposito Leon Poliakov ci fornisce un estratto di una nota di Leon Berard, Ambasciatore presso la Santa Sede, al maresciallo Pétain: ‘Ho affermato che nulla era mai stato detto a me in Vaticano e avrebbe potuto essere interpretato come una critica o una disapprovazione da parte della Santa Sede degli atti legislativi e normativi in questione.’ E aggiunse:’La proposta di azione comune, formulata dalla Chiesa protestante di Francia al tempo dei raid (tormento degli ebrei), nell’estate del 1942, fu respinta attraverso i dignitari della Chiesa Cattolica’.”

L’autore descrive poi come migliaia di bambini ebrei furono arrestati e inviati nei campi di sterminio. Egli conclude questa particolare sezione a pagina 241 con queste parole:

“Questo dimostra chiaramente che questi arresti furono sottoposti alla decisione del governo di Vichy. Ora, abbiamo già visto che questo governo non ha preso alcuna decisione in materia senza il consenso della Curia romana. Dobbiamo sottolineare l’ovvia conclusione?”

Le pagine 238-239 del libro di cui sopra vi mostreranno che la campagna nazista in Russia fu una moderna crociata, creata per convertire e punire tutti gli eretici, proprio come l’Inquisizione.
La conversione della Russia, che Roma aveva sperato di aggiudicarsi attraverso la rivoluzione bolscevica, fu ora tentata attraverso l’utilizzo di un esercito straniero.

“Il Conte Halke von Ledochowski, Generale dei Gesuiti, era disposto ad organizzare, sulla base del comune antisemitismo, un certo grado di collaborazione tra i servizi segreti tedeschi e l’Ordine dei Gesuiti…”
“Von Ledochowski considerava inevitabile l’imminente bellicosa resa dei conti tra la Russia e la Germania…E il Baseler Nachrichten (27 marzo 1942) non esitò a scrivere: ‘Una delle domande derivanti dalle attività tedesche in Russia, che è di suprema importanza per il Vaticano, è la questione dell’evangelizzazione della Russia’.”
“Ciò è confermato dallo stesso Padre Dulcos in un libro coperto dall’Imprimatur – ‘Durante l’estate del 1941, Hitler si appellò a tutte le forze cristiane…(egli) autorizzò i missionari cattolici di partire verso i nuovi territori orientali…”
“Nè è stato dimenticato che in Francia, il Cardinale Baudrillart e Mgr. Mayol de Luppe, arruolarono la LVF per la crociata contro la Russia.”


link articolo originale:
http://www.chick.com/reading/books/199/0199_01b.asp

leggi la terza parte:

Gesuiti: L’Attendibilità di Alberto Rivera – Parte 3


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Alberto Rivera (19 settembre 1935 – 20 giugno 1997) fu un attivista religioso ed ex Gesuita, il quale lasciò l’Ordine per smascherare i crimini ed i complotti della Chiesa Cattolica. Morì all’età di quasi 62 anni, e ci sono forti sospetti che egli fu ucciso di proposito. Naturalmente egli fu attaccato a più non posso; fu negata la sua precedente appartenenza all’Ordine e gli fu dato del paranoico e dell’estremista, soprattutto dagli ambienti Cattolici. Dal sito spirituallysmart leggiamo:
“Christianity Today e Cornerstone Magazine pubblicarono un articolo di un uomo chiamato Gary Metz che affermava che Alberto Rivera era una frode. Ma, date giusto uno sguardo alla loro tribuna filo Cattolica, pro Papa e Vaticano. E guardate un breve scritto su quest’uomo chiamato Gary Metz AKA Doctorzin.
Nota dal figlio del Dott. Alberto Rivera
.
Il Vaticano e i Gesuiti hanno negato che Alberto fosse mai stato un prete Gesuita. Essi dissero la stessa cosa dell’ex prete cattolico Bernard Frasenborg. Leggi il suo libro qui: Thirty Years In Hell by Bernard Fresenborg. E’ stato sostenuto che pure egli fu assassinato dai Gesuiti.” [i link sono in inglese, potete usare google translate, ndr]

Per analizzare la figura di Alberto Rivera vi proponiamo la traduzione di parte del libro Is Alberto for Real?, di Sidney Hunter; egli, nell’analisi della figura di Alberto Rivera, parte da un punto di vista cristiano (non Cattolico Romano, distinguete bene); noi di nwo-truthresearch non siamo né credenti nella Bibbia (tantomeno nell’Apocalisse; come abbiamo più volte detto in precedenza, i cristiani, insieme ai Cattolici, potrebbero essere ingannati con una finta Apocalisse olografica, in stile Progetto Blue Beam), né sosteniamo alcuna fede; vi invitiamo pertanto ad analizzare freddamente le prove contenute in tale documento, tralasciando il punto di vista cristiano se non lo condividete; noi riportiamo tale documento semplicemente perché ricco di dati e fonti indipendenti e verificabili, interessanti nella nostra analisi del fenomeno Gesuiti e Vaticano. 



Alberto Rivera è serio?

di Sidney Hunter
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it

Capitolo 1: Le 12 accuse più frequenti che si sentono contro Alberto Rivera

In questo capitolo affronteremo a testa alta le 12 accuse udite più frequentemente contro Alberto Rivera. Il nostro approccio sarà quello di scrivere ogni accusa una alla volta e poi dare di seguito la nostra risposta.
Siete pregati di notare che le nostre risposte saranno totalmente indipendenti da qualsiasi materiale o fonti che provengono da Rivera o da Chick Publications.

Accusa numero 1:
E’ un’affermazione estremista quella secondo cui i Gesuiti infiltrano i Protestanti e le altre Chiese.

Risposta: Perché dovrebbe essere considerata una cosa estremista il sostenere che i Gesuiti Cattolici Romani avrebbero infiltrato i protestanti e le altre chiese? La Bibbia non ci avverte che dobbiamo guardarci dalle infiltrazioni che si insinueranno nella vera chiesa di Gesù Cristo “non risparmiando il gregge”?

“Infatti io so che dopo la mia partenza, entreranno in mezzo a voi dei lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge,” Atti 20:29
“Si sono infatti infiltrati tra di voi certi uomini, che sono stati da tempo designati per questa condanna…” Giuda 4

Nino Lo Bello, nel suo libro The Vatican Papers, pubblicato da New English Library nel 1982, nel 19° capitolo, intitolato “The Vatican’s Spy Network,” rende molto chiaro che il Vaticano ha la rete di spionaggio più efficiente e capillare in tutto il mondo. E surclassa anche il KGB russo. Egli afferma che questo gruppo di agenti di spionaggio divenne noto ai papi come Sodalitium Pianum e comprende ogni sacerdote, suora e monaco ovunque sulla terra. 


Egli calcola che la rete di spie del Papa sia nel campo di 1.605.000 persone, consistenti in sacerdoti diocesani, sacerdoti regolari, seminaristi, religiosi maschi e suore, e che, in effetti, ci sono molti agenti addestrati a tempo pieno. Adesso, cosa fanno questi agenti se non infiltrare altre organizzazioni? E quali organizzazioni vorrebbero infiltrare le spie vaticane se non le altre chiese, in particolare le vere Chiese di Gesù Cristo?
Permettetemi di citare un passaggio dell’affidabile vecchio classico The History Of Protestanism del Rev. JA Wylie, pagina 412, Vol. 11:


“Non c’era travestimento che essi (i Gesuiti) non potessero assumere, e perciò, non c’era posto in cui non potessero penetrare. Potrebbero entrare senza farsi sentire nell’armadio del Monarca, o nel Gabinetto dello Statista. Potevano sedersi invisibili nei comitati o nelle Assemblee Generali, e si mescolano insospettati nelle deliberazioni e nei dibattiti.”
“Non c’era lingua che non riuscissero a parlare, e nessun credo che non potessero professare, e quindi non vi era nessun popolo in mezzo al quale non potessero soggiornare, e nessuna chiesa dove non potessero entrare come membri e le cui funzioni non potessero assolvere. Potrebbero esecrare il Papa con il Luterano e giurare la Lega Solenne con il Covenante.”

Alberto non è affatto l’unica persona che suggerisce che le spie cattolico romane si infiltrano nelle altre chiese. Chiunque abbia letto tutti i rinomati libri di storia arriverà alla stessa conclusione. Da qualche parte lungo la strada noi abbiamo ingoiato la menzogna che i cristiani possano pacificamente coesistere con un sistema religioso satanico che sta portando alla moltiplicazione di milioni di anime che andranno all’inferno. Satana non le possiede così! Egli cerca continuamente di infiltrarsi nei suoi nemici, che può così portare alla propria distruzione.
[nota di nwo-truthresearch: leggi anche L’Agenda dei Gesuiti Per una Religione Mondiale e la Chiesa Evangelica/Protestante]

Accusa numero 2:
Rivera ha sbagliato nel dire che Sant’Ignazio di Loyola fu il fondatore dei Gesuiti.

Risposta: L’Enciclopedia Britannica, Vol. XIII, pagina 1011, dice che la Compagnia di Gesù è “un ordine cattolico di chierici regolari, fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1540.”

Sant’Ignazio di Loyola
Lo stesso documento si riferisce all’Ordine dei Gesuiti come ad “un agente principale della Controriforma” (edizione 1973). La Britannica, nel vol. XI, a pagina 1096 dice anche che gli Illuminati furono “organizzati similmente ai Gesuiti”. Quindi, questa non è l’idea selvaggia di un singolo uomo. E’ storia innegabile, a disposizione di chi sceglie di consultare un’Enciclopedia Britannica. Se avete intenzione di accusare Alberto di mentire, è necessario effettuare la stessa accusa contro l’Enciclopedia Britannica. Perché l’Enciclopedia Britannica dovrebbe mentire su questo fatto? Il fatto è semplice, non lo farebbe. Sia essa che Rivera stanno dicendo la verità. E un gran numero di persone lo sanno.
La differenza tra Alberto e la maggior parte degli altri è questa:
  1. Egli fu all’interno del sistema religioso Romano e conosce i fatti personalmente.
  2. Egli è disposto a subire le conseguenze per aver parlato con franchezza a proposito della potente prostituta della Rivelazione.

I risultati di tali azioni non sono un mistero per coloro che veramente conoscono Dio:

“E d’altronde tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati”
II Timoteo 3:12
“Voi sarete beati, quando gli uomini vi avranno odiati, e vi avranno scomunicati, e vituperati, ed avranno bandito il vostro nome, come malvagio, per cagion del Figliuol dell’uomo”
Luca 6:22

Accusa numero 3

“L’ipotesi di complotto di Rivera” è estremista e paranoica

Risposta: Ci sono solo due modi in cui può essere spiegata la storia del mondo:

  1. La teoria accidentale. Tutti gli eventi, come le depressioni mondiali, le rivoluzioni, le guerre e i complotti politici, sono il risultato del puro caso. Questo punto di vista è tanto ridicolo quanto la credenza nell’evoluzione!
  2. La teoria cospirativa. Gli eventi del mondo, come accennato in precedenza, hanno luogo perché alcune persone influenti vogliono che accadano e li fanno accadere. Le persone di potere si incontrano a porte chiuse ed elaborano piani per raggiungere i propri scopi. Il modo più preciso per descrivere tali comportamenti è: cospirazione.

Per noi la teoria cospirativa ha molto più senso della teoria accidentale. Le affermazioni sulla cospirazione di Rivera non sono affatto estremiste e paranoiche. In effetti, molti ricercatori rispettati e accurati, dopo molti anni di paziente ricerca, sono giunti alla conclusione che vi è una cospirazione che sta lavorando per controllare il mondo attraverso il controllo delle banche, del commercio e dei media.
E non ho bisogno di parlare agli studenti della Bibbia, la teoria accidentale contraddice l’intero tema della Bibbia, per non parlare di grandi porzioni della profezia biblica.
Qui vi do solo i titoli di undici libri in cui gli autori, anch’essi elencati, possono trasmettevi le proprie convinzioni sulla cospirazione.

  1. None Dare Call It Conspiracy – Gary Allen
  2. The Rockefeller File – Gary Allen
  3. Proofs Of A Conspiracy – John Robinson A.M.
  4. Descent Into Slavery – Des Griffin
  5. Fourth Reich Of The Rich – Des Griffin
  6. The Red Fog Over America – W. G. Carr
  7. The New Unhappy Lords – A. K. Chesterton
  8. National Suicide – Anthony C. Sutton
  9. Betrayal By Rulers – Michael Sturdza
  10. The Naked Capitalist – W. Cleon Skousen
  11. Series of tapes by Dr. Stuart Crane, fatti a Montreal nel 1976.

Anche se non siamo d’accordo con tutto ciò che questi uomini hanno scritto, tuttavia, l’unico fatto comune su cui tutti sembrano d’accordo è che ci sia al lavoro una cospirazione in tutto il mondo. Questi cospiratori, essi concludono, stanno cercando di manipolare e dominare il mondo attraverso il controllo delle banche, del commercio e dei media. Quindi, in questo senso, sono d’accordo con le affermazioni di Rivera.
L’unica area in cui Rivera si differenzia da loro è il potere dietro le quinte. Gli altri autori danno fondamentalmente la colpa agli illuminati, ai banchieri internazionali e ai sionisti. Questi gruppi più piccoli costituiscono solo una parte di questa cospirazione delle forze del male.
Rivera, invece, assume una posizione più biblica e incolpa Babilonia, la città sui sette colli (cioè, il Romanismo), come inteso dai grandi riformatori protestanti. (Vedi Apocalisse 17, 18)
Sicuramente poi Rivera non è solo nel suo punto di vista, ma è solo uno tra una schiera quasi infinita di autori stimati, tra cui scrittori moderni, che dicono la stessa cosa.
Leggi questi libri di Avro Manhattan:

Avro Manhattan
  • Catholic Power Today
  • Catholic Terror Today
  • The Vatican Moscow Washington Alliance
  • The Vatican Billions
  • Vietnam, Why Did We Go?

Altri buoni libri includono:

Per ulteriori informazioni si veda anche il libro No Pope Here, del Dottor Ian Paisley. O procuratevi una copia del suo nastro The Black Pope and His Murder Men. E questo elenco non è affatto completo. Potremmo raccomandare molti altri libri. Questi scrittori affermano più o meno la stessa cosa di Rivera, cioè che il Vaticano è il principale cospiratore. Ancora una cosa. Il fatto che i Gesuiti si unirono con gli Illuminati è stato riconosciuto, in una certa misura, dal tardo WG Carr nel suo libro The Red Fog Over America. Sulla base dei fatti, rafforzati dalla propria personale esperienza, egli, alle pagine 225-227, sostiene che gli Illuminati erano in realtà all’interno del Vaticano. Ora, è questo così lontano da ciò che Rivera sta dicendo? Rivera non è certamente solo nel dire queste cose. Chiamare l’uomo estremista e paranoico è, per dirla francamente, gravemente ingiusto e falso.



Il tesserino di riconoscimento sopra fu rilasciato dal governo spagnolo in Spagna nel 1967, sotto il governo del dittatore Franco. Le sue forze di sicurezza erano altrettanto rigorose della Gestapo in Germania.
Alberto doveva fornire il suo certificato di nascita, documenti d’identità e la prova positiva della sua arcidiocesi che fosse un sacerdote. Per ricevere questo documento egli doveva essere autorizzato da organizzazioni di sicurezza più simili alla nostra CIA ed FBI. Non c’è modo che possa essere falso. Questa è la prova che Alberto era un sacerdote.


Accusa numero 4:
L’affermazione del Dottor Rivera sul fatto che Ignazio di Loyola fondò gli Illuminati è paranoica.

Risposta: Senza entrare nel merito di questa affermazione, si può dimostrare che essa non è affatto peregrina. In primo luogo è un fatto incrollabile che il fondatore dei moderni Illuminati Bavaresi fosse un esperto gesuita di nome Adam Weishaupt di Ingolstadt, in Baviera. Weishaupt era un professore presso l’Università di Ingolstadt, che era il centro della controriforma Gesuita. (Vedi enciclopedia Britannica vol. XII, p. 251)
Ingolstadt era il centro dove nel 1556 i Gesuiti erano fiorenti. (vedi History Of Protestantism di Wylie, Vol. 11, pag. 413.) Possiamo davvero credere che a Weishaupt sarebbe stato permesso di continuare a mantenere la sua professione in un’Università controllata dai Gesuiti se egli li avesse traditi? Non se ne parla! Tutte le prove suggeriscono che egli continuò a lavorare per i Gesuiti, istituendo l’Ordine degli Illuminati per conto loro.
In ogni caso, l’affermazione di Rivera che Ignazio di Loyola fondò gli Illuminati non è affatto paranoica. Soprattutto, non quando si tiene conto del fatto che Loyola fu processato davanti ad un tribunale nel 1527 per il suo simpatizzare verso gli Alumbrados (vale a dire gli Illuminati spagnoli). Ecco ciò che dice l’Enciclopedia Britannica su questo tema:

“Gli Alumbrados provenivano soprattutto tra i francescani e i gesuiti riformati, e Sant’Ignazio di Loyola nel 1527 fu accusato di simpatizzare con loro” Vol. 1, pag. 693.
[nota di nwo-truthresearch: allo stesso modo l’Enciclopedia Treccani online, alla voce Alumbrados, afferma: “L’Inquisizione spagnola (soprattutto nelle diocesi di Toledo e Siviglia) accusò di appartenere agli A.[lumbrados] perfino persone di pura vita contemplativa come s. Ignazio di Loyola, s. Giovanni della Croce, s. Teresa d’Ávila e s. Giuseppe Calasanzio.

Il Dizionario del pensiero cristiano alternativo, alla voce Illuminati (Alumbrados) (XVI secolo), afferma:”Anche i futuri santi Giovanni d’Avila (1500-1569) e Ignazio da Loyola (ca. 1491-1556), quest’ultimo durante i suoi studi nel 1527 all’università di Salamanca, furono ammoniti per le loro simpatie verso gli a. [lumbrados].]

Così, gli Illuminati spagnoli attirarono la maggior parte delle proprie reclute da fonti Cattolico Romane, i francescani e i gesuiti, e Loyola fu accusato di essere a loro favore. La persecuzione che Rivera ha sofferto nel fare tali affermazioni non è una novità. I profeti di Dio, lungo il corso dei secoli, hanno subito un trattamento analogo per la denuncia di falsi insegnamenti religiosi.[…]
Se le affermazioni di Alberto sono sbagliate, provate che abbia torto con freddi e pesanti fatti, non con attacchi a buon mercato di carattere personale contro di lui.

Accusa numero 5
Rivera ha sbagliato nel sostenere che il sistema Cattolico Romano ha cercato di sterminare gli ebrei.

Risposta: questo è un fatto chiaro nella storia. Durante il Concilio Lateranense tenuto il 1215 d.C., tutti gli “eretici” – ebrei e protestanti – furono condannati a morte. [nota di nwo-truthresearch: il Concilio Lateranense IV per quanto riguarda gli eretici, afferma, ad esempio:”Scomunichiamo e colpiamo con anatema ogni eresia che si erge contro la santa, ortodossa e cattolica fede […]. Condanniamo tutti gli eretici, sotto qualunque nome si presentino; essi hanno facce diverse, ma le loro code sono strettamente aggrovigliate tra loro perché nella falsità sono eguali. Gli eretici condannati siano abbandonati alle autorità secolari o ai loro funzionari per essere puniti con pene adeguate e i chierici siano prima degradati della loro dignità; quanto ai beni di questi condannati, se si tratta di laici, siano confiscati, se di chierici, siano attribuiti alla chiesa dalla quale ricevono lo stipendio.” Per gli ebrei in particolare, ad esempio, il decreto 68 del IV Concilio Lateranense affermava che :”gli Ebrei devono distinguersi dai cristiani per il modo di vestire e nei giorni della settimana santa non devono affatto comparire in pubblico.[…] Nata per impedire rapporti sessuali fra cristiani ed ebrei, finì per assumere un significato discriminante. Il segno che doveva contraddistinguere gli Ebrei consisteva in una rotella gialla o rossa cucita sui vestiti. La disposizione significò presto inferiorità e infamia.”]
Il presente decreto, per quanto mi risulta, non è mai stato abrogato. Nel capitolo XIII di  Fifty Years In The “Church” Of Rome di Chiniquy, pubblicato da Chick Publications, potrete leggere le seguenti due citazioni a pagina 56:

“I cattolici romani hanno, non solo il diritto, ma il dovere di uccidere gli eretici.”
“Abbiamo scomunicato e colpito con anatema ogni eresia che si eleva contro la santa fede cattolica e ortodossa, condannando tutti gli eretici, sotto qualunque nome si presentino, perché, anche se i loro volti sono diversi, sono legati per la coda. Gli eretici condannati siano consegnati alle autorità secolari per essere puniti con pene adeguate.”

E’ un fatto innegabile della storia che gli ebrei abbiano sofferto per secoli la persecuzione per mano del papismo. Rivera ha completamente ragione su questa affermazione.
L’autore tedesco Otto Markmann, nel suo libro Irrtumer Der Katholischen Kirche, afferma: 



“Crociate – durante le crudeli crociate, che furono istigate dai Papi, ricordiamo le atrocità commesse dai mercenari, la presa di Costantinopoli e la creazione del Patriarcato latino in Oriente. Durante la prima crociata, che fu chiesta da Alessandro II nell’anno 1063, fu conquistata Barbestro, la città della Spagna del nord. Cinquantamila musulmani furono torturati e uccisi.”
“A Costantinopoli furono condotti i più orribili pogrom contro gli ebrei. Gli ebrei furono bruciati vivi nelle sinagoghe. La seconda crociata del 1147 iniziò proprio come la prima, con l’assassinio degli ebrei e la macellazione dei musulmani in Portogallo.”

Nel 1337, gli ebrei furono massacrati nel villaggio bavarese di Deggendorf.
Ferrand Martinez, che era coadiutore arcivescovo in Siviglia, condusse la guerra del battesimo di Siviglia con il grido:”Battezzati o morti”. Egli distrusse la comunità ebraica di 30.000 membri. Quattromila furono uccisi e gli altri furono venduti come schiavi. Diecimila ebrei perseguitati, nella paura di morire, si sottomisero a conversioni forzate. Essi divennero noti come “Marannen.”
Anche il libro Irrtumer Der Katholischen Kirche supporta ciò che dice Alberto:

“Gli orrori attraversarono tutta l’Aragona, la Castiglia, Barcellona, Valencia e Maiorca. Il santo Vicente fu chiamato durante questa “guerra santa” per un santo odio – che rimase fino a questo ventesimo secolo. Sotto la guida del grande inquisitore Tommaso di Torquemada, a Toledo, durante l’Inquisizione, essi bruciarono, in tre giorni, 2400 Marannen.”
“Nell’anno 1506, i monaci di Lisbona celebrarono le ‘Nozze di sangue’ e bruciarono, in due giorni, durante la Pasqua, più di 2000 ebrei. Quale grande peccato della Chiesa Cattolica contro la nazione scelta.”

Passiamo ora al grande libro di Avro Manhattan intitolato The Vatican Moscow Washington Alliance. Alle pagine 219-220 egli scrive:



“E’ importante, sebbene possa essere difficile per alcuni riconoscere la natura religiosa della configurazione politica Comunista/Sionista/Cattolica. Anche se deliberatamente disattivata nelle dichiarazioni pubbliche, dietro la bandiera sionista si trovava l’antica speranza messianica dell’avvento di una teocrazia globale, come previsto da tutti i veggenti e profeti di Sion. Doveva essere una teocrazia in cui Geova, e non Cristo, doveva essere il re.”
“Lo spettro della creazione di una teocrazia ossessionò le camere interne della Chiesa Cattolica fin dalla nascita, ed è ancora una paura dominante.”
“Agli occhi del Vaticano, quindi, il desiderio millenario di una teocrazia mondiale ebraica, rappresenta una minaccia mortale per gli insegnamenti escatologici della Chiesa Cattolica. Tradotto in termini politici concreti, tale visione significa non solo rivalità, ma implacabile inimicizia.”

Inoltre, ci rivolgiamo ad un recente articolo di giornale che aggiunge grande credibilità alle dichiarazioni di Rivera. A pagina 74 del giornale West Australian uscito il 4 dicembre 1985 (un giornale che non è sicuramente accusato di tendenze anticattoliche) apparse un articolo dal titolo Prelate: Too Soon To Ask Forgiveness. (Prelato: Troppo presto per chiedere perdono.) Luogo e data: Roma, qualsiasi:
L’articolo diceva in parte:

“Un cardinale del Vaticano ieri ha detto che sarebbe prematuro per la Chiesa cattolica chiedere il perdono agli ebrei per secoli di persecuzione. Un gruppo di italiani ha recentemente firmato una petizione per chiedere al Sinodo dei Vescovi di rilasciare una dichiarazione che chieda il perdono ebraico.”

Anche se sono passati 40 anni da quando fu torturato e massacrato l’ultimo ebreo nel campo di concentramento per opera dei leader della cosiddetta “santa madre chiesa”, questo documento ammette che è ancora troppo presto per la Chiesa Cattolica aspettarsi il perdono per i loro atroci crimini!
Ora faccio riferimento al libro di Andrew Sinclair dal titolo The Great Silence Conspiracy. A pagina 8 egli cita l’Enciclopedia Britannica 11° edizione, vol. 11, pag. 37:

“La Chiesa Cattolica Romana è sempre stata, ovviamente, la fonte dell’antisemitismo. L’antisemitismo fu quasi sconosciuto nella Russia zarista greco-cattolica, fino a dopo le spartizioni della Polonia nel 1772 e nel 1795. L’antisemitismo russo fu assorbito dalla Polonia Cattolico Romana. La ‘Santa Inquisizione’ spagnola fu istituita per distruggere gli ebrei in Spagna.”

C’è bisogno di fare ulteriori citazioni per mostrare al pensatore che ciò che dicono oggi Rivera e Chick è ampiamente verificato da scrittori di epoche passate?

Accusa numero 6
Il Dottor Rivera sbaglia ad associare i Gesuiti con la progettazione della prima guerra mondiale.

Risposta: a pagina 63 del libro di F. Paul Peterson dal titolo Peter’s Tomb Recently Discovered si fa la seguente dichiarazione: 


“I Papi sono stati gli istigatori della maggior parte, se non di tutte le guerre europee nel corso dei secoli.”

Nel libro The Vatican Against Europe di Edmond Paris, leggiamo:

“Papa Pio X, nel suo odio contro i cristiani ortodossi, incitò continuamente l’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria-Ungheria a ‘castigare i serbi’. Dopo Sarajevo, il 26 luglio 1914, il barone Ritter, rappresentante bavarese della Santa Sede, scrisse al suo governo:’Il Papa approva il duro trattamento austriaco della Serbia. Egli non ha una grande opinione degli eserciti della Russia e della Francia in caso di una guerra contro la Germania. Il Cardinale Segretario di Stato non vede quando l’Austria potrebbe fare la guerra se non si decide a farla adesso…'”
“Non è nelle vere tinte che viene ritratto il Vicario di Cristo, il gentile apostolo della pace, il santo Pontefice, che autori pii rappresentano come morto di dolore nel vedere lo scoppio della guerra.”

Sempre dallo stesso libro, a pagina 47:


“Così è dimostrato che Pio X e il suo segretario di Stato, quando incoraggiarono l’Imperatore più Cattolico a muovere guerra, stavano freddamente contemplando le conseguenze del loro gesto: un conflitto generale che avrebbe sancito gli Imperi dell’Europa Centrale contro la Francia e la Russia.”
“Credevano di aver accuratamente stimato la consistenza delle forze coinvolte. Ma ciò che sua santità e il suo complice non avevano previsto era la partecipazione dell’Inghilterra alla guerra, e, infine di tutto il mondo anglosassone, una partecipazione che ebbe l’obiettivo di contrastare i loro piani, far pendere la bilancia a favore della Francia e liberare le popolazioni ortodosse dal giogo viennese.”
“Di qui la responsabilità per il reato, senza dubbio un crimine enorme che, per un periodo di quattro anni, gettò nel carnaio milioni di cadaveri cristiani, tutto il fiore della gioventù europea, un crimine tanto più odioso perché completamente premeditato”
“Possiamo affermare assai specificatamente che nel 1914 la Chiesa Romana iniziò una serie infernale di guerre. Fu allora che il tributo di sangue, che ella sempre richiese ai popoli, cominciò a gonfiarsi per diventare un torrente vero e proprio.”

Il libro di cui sopra, ed altri, sono pieni di prove che dimostrano la veridicità delle dichiarazioni rilasciate da Alberto Rivera. La pubblicazione più recente di Edmond Paris, The Secret History Of The Jesuits, menziona anch’essa fatti simili.
Nel libro
Fifty Years In The “Church” Of Rome, di Charles Chiniquy, pubblicato da Chick Publications, Inc., leggiamo fatti simili. A pagina 296, scopriamo che Abramo Lincoln è d’accordo con Alberto Rivera. Mister Lincoln disse:



“Questa guerra (la guerra civile americana) non sarebbe mai stata possibile senza la sinistra influenza dei Gesuiti. Lo dobbiamo al papismo se ora vediamo la nostra terra arrossata dal sangue dei suoi figli più nobili. Anche se ci sono grandi differenze di opinione, tra il Sud e il Nord, sulla questione della schiavitù, né Jeff Davis né uno degli uomini di punta della Confederazione avrebbe osato attaccare il Nord se non avesse fatto affidamento sulle promesse dei Gesuiti che, sotto la maschera della democrazia, avrebbero messo a loro disposizione i soldi e le armi dei cattolici romani, finanche della Francia, se essi ci avessero attaccato.”

La storia stessa testimonia il fatto che Roma ha il sangue di innocenti moltitudini che gocciola dalle sue mani sinistre. Rivera ha ragione. I Gesuiti furono dietro la prima guerra mondiale, proprio come egli sostiene.

Qui di seguito ci sono alcune delle ultime fotografie del Dottor Rivera, mentre egli era direttore della scuola parrocchiale di San Lorenzo, a Tarrasa, in Spagna.


link articolo originale: http://www.chick.com/reading/books/199/0199_01a.asp


leggi la seconda parte: Gesuiti: L’Attendibilità di Alberto Rivera – Parte 2



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I Privilegi della Compagnia di Gesù

Pubblicato: agosto 27, 2012 in Uncategorized
di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 28-30
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it


Dopo il 1558, Lainez, il sottile stratega del Concilio di Trento, fu fatto generale della Congregazione, con il potere di organizzare l’Ordine per come egli fosse ispirato. Le “Dichiarazioni” che lui stesso compose con Salmeron, furono aggiunte alle “Costituzioni” per formare un commentario; esse accentuarono ancor più il dispotismo del generale eletto a vita. Un procuratore ammonitore e degli assistenti, residenti anch’essi a Roma, lo aiuteranno generalmente per amministrare l’Ordine diviso in cinque congregazioni: Italia, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra e America. Queste congregazioni furono esse stesse divise in Province che raggruppavano le varie strutture dell’Ordine. Solo l’ammonitore (o sorvegliante) e gli assistenti sono nominati dalla Congregazione. Il generale nomina tutti gli altri funzionari, promulga le ordinanze che non devono modificare le Costituzioni, amministra la ricchezza dell’Ordine secondo i suoi propri desideri e dirige le attività per le quali egli è responsabile solo verso il Papa.
A questa milizia, così strettamente nelle mani del suo capo e che aveva bisogno della massima autonomia per rendere efficaci le proprie azioni, il Papa concesse privilegi che possono apparire esorbitanti ad altri Ordini religiosi.
Con le loro Costituzioni i Gesuiti erano esentati dalla regola di clausura, che era applicata alla vita monastica in generale. Infatti, essi sono monaci che vivono “nel mondo” e, verso l’esterno, nulla li distingue dal clero secolare. Ma, contrariamente a questo e ad altre Congregazioni religiose, essi non sono soggetti all’autorità del vescovo. Già nel 1545, una bolla di Paolo III permise loro di predicare, confessare, dispensare i sacramenti e dire la messa; in breve, esercitare il loro ministero senza dover fare riferimento al vescovo. La celebrazione del matrimonio è l’unica cosa che non sono autorizzati a fare.
 
Paolo III
Essi hanno il potere di concedere l’assoluzione, cambiare i voti agli altri, di modo che questi siano più facili da soddisfare, e, addirittura, annullarli.
Il Sig. Gaston Bally scrive:

“Il potere del Generale riguardante l’assoluzione e le deroghe è ancora più ampio. Egli può abolire ogni punizione inflitta ai membri della Società, prima o dopo che essi siano entrati nell’Ordine; assolvere tutti i loro peccati, anche il peccato di eresia e scisma, la falsificazione degli scritti apostolici, ecc…”

“Il Generale assolve, di persona o tramite un delegato,
lo stato infelice derivante dalla scomunica, sospensione e interdizione, a tutti coloro che sono sotto la sua obbedienza, a condizione che tali censure non siano state inflitte per eccessi così enormi che altri, accanto al tribunale papale, ne siano a conoscenza. Egli assolve anche dall’irregolarità di emissione, dalla bigamia, dalle ingiurie fatte ad altri, dall’omicidio, dall’assassinio…finché tali atti malvagi non siano diventati di dominio pubblico e causa di scandalo.”(19)
 
Infine, Gregorio XIII conferì alla Compagnia il diritto di trattare nel commercio e nel sistema bancario, un diritto a cui essa fece ampiamente ricorso in seguito. Queste deroghe e poteri senza precedenti furono pienamente garantiti loro. 
Gregorio XIII

“I papi chiedevano anche ai Principi e ai Re di difendere questi privilegi; essi minacciavano con la grande scomunica ‘latae sententiae’ tutti coloro che avrebbero cercato di violarli. Nel 1574, una bolla di Pio V diede al Generale il diritto di ripristinare questi privilegi ai loro scopi originali, contro ogni tentativo di alterarli o ridurli, anche se tali decurtazioni erano autorevolmente documentate dalla revoca papale…[nota di nwo-trutresearch: Pio V morì nel 1572, pertanto non poté emettere una bolla nel 1574; possiamo solo immaginare che nel 1574 fu attuata una bolla emessa precedentemente alla morte di Pio V; oppure è sbagliata la data della bolla; altra ipotesi è che la bolla fu emessa invece da Gregorio XIII, che confermerebbe il preambolo di Edmond Paris.]
Con la concessione ai Gesuiti di tali privilegi esorbitanti, che vanno contro la costituzione antiquata della Chiesa, il Papato non solo voleva fornire loro delle armi potenti per combattere gli ‘infedeli’, ma, soprattutto, usarli come una guardia del corpo per difendere il suo potere illimitato nella Chiesa e contro la Chiesa.”
“Per preservare la supremazia spirituale e temporale che essi usurparono durante il Medioevo, i papi vendettero la Chiesa all’Ordine di Gesù, arrendendosi, di conseguenza, nelle loro mani…Se il papato fu sostenuto dai Gesuiti, l’intera esistenza dei Gesuiti dipendeva dalla supremazia spirituale e temporale del papato. In tal modo, gli interessi di entrambe le parti furono intimamente legati assieme.”(20)
Ma questa corte selezionata necessitava di ausiliari segreti per dominare la società civile: questo ruolo cadde su quelli che erano collegati alla Compagnia denominata Gesuiti. “Molte persone importanti furono collegate così alla Società: gli Imperatori Ferdinando II e Ferdinando III, Sigismondo III, re di Polonia, che ebbero ufficialmente legami con la Compagnia; il Cardinale Infante, un duca di Savoia. E questi non furono i meno vantaggiosi”.(21)
Oggi è lo stesso; i 33.000 membri ufficiali della società operano in tutto il mondo in qualità di soldati, ufficiali di un vero esercito segreto che contiene nei suoi ranghi capi di partiti politici, alti funzionari, generali, magistrati, medici, docenti di Facoltà, ecc., e tutti cercano di portare, nel proprio ambito, “l’Opus Dei”, il lavoro di Dio, in realtà i piani del papato.


dallo stesso libro:
Ignazio di Loyola
Gli Esercizi Spirituali di Loyola
La Fondazione della Compagnia di Gesù e lo Spirito dell’Ordine
Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina 


di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 23-27
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it


La Fondazione della Compagnia di Gesù

“La Compagnia di Gesù” fu costituita nel Giorno dell’Assunzione del 1534, nella cappella di Notre-Dame de Montmartre. Ignazio aveva allora 44 anni. Dopo la comunione, l’animatore e i suoi compagni promisero di andare in Terra Santa non appena i loro studi fossero finiti, al fine di convertire gli infedeli. Ma l’anno successivo li troviamo a Roma, dove il Papa, che a quel tempo stava organizzando una crociata contro i Turchi insieme all’Imperatore Tedesco e alla Repubblica di Venezia, mostrò loro quanto fosse impossibile il loro progetto a causa di essa. Così Ignazio e i suoi compagni si dedicarono al lavoro missionario in terre cristiane; a Venezia il suo apostolato risvegliò di nuovo i sospetti dell’Inquisizione. La Costituzione della Compagnia di Gesù fu finalmente redatta e approvata a Roma da Paolo III nel 1540, e i gesuiti si metterono a disposizione del Papa, promettendogli obbedienza incondizionata.

Loyola con Paolo III
L’insegnamento, la confessione, la predicazione e l’opera di carità furono il campo d’azione di questo nuovo Ordine, ma non furono escluse le missioni all’estero, in quanto, nel 1541, Francesco Saverio e due compagni lasciarono Lisbona per andare ad evangelizzare l’Estremo Oriente. Nel 1546 fu lanciato il lato politico della loro carriera, quando il papa scelse  Lainez e Salmerón per rappresentarlo al Concilio di Trento in qualità di “teologi pontifici”. Il Sig. Boehmer  scrive:”Allora l’Ordine fu impegnato dal Papa solo su base temporanea. Ma esso eseguì le sue funzioni con tanta prontezza e zelo che, già sotto Paolo III, esso si era impiantato con fermezza in tutti i tipi di attività prescelte e vinse la fiducia della Curia per tutto il tempo”.(12d)
Questa fiducia fu pienamente giustificata; i gesuiti, e Lainez in particolare, insieme con il loro devoto cardinale Morone, durante le tre sessioni del Concilio, che terminarono nel 1562, divennero i combattenti astuti e instancabili dell’autorità pontificia e dell’intangibilità del dogma. 
Il Concilio di Trento
Con le loro manovre e dialettica intelligenti essi riuscirono a sconfiggere l’opposizione e tutte le pretese degli “eretici”, compreso il matrimonio dei preti, la comunione con i due elementi, l’uso della lingua volgare nei servizi e, in particolare, la riforma del papato. Fu accolta all’ordine del giorno solo la riforma dei conventi. Lainez stesso, con un energico contrattacco, appoggiò l’infallibilità pontificia che fu promulgata tre secoli dopo dal Concilio Vaticano.(13) Grazie alle salde azioni dei Gesuiti la Santa Sede uscì rafforzata dalla crisi nella quale era quasi affondata. I termini scelti da Papa Paolo III per descrivere, nella sua Bolla di Autorizzazione, questo nuovo Ordine, furono ampiamente giustificati: “Regimen Ecclesiae militantis”.
Sviluppando sempre più lo spirito di combattimento, col passare del tempo, accanto alle missioni all’estero, le attività dei figli di Loyola iniziarono a concentrarsi sulle anime degli uomini, soprattutto tra le classi dirigenti. La politica era il loro principale campo d’azione, in quanto tutti gli sforzi di questi “amministratori”  si concentravano in un unico obiettivo: la sottomissione del mondo al papato, e per raggiungere questo dovevano essere conquistate per prima le “teste”. E per realizzare questo ideale? Due armi molto importanti: essere i confessori dei potenti e di quelli altolocati ed educare i loro figli. In questo modo, il presente sarà sicuro mentre sarà preparato il futuro. La Santa Sede si rese presto conto della forza che avrebbe portato questo nuovo ordine. In un primo momento il numero dei suoi membri fu limitato a 60, ma questa restrizione fu prontamente revocata. Quando Ignazio morì, nel 1556, i suoi figli lavoravano tra i pagani in India, Cina, Giappone, e nel Nuovo Mondo, ma anche e soprattutto in Europa: Francia, Germania meridionale e occidentale – dove combatterono contro l’ “eresia” – Spagna, Portogallo, Italia e anche in Inghilterra, raggiunta mediante l’Irlanda. La loro storia, piena di vicissitudini, diventerà una quella di una rete “Romana” che essi cercheranno costantemente di diffondere nel mondo, i cui collegamenti saranno eternamente strappati e riparati.


(l2d)  H. Boehmer, op.cit., pp.47-48.
(13) Vatican Council (1870).

Lo Spirito dell’Ordine

“Non dimentichiamo, scrive il gesuita Rouquette, che, storicamente, l’ ‘ultramontanismo’ è stato l’affermazione pratica dell’ ‘universalismo’…Questo inevitabile universalismo sarebbe stato una parola vuota se non avesse dato luogo ad una pratica coesione o all’obbedienza verso il cristianesimo: è per questo che Ignazio voleva mettere questa squadra a disposizione del Papa…ed essere il combattente per l’unità cattolica, unità che può essere garantita solo attraverso un’effettiva sottomissione al vicario di Cristo”.(13bis)
I gesuiti volevano imporre tale assolutismo monarchico sulla Chiesa Romana ed essi lo mantennero nella società civile, al pari di come lo avevano fatto sui sovrani, come rappresentanti temporali del santo Padre, vero capo del cristianesimo. A condizione che tali monarchi fossero del tutto docili al loro comune signore, i gesuiti erano i loro sostenitori più fedeli. D’altra parte, se questi Principi si ribellavano, trovavano nei gesuiti i loro peggiori nemici.
Dovunque
in Europa, gli interessi di Roma richiedevano ai popoli di insorgere contro i propri re, o, se questi Principi avessero adottato decisioni imbarazzanti per la Chiesa, la Curia sapeva che essi non avrebbero trovato, quando si trattava di intrighi, propaganda o, addirittura, di aperta ribellione, persone più capaci, astute o audaci al di fuori della Compagnia di Gesù”.(14)

Abbiamo visto come, attraverso lo spirito degli “Esercizi”, il fondatore di questa Compagnia andasse dietro al suo tempo nel suo misticismo semplicista, nella disciplina ecclesiastica e, generalmente parlando, nella sua concezione di subordinazione. Le “Costituzioni” e gli “Esercizi”, fondamentali a questo sistema, ci tolgono ogni dubbio su questo argomento. Non importa quello che i suoi discepoli possono dire – specialmente oggi, dacché le idee moderne su questo argomento sono completamente diverse – ma l’obbedienza ha un posto molto speciale, infatti essa è incontestabilmente al primo posto nel riepilogo delle regole dell’Ordine. Il Sig. Folliet può fingere di vedere in essa nient’altro che la “religiosa obbedienza”, necessaria a qualsiasi congregazione; P. Rouquette scrive arditamente:”Lungi dall’essere una diminuzione dell’uomo, questa intelligente obbedienza è l’altezza della libertà…una liberazione dalla schiavitù di se stessi…”; uno deve solo leggere quei testi per percepire il limite, se non il carattere mostruoso, di questo mezzo dell’anima e dello spirito imposto ai gesuiti, che li rende sempre docili strumenti nelle mani dei loro superiori e, ancor più, fin dall’inizio, i nemici naturali di ogni tipo di libertà.
Il famoso “perinde ac cadaver” (come un cadavere nelle mani dei becchini), possiamo trovarlo, secondo il Sig. Folliet, in tutta la “letteratura spirituale”, finanche in Oriente, nella costituzione degli Haschichins; i gesuiti devono essere nelle mani dei loro superiori “come un organico che obbedisce ad ogni stimolo; come una palla di cera, che può essere modellata ed estesa in ogni direzione; come un piccolo crocifisso che può essere sollevato e spostato a volontà”; queste gradevoli formule sono tuttavia molto illuminanti. I commenti e le spiegazioni del creatore di questo Ordine ci lasciano senza alcun dubbio circa il loro vero significato. Inoltre, tra i gesuiti, non solo la volontà, ma persino la motivazione e anche gli scrupoli morali, devono essere sacrificati verso la primordiale virtù dell’obbedienza, che è, secondo Borgia, “il più forte baluardo della Compagnia”. “Dobbiamo essere convinti che tutto va bene ed è giusto quando il superiore lo comanda”, scrisse Loyola. E, ancora:”Anche se Dio ti ha concesso un animale senza sentimento per il padrone, non esitare a farti obbedire, come maestro e guida, perché Dio ha ordinato che deve essere così.” E qualcosa di ancora migliore: il gesuita deve vedere nel suo superiore non un uomo fallibile, ma Cristo stesso. J. Huber, professore di teologia cattolica a Monaco di Baviera e autore delle opere più importanti sui gesuiti, scrive:”Qui vi è un dato di fatto: le ‘Costituzioni’ ripetono cinquecento volte che uno deve vedere Cristo nella persona del Generale”.(15)
La disciplina dell’Ordine, così spesso assimilata a quella dell’esercito, dunque è nulla rispetto alla realtà. “L’obbedienza militare non equivale all’obbedienza dei gesuiti; la seconda è più estesa in quanto si impossessa di tutto l’uomo e non si accontenta, come l’altra, di un atto esteriore, ma richiede il sacrificio della volontà e il mettere da parte il proprio giudizio”.(16)
Ignazio stesso, nella sua lettera ai gesuiti Portoghesi, scrisse:”Dobbiamo vedere il nero come  bianco, se la Chiesa dice così”.
Questa è “l’altezza della libertà” e la “liberazione dalla propria schiavitù”, lodata in precedenza da R.P. Rouquette. Infatti, il gesuita è veramente liberato da se stesso, perché egli è totalmente sottoposto ai suoi padroni; qualsiasi dubbio o scrupolo sarebbe imputato a lui come peccato.
Il Sig. Boehmer scrive:”Nelle integrazioni alle ‘Costituzioni’ i superiori sono invitati a ordinare ai novizi cose apparentemente criminali, per metterli alla prova, come Dio ha fatto con Abramo; ma essi devono sopportare queste tentazioni verso ciascuna forza. Non è difficile immaginare quali potessero essere stati i risultati di questa educazione”.(17)
Gli alti e bassi della vita dell’Ordine – non c’è paese da cui esso non fu espulso – testimoniano che questi pericoli furono riconosciuti da tutti i governi, anche dai più cattolici.
Attraverso l’introduzione di uomini, così ciecamente devoti alla loro causa, verso l’insegnamento nelle classi superiori, la Compagnia – campione dell’universalismo, quindi dell’ultramontanismo – fu inevitabilmente riconosciuta come una minaccia per l’autorità civile, perché l’attività dell’Ordine, per solo solo fatto della sua vocazione, si dirigeva sempre più verso la politica.

In modo parallelo, tra i suoi membri si stava sviluppando quello che noi chiamiamo lo spirito gesuita. Per altro, il fondatore, ispirato principalmente dalle esigenze dalle “missioni” straniere e in casa, non fu negletto in destrezza.
Egli, nel suo “Sententiae asceticae”, scrisse:”Un’abile premura affiancata ad una purezza mediocre è migliore di una santità più grande accoppiata ad una destrezza meno perfetta. Un buon pastore deve saper ignorare molte cose e far finta di non capirle. Una volta che è padrone delle volontà, egli sarà in grado di guidare con saggezza i suoi studenti ovunque egli scelga. Le persone sono completamente assorbite da interessi effimeri, quindi noi non dobbiamo parlare acutamente anche ad esse circa le loro anime; sarebbe come gettare l’amo senza l’esca.”
Fu enfaticamente affermata persino la fisiognomica desiderata dei figli di Loyola:”Essi devono tenere la testa un po verso il basso, senza piegarla, ne a sinistra ne a destra; non devono guardare in alto, e, quando parlano con qualcuno, non devono guardarlo dritto negli occhi, in modo da vederlo solo indirettamente…”(18)

I successori di Loyola mantennero bene questa lezione nella loro memoria, e l’applicarono ampiamente nel perseguimento dei loro piani.

(l3a) R.P. Jesuit Rouquette, op.cit. p.44.
(14)  Rene Fulop-Muler: “Les Jesuites et le secret de leur puissance” (Librairie Plon, Paris 1933. p.61)
(15) J. Huber. “Les Jesuites” (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875, pp. 71 & 73).
(16) J. Huber: “Les Jesuites” (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875, pp. 71 & 73).
(17) Gabriel Monod, in Introduction aux “Jesuites”, de H. Boehmer, p. XVI (Armand Colin, Paris) (18)  Pierre Dominique: “La politique des Jesuites” (Grasset, Paris 1955, p.37).


dallo stesso libro:
Ignazio di Loyola
Gli Esercizi Spirituali di Loyola

Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina

alcuni dei frutti recenti dell’educazione dei Gesuiti:

Il Vero Potere: ancora prove della matrice cattolica dell’Unione Europea
Herman van Rompuy: un pupazzo educato dai Gesuiti
I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigente, compreso Mario Draghi [Presidente della BCE]
Mario Monti controllato dai Gesuiti

Padre Massimo Nevola commenta su Fidel Castro ex alunno dei Gesuiti

Le connessioni dell’Amministrazione Obama con i Gesuiti e il Vaticano

Gli Esercizi Spirituali di Loyola

Pubblicato: agosto 24, 2012 in Uncategorized
di Edmond Paris
estratto del libro The Secret History of the Jesuits, pag. 20-22
traduzione: http://nwo-truthresearch.blogspot.it


Quando finalmente arrivò il momento per Ignazio di lasciare Monresa, egli non poteva prevedere il suo destino, ma l’ansia riguardo alla sua salvezza non era più la sua preoccupazione principale; fu come un missionario, e non come un semplice pellegrino, che egli lasciò il suo paese per andare in Terra Santa nel marzo 1523. Arrivò a Gerusalemme il 1° settembre, dopo molte avventure, per poi ripartire subito dopo, su ordine dei provinciali francescani che non desideravano vedere messa in pericolo, da un prematuro proselitismo, la pace precaria tra cristiani e turchi. Il missionario deluso passò attraverso Venezia, Genova e Barcellona, sulla strada per l’Università di Alcala, dove iniziò gli studi teologici; è lì che cominciò la sua “cura delle anime” tra ascoltatori volontari. “In queste conventicole, le più comuni manifestazioni di pietà tra il gentil sesso furono gli attacchi di svenimento; con questo ci rendiamo conto di quanto duramente egli applicasse i suoi metodi religiosi, e del perché la sua fervente propaganda presto suscitò la curiosità e il sospetto degli inquisitori…” Nel mese di aprile del 1527 l’Inquisizione mise Ignazio in prigione al fine di processarlo per motivi di eresia. L’indagine esaminò questi particolari incidenti tra i suoi devoti, le strane affermazioni degli imputati riguardanti il meraviglioso potere conferitogli dalla sua castità e le sue bizzarre teorie sulla differenza tra peccati mortali e veniali; queste teorie avevano impressionanti affinità con quelle dei casisti gesuiti dell’epoca successiva. (10). Rilasciato, ma con il divieto di tenere riunioni, Ignazio partì per Salamanca e presto iniziò le stesse attività. Sospetti simili tra gli inquisitori lo portarono di nuovo al carcere. Il rilascio fu solo a condizione che lui rinunciasse a tale condotta. Così fu, ed egli si recò a Parigi per continuare i suoi studi presso il college di Montaigu. I suoi sforzi per indottrinare i suoi compagni studenti secondo i suoi metodi lo condussero di nuovo nei guai con l’Inquisizione. Diventando più prudente, egli si incontrò solo con sei dei suoi amici del college, due dei quali diventeranno reclute altamente stimate: Salmerón e Lainez. Cosa aveva egli in se stesso da attrarre così potentemente i giovani verso un vecchio studente? Fu il suo ideale ed un piccolo amuleto che egli portava con se: un piccolo libro, in realtà un libro molto minuto, che è, nonostante la sua piccolezza, tra quelli che hanno influenzato il destino dell’umanità. Questo volume è stato stampato così tante volte che il numero di copie è sconosciuto; esso fu anche oggetto di 400 commentari. Esso è il libro di testo dei Gesuiti e al tempo stesso il riassunto del lungo sviluppo interiore del suo padrone: gli “Esercizi Spirituali” (11). 
Un esemplare degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, edizione di Anversa del 1671, conservato presso l’Università di Valencia
Il signor Boehmer dice in seguito:”Ignazio capì più chiaramente di qualsiasi altro leader di uomini che lo precedettero che il modo migliore di sollevare un uomo verso un certo ideale è quello di diventare padrone della sua immaginazione. Noi ‘infondiamo in lui delle forze spirituali che saranno molto difficili da rimuovere in seguito’, forze più durature di tutti i migliori principi e dottrine; queste forze possono venire di nuovo in superficie, a volte anche dopo anni che non erano mai state menzionate, e diventano così imperative che la volontà si trova nell’impossibilità di opporre qualsiasi ostacolo, dovendo perciò seguire il loro irresistibile impulso”.(12)
Così, tutte le “verità” del dogma Cattolico dovranno essere non solo meditate, ma vissute e sentite da colui che si dedica a questi “Esercizi” con l’aiuto di un “direttore”. In altre parole, egli dovrà osservare e rivivere il mistero con la massima intensità possibile. La sensibilità del candidato diventa impregnata di queste forze, la cui persistenza nella sua memoria, e ancor più nel suo subconscio, sarà tanto forte quanto è stato lo sforzo che egli ha fatto per evocarle e assimilarle. Oltre alla vista, fanno la loro parte gli altri sensi come l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto. In breve, è mera autosuggestione controllata. La ribellione degli angeli, Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso, il tribunale di Dio, le scene e le fasi evangeliche della Passione sono, potremmo affermare, rivissute davanti al candidato. Scene dolci e beate si alternano a quelle più cupi ad un ritmo sapientemente organizzato. Non c’è bisogno di dire che l’Inferno ha un ruolo di primo piano un quella “lanterna magica”, con il suo lago di fuoco in cui vengono gettati i dannati, l’orribile concerto di urla, il potente odore di zolfo e di carne bruciata. Eppure Cristo è sempre lì a sostenere il visionario, il quale non sa come ringraziarlo per non averlo già gettato nell’Inferno per pagare per i suoi peccati passati. 

Ecco cosa ha scritto Edgar Quinet:”Non solo sono predisposte le visioni, ma sono annotati anche i sospiri, le inspirazioni e il respiro; le pause e gli intervalli di silenzio sono scritti come su uno spartito musicale. Nel caso in cui non mi crediate citerò questo:’Il terzo modo di pregare, attraverso la misura delle parole e dei periodi di silenzio’. Questo particolare modo di pregare consiste nell’emettere alcune parole tra un respiro ed un altro; e, un po più avanti:’Assicuratevi di mantenere intervalli uguali tra ogni respiro o gemito soffocante e la parola’. (Et paria anhelituum ac vocum interstitia observet), il che significa che l’uomo, essendo o no ispirato, diventa una macchina che deve sospirare, singhiozzare, gemere, gridare o prendere il respiro nel momento esatto e secondo l’ordine che l’esperienza dimostra essere il più redditizio”.(12a)
E’ comprensibile che, dopo quattro settimane dedicate a questi esercizi intensivi, con un direttore come suo unico compagno, il candidato dovrebbe essere maturo per la successiva formazione e disgregazione.
Questo è ciò che ha da dire Quinet quando si riferisce al creatore di tale metodo allucinatorio:
“Sapete ciò che lo distingue da tutti gli asceti del passato? Il fatto che egli potesse osservare e analizzare se stesso logicamente e freddamente in quello stato di estasi, mentre per tutti gli altri persino l’idea della riflessione era impossibile. Con l’imposizione delle sue attività sui discepoli che, a suo dire, erano spontanei, aveva bisogno di soli trenta giorni per rompere, con questo metodo, la volontà e il ragionamento, nella maniera in cui un cavaliere doma il suo cavallo. Egli ha solo bisogno di trenta giorni “triginta dies”, per soggiogare un’anima. Si noti che il Gesuitismo si è espanso insieme con la moderna Inquisizione: mentre l’Inquisizione slogava il corpo, gli Esercizi spirituali rompevano i pensieri sotto la macchina di Loyola”.(12b)
In ogni caso, non potremmo esaminare la sua vita “spirituale” troppo in profondità, anche senza l’onore di essere un gesuita; i metodi di Loyola sono da raccomandare ai fedeli e agli ecclesiastici in particolare, come ci viene ricordato da commentatori come R.P. Pinard de la Boullaye, autore di  “Mental prayer for all” (Preghiera mentale per tutti); ispirato da Sant’Ignazio, questo aiuto molto prezioso per l’anima sarebbe stato, secondo noi, più esplicito, se nel titolo avessimo letto “alienazione” invece di “preghiera”.

(10) H. Boehmer, op.cit. pp.20-21, 25.
(11)  and (12) H. Boehmer, op.cit., pp.25, 34-35.
(12a) Michelet et Guinet: “Des Jesuites”, (Hachette, Paulin, Paris 1845, pp.185-187). (12b) Michelet   et   Guinet:   “Des   Jesuites”,   (Hachette,   Paulin,   Paris,   1845,   pp.185-187).

note finali di nwo-truthresearch :

Qui sotto sono riportate delle frasi tratte dal Sito dei Gesuiti Italiani sugli Esercizi Spirituali:

“Secondo il pensiero di Ignazio, il libretto degli Esercizi non è un testo da leggere, ma un’esperienza da vivere con l’aiuto di qualcuno che faccia da guida nel cammino.”


“Una forte esperienza di Dio, suscitata dall’ascolto della sua Parola, compresa e accolta nel proprio vissuto personale, sotto l’azione dello Spirito Santo, la quale, in un clima di silenzio, di preghiera e con la mediazione di una guida spirituale, dona capacità di discernimento in ordine alla purificazione del cuore, alla conversione della vita, alla sequela di Cristo, per il compimento della propria missione nella Chiesa e nel mondo”.
Dalla Federazione Italiana Esercizi Spirituali
sulla definizione di Esercizi Spirituali
(ripresa da Benedetto XVI in un suo intervento alla F.I.E.S., febbraio 2008)
 ***
 “[…] gli Esercizi Spirituali rappresentano una via e un metodo particolarmente prezioso per cercare e trovare Dio, in noi, attorno a noi e in ogni cosa, per conoscere la sua volonta’ e metterla in pratica.”
Dal Discorso di Benedetto XVI ai Padri della Congregazione Generale 35ma della Compagnia di Gesù
21 febbraio 2008

Adesso, a mo di esempio e per farvi toccare con mano questa opera di Loyola generatrice di follia (gli Esercizi Spirituali), tuttora cardine dalla psicosetta vaticana, riportiamo la Meditazione Sull’Inferno:


[65] QUINTO ESERCIZIO: MEDITAZIONE SULL’INFERNO. DOPO UNA PREGHIERA
PREPARATORIA E DUE PRELUDI, COMPRENDE CINQUE PUNTI E UN
COLLOQUIO.

La preghiera preparatoria è la solita.
Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l’immaginazione l’inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità.
Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un’intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe dovessi dimenticarmi dell’amore dell’eterno Signore, almeno il timore delle pene mi aiuti a non cadere in peccato.
[66] Primo punto: vedo con l’immaginazione le grandi fiamme dell’inferno e le anime come in corpi incandescenti.
[67] Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi.
[68] Terzo punto: odoro con l’olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume.
[69] Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza.
[70] Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le anime.
[71] Colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla memoria le anime che sono all’inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono  secondo i suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie:
La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita. La terza, dopo la sua vita in questo mondo.
Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro.
[72] Nota. Il primo esercizio si fa a mezzanotte; il secondo al mattino appena alzati, il terzo prima o dopo la messa, ma comunque prima del pranzo; il quarto all’ora dei vespri; il quinto un’ora prima della cena. Questa distribuzione del tempo va osservata generalmente in tutte le quattro settimane; però può essere modificata, secondo che l’età, la disposizione e il temperamento dell’esercitante gli consentano di fare i cinque esercizi o di farne meno.


dallo stesso libro leggi anche:

Ignazio di Loyola

Le missioni dei Gesuiti in India, Giappone e Cina